Valerie  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 30/11/2018

Torino

Lasciare il lavoro?

Buongiorno!
Scrivo su questo forum perché ho un enorme bisogno di un consiglio da qualcuno che sia il più possibile obiettivo e al di fuori di questa situazione... Dopo settimane di ore passate al telefono con parenti e fidanzato circa la mia indecisione sul portare avanti un progetto di lavoro ho capito che ho bisogno di un consiglio da parte di un esperto.
Ho 29 anni e una laurea in Discipline artistiche e ho studiato intensamente e con passione musica fino ad arrivare a fare parte di una delle orchestre più importanti dell'italia settentrionale come tirocinante, ma a seguito di un infortunio a un braccio ho smesso di suonare, con profonda tristezza, nel 2016. Nel frattempo ho terminato gli studi lavorando in un negozio di abbigliamento per 1 anno e mezzo.
Finalmente a agosto mi si presenta l'occasione di riprendere con quello che amo: la musica. Una scuola musicale privata con diverse sedi ma in montagna, mi contatta per lavorare come insegnante a tempo pieno, con un contratto a tempo determinato pagato abbastanza bene. Indecisa soprattutto perché avrei dovuto lasciare il lavoro (di cui ero SATURA e che avrei lasciato ugualmente) e perché avrei dovuto cominciare una relazione a distanza (quasi) perché sono a 4/5 ore di distanza da casa. Ho accettato e sono passati 2 mesi. L'impatto è stato magnifico (per i luoghi) e positivo per il lavoro. Dopo due settimane iniziano i problemi. Una delle scuole dove lavoro 2 giorni a settimana ha ricevuto uno sfratto dal comune interessato, ma la direzione continua a lavorare in quella sede. In questo frangente sono anche usciti alcuni articoli di giornale.
Inoltre la direzione di questa scuola è inesistente e per questo mi sento sobbarcata di lavoro, tra i miei corsi e le legittime lamentele e paure dei genitori che portano i propri figli in una sede che ha un contratto poco chiaro.
Inoltre i soldi promessi sono meno e la direzione cerca di farmi credere che avessi capito male (cosa poi risolta con promessa di risarcimento) e la mia storia a distanza funziona solo perché ogni weekend percorro 800 km (andata e ritorno) in treno per vedere il mio fidanzato una sera/notte a settimana e lui viene su due volte al mese. L'alloggio che mi è stato procurato si trova in un paese di 400 abitanti ed è carente di lavatrice e il bagno è esterno perché fa parte di un complesso di uffici comunali... (Ma questo lo sapevo prima di arrivare)... Ecco.. Ho la possibilità di fare quello che voglio, con contratto regolare e senza dover fare un altro lavoro per mantenermi perché a tempo pieno, ma voglio tornare a casa! Non capisco se è per paura delle responsabilità che ho qui, se è per la solitudine o se perché davvero non ci sono le condizioni. Ho paura di lasciare perché nella vita sono la classica persona che "molla".. arrivo fino in fondo, do tutto, ma la fine satura e stanca mollo. Allora non capisco se è l'ennesimo mio capriccio o se effettivamente non è la mia strada. A volte mi sveglio la mattina e fuori vedo un panorama mozzafiato tra sole e neve, altre volte mi sveglio sola e nel silenzio prendo il telefono e chimo a casa per evitare una crescente sensazione di depressione e solitudine. E tornare a cosa mi porterebbe? Disoccupazione o magari un'altra volta a fare la commessa... No pretendo che mi si dica cosa fare, ma ho sinceramente bisogno di un parere che non venga dal mio fidanzato o dai miei familiari. Grazie

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Rottoli Inserita il 02/12/2018 - 13:48

Milano
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Cara Valeria, oltre alle domande che correttamente si sta già ponendo potrebbe esserle utile capire cosa significhi per lei 'mollare tutto'. In quali altre occasioni le è successo e cosa ha sperimentato di conseguenza? Inoltre, come mai ritiene che la sua storia funzioni solo perché percorre 800 km ogni volta? Sicuramente mostra di avere buone risorse per affrontare tali quesiti (come ha dimostrato ad esempio nel contratto poco chiaro con la scuola), tuttavia sembra assumersi anche responsabilità non necessariamente di sua pertinenza. Infine, questa situazione viene descritta come non temporanea ma una causa a lungo termine di tutte le sue relazioni. È possibile per lei vederla invece come una fase di passaggio?
Ci sono state altre occasioni in cui si è sentita sola dopo aver preso una scelta importante per se stessa?

Se interessata ad approfondire l'argomento mi rendo disponibile.

Cordialmente
Dott.ssa Chiara Rottoli