Aurora  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il

Venezia

Cosa fare con una madre depressa?

Abbandonare una persona depressa è giusto?
Sicuramente la risposta per molti sarà no, ma quando la depressione della persona incide sulla tua vita quotidiana, sul tuo matrimonio e sul tuo stato fisico e non si riesce a far capire questo all'altra persona, è giusto tagliare i ponti e lasciarla sola?
Mia madre è separata e depressa da sempre, è una vita che ricordo di scenate, pianti disperati, ha avuto vari compagni con cui hai avuto sempre problemi, litigate, che quasi dovevo risolvere io sempre la situazione e trovare una via d'uscita. Ha fatto piazza pulita delle persone attorno a sé, ma la colpa è degli altri che sono cattivi e non sua. Ha sempre da lamentarsi, sempre da fare la vittima, rivanga il passato continuamente, se dai un dito vuole una mano, le da una mano vuole un braccio, Non è mai abbastanza.
E poi ti rinfaccia che non fai niente per lei, che non la ascolti, che non la segui. È entrata nella mia famiglia, di mio marito, e pian pianino se ne sta appropiando iniziando sempre discorsi contro di me davanti a loro.
Tutte le domeniche viene a casa mia tutte le feste viene a casa mia, dando sempre solamente precedenza lei rispetto a mio padre.
Mi rinfaccia