grumpy69 domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 12/03/2017

Roma

Suocera invadente

Sono un uomo di 47 anni, padre di una bimba di quasi cinque anni e di una di un anno e mezzo. I rapporti con mia suocera, mai stati realmente affettuosi, sempre piuttosto formali - per via di una profonda incompatibilità caratteriale – ma quantomeno civili, si sono fatti e si fanno tuttora sempre più tesi a causa della sua insopportabile invadenza. E' una donna molto abile, sveglia e smaliziata nella risoluzione di questioni pratiche, ma altrettanto arida e fredda, super efficiente e iperattiva, ma totalmente incapace del più banale gesto di tenerezza (anche nei confronti delle figlie, per tacere del marito) e soprattutto presuntuosa al punto da ritenere di potere e anzi dovere prendere decisioni per tutti. A casa sua glielo lasciano fare, a cominciare dal marito, un uomo buono e disponibile purtroppo totalmente succube della moglie e incapace di ribellarsi ai suoi atteggiamenti, anche quando li percepisce come chiaramente sbagliati. Mia moglie, con cui ho un rapporto molto sereno e appagante, è purtroppo anche lei succube della madre: non sono un esperto, ma lo ricollego istintivamente al fatto che una ventina di anni fa (quindi con le figlie ancora piccole) mia suocera si ammalò gravemente di un tumore da cui fortunatamente guarì, ma non prima di un lungo e travagliato percorso che inevitabilmente ha segnato tutta la famiglia. Lei ne è uscita se è possibile ancora più dura e anaffettiva, le figlie e il marito ne hanno ricavato una sorta di soggezione che li porta adesso, per larga parte inconsciamente, a giustificarne ogni eccesso caratteriale. Mi ritengo una persona molto conciliante, ho molti difetti, beninteso, ma non sono un prevaricatore e mi adatto con molta facilità alle situazioni, sia sul lavoro che in ambito familiare; il problema è che, per carattere, non sopporto l'invadenza, e da qui nascono i problemi, soprattutto relativamente alla gestione delle bambine. Mia suocera pretenderebbe di stare su un piano quantomeno paritario relativamente alla educazione o anche solo alla gestione quotidiana delle bimbe, ciò che per me è inconcepibile, vuoi per questioni di gerarchie naturali, vuoi perché non sono il tipo di genitore propenso a delegare ad altri un compito che credo mi spetti per natura e che, soprattutto, amo svolgere in indipendenza (beninteso, insieme a mia moglie), senza contare il potenziale diseducativo di una gestione per così dire "collegiale" dell'educazione di un bambino, che dal sentirsi dare indicazioni da più parti ricaverebbe, nella migliore delle ipotesi, solo una grande confusione. Ho sperato dapprima che mia suocera cogliesse i segnali del mio disagio, inviati tra le righe e col garbo di mezze frasi sempre molto attente a non risultare urtanti, anche facendomi forza del fatto che mia moglie, ancorché timidamente (per le ragioni di cui sopra), le ha parlato provando a farle cambiare atteggiamento e facendo da tramite, ma lei è sempre stata molto furba al punto da non darsene per intesa: come fa col marito e le figlie, lei LASCIA PARLARE E SFOGARE IL SUO INTERLOCUTORE FACENDO FINTA DI NULLA, il che rende anche difficile una qualunque forma di confronto franco e sincero, che in molti casi costituirebbe la soluzione del problema. Molti spigoli sono stati limati nel tempo, perché ho chiarito che alcuni atteggiamenti erano assolutamente inaccettabili (andare a parlare con medici, maestri dell'asilo, etc. di sua iniziativa, al posto nostro e soprattutto nonostante nostra esplicita proibizione), ma ultimamente, complice con ogni probabilità la nascita della nostra seconda figlia, è di nuovo fuori controllo. Non voglio appesantire il discorso coi mille episodi che potrei raccontare, ma forse un accenno ai problemi principali giova a comprendere il quadro complessivo. Ho provato in ogni modo a far capire che non pretendo di cambiare il suo CARATTERE, ma solo il suo COMPORTAMENTO relativamente alla gestione delle bambine, forte della convinzione che a gestire i bambini debbano essere solo e unicamente i genitori. Mi rendo conto che non è fattibile pretendere il rispetto ossessivo di mille complicatissime regole, ma mi aspetto, anzi PRETENDO, che i DUE O TRE punti fermi della nostra (di noi genitori) strategia educativa siano scrupolosamente rispettati, senza furbate o maliziosi sotterfugi. Purtroppo non è servito, non serve a nulla, o quasi. Da quattro anni insisto coi nonni sulla necessità di legare la bambina al seggiolino quando la portano in macchina, ma so per certo che lei disattende spesso questa seppur elementare norma di sicurezza, col ridicolo pretesto che la bambina piange…. (come se il non far piangere i bambini potesse ragionevolmente essere l'unico criterio fondante di un percorso educativo …). Mille volte ho chiesto, (ultimamente, poiché sistematicamente inascoltato, con crescente nervosismo) che siano solo il padre e la madre a gestire esigenze, capricci, divieti, imposizioni e insomma tutto ciò che pertiene alla gestione (in senso lato) delle bambine e sono sempre stato molto insistente nel pretendere che quando il padre o la madre parlano alla loro figlia gli altri osservino il più scrupoloso e totale SILENZIO; ho provato a spiegare che le continue intromissioni, il "parlare sopra" ai genitori, oltre a creare oggettivi problemi nella interazione coi bambini (che ovviamente, intravedendo la possibilità di un "alleato" che offre soluzioni più comode di quelle imposte dai genitori, vi si buttano a capofitto), sono quanto di più diseducativo si possa immaginare, perché il bambino va abituato a ricevere istruzioni semplici e univoche da UNA SOLA VOCE, che non può che essere quella dei genitori. Mille volte ho chiesto a mia moglie (che in questo non mi aiuta per nulla) di limitare le licenze concesse ai nonni nella gestione dei bambini perché sarebbe opportuno che anche noi genitori conservassimo uno spazio di maggiore tolleranza nei confronti delle nostre figlie, una “zona franca” all’interno della quale concederci il piacere di “viziarle” (con misura), poiché non è giusto che siano sempre e solo i genitori a caricarsi il fardello dei “no” (non è giusto, dico, neppure per le bambine, che, ricevendo istruzioni contraddittorie su ogni singola questione, finirebbero per pensare che imposizioni e divieti siano solo frutto dei “capricci”, per loro incomprensibili, dei genitori e non invece richieste “in sé” ragionevoli e opportune). Ma se la “signoria” su quella zona franca viene ceduta per intero a nonni, zii, etc., a papà e mamma non resta che l’onere di incarnare sempre e comunque il volto severo del censore e del custode della disciplina. Ho provato a spiegare tutto questo, durante un confronto piuttosto duro che ho preteso di avere con mia suocera (presente il marito, chiuso in un imbarazzato silenzio). Ma non c'è nulla da fare. Per un po' si placa e – solo quando sono presente io – si comporta "da nonna", ma dura poco; senza contare che so per certo che quando io non sono presente approfitta senza esitare della remissività della figlia che le lascia campo libero senza opporre alcuna resistenza. La "soluzione" che sembra aver adottato, così perfettamente in linea col personaggio e la sua ostinata presunzione, non è quella, auspicabile, di modificare gli atteggiamenti di cui ha constatato la pericolosità per la serenità familiare, ma di reiterare le sue invadenze solo in mia assenza, ed è sorprendente come possa non capire che una simile strategia, lungi dal costituire una soluzione del problema, finirà alla lunga per aggravarlo. E mi inquieta come una donna possa non indietreggiare neppure di fronte alla incontestabile evidenza di quanto i suoi atteggiamenti siano una minaccia sempre più grave non tanto per il genero (che ha tutto il diritto di disprezzare) quanto per sua figlia, della cui serenità dovrebbe pur importarle qualcosa. Il risultato è perciò, allo stato attuale, una apparente maggiore serenità dei rapporti familiari, una affettata deferenza nei miei confronti (mi chiede il permesso per cose per le quali io non pretenderei mai che lo facesse, giusto per dare a vedere di saper bene stare al proprio posto), ma nei fatti permane il suo subdolo e continuo tentativo di intrufolarsi nelle nostre scelte, di condizionare quelle della figlia e non di rado l'irritante abitudine di sindacare le nostre decisioni e perfino la nostra (mia) sensibilità. Mia moglie, sfinita dalle discussioni, dopo litigi anche non banali sembra aver silenziosamente adottato la strategia di "lasciarmi perdere" quando manifesto irritazione per gli eccessi della madre adoperandosi peraltro (almeno questo mi conforta) per venirmi incontro, il che, se da un lato ci risparmia il calvario di nuove, estenuanti dispute e perlomeno risolve le questioni contingenti, non aiuta tuttavia per nulla a ritrovare un'attitudine al dialogo aperto, sereno e costruttivo senza la quale una coppia mette a rischio, nel lungo termine, la propria solidità e armonia.
Sono frustrato e preoccupato. Voglio ancora provare ad appoggiarmi a mia moglie, non ho null’altro a cui sostenermi, perché in questi casi l'unione e l'accordo della coppia su una linea ferma e comune è imprescindibile, ma lei, pur riconoscendo gli eccessi della madre, si limita ancora a suggerirmi di "lasciarla perdere" e di fare come se lei non ci fosse, ma il punto è che le continue interferenze spesso – come detto – creano problemi concreti e "lasciar perdere" non è semplicemente più possibile. Temo che non troverà mai il coraggio di prendere di petto la situazione e di parlare alla madre con sufficiente convinzione perché è bloccata da una perversa, malintesa idea di rispetto filiale che le fa vedere come irriguardosa quella che in realtà sarebbe solo una legittima richiesta di rispettare limiti naturali e indiscutibili. Non posso neppure più sfogarmi con lei per le continue interferenze per non stressarla più di quanto già lo sia; il risultato è un crescente nervosismo che nelle scorse settimane, con allarmante frequenza, mi ha portato anche a scontrarmi con una certa durezza con mia suocera (durezza unilaterale, perché, come detto, lei non dice una parola), estenuato da questa irritante abitudine di correggere, integrare, completare ogni singola frase che rivolgo a mia figlia, e purtroppo anche - sempre più spesso - a litigare con mia moglie, la quale è comprensibilmente stressata dalla non invidiabile condizione di trovarsi a mediare tra due caratteri così gravemente incompatibili. Sono irritato anche perché il dover ripetere mille volte le stesse ovvietà senza essere mai ascoltato mi fa apparire scorbutico e perfino maleducato, ciò che, credetemi, davvero non sono. E ho paura che la situazione venga sottovalutata, in primis da mia moglie, fino a degenerare al punto da pregiudicare la nostra serenità familiare e magari a minare la solidità del nostro matrimonio; credo che mia moglie se ne renda conto, ma – come detto – sceglie di "seppellire" la questione sotto una coltre di timorosa indifferenza, sperando quasi che il tutto finisca per risolversi da solo, perché la soluzione vera e definitiva richiederebbe un coraggio che lei sente di non avere. Mi distrugge pensare di avere così tanto, una moglie che amo e due figlie meravigliose, e di non riuscire a goderne a pieno per colpa del pervicace e irriducibile egocentrismo di una donna che non sa rassegnarsi a svolgere con discrezione il suo ruolo rispettando le MIE esigenze a casa MIA. Chiedo solo di poter tirare su le mie figlie in autonomia e senza interferenze, di poter vivere la mia vita secondo le mie regole e di rendere conto di ciò che faccio per le bimbe solo alla loro madre. E alla mia frustrazione si aggiunge il fatto che ho le mani legate dall'esigenza di rispettare i sentimenti di mia moglie nei confronti della madre, un rispetto che mi impedisce di tagliare i ponti definitivamente, ciò che risolverebbe ogni problema. Da un po' dormo male, sono irritabile e ho anche paura per il mio matrimonio, che è (era?) solido e felice, ma a questo punto, non so per quanto. Potrei aggiungere che colgo da tempo anche l'inquietante evidenza che, oltre a tutto il resto, mia suocera è pure indispettita dal fatto che la bimba grande è molto affezionata a me e mi cerca di continuo e con l'assurdo pretesto della necessità di "renderla autonoma", ha provato in più di un'occasione a "staccare" la bambina da me, come se essere affezionati ai genitori fosse una malattia da curare o un vizio da rifuggire. E questo nonostante la mia dolcissima bimba sia affezionata anche a lei (ciò che, non lo nego, mi urta parecchio, ma riconosco che questo è un mio limite). Lei negherebbe, ovviamente, e anche mia moglie mi accusa di essere paranoico, ma conoscendola so che lo fa solo per smussare le tensioni e sdrammatizzare.
Sono determinato a non cedere e non lo farò mai, ma ho paura che la situazione mi costringa a trascendere limiti oltre i quali la tensione potrebbe definitivamente degenerare.
Scusate la lungaggine, grazie per quanto saprete suggerirmi.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Carloni Inserita il 18/03/2017 - 23:34

Gentile papà,
ho letto con attenzione la sua mail. Comprenderà che la situazione da lei descritta, seppur comune, richiede ben più che una risposta virtuale, pertanto le suggerisco di valutare un eventuale percorso psicoterapeutico per ricevere l'ascolto, la comprensione e il sostegno di cui ha bisogno.
Aggiungo che coesione ed unità dovrebbero sempre essere presenti nella coppia genitoriale; quando non lo sono si può creare una situazione conflittuale che il più delle volte ha delle ricadute proprio sui bambini. Alla luce di quanto scrive, potrebbe essere utile un percorso di consulenza di coppia in cui veniate aiutati ad esplorare ed esprimere i vostri reciproci bisogni.
Rimango disponibile per ulteriori chiarimenti.
Cordialmente
Dott.ssa Valentina Carloni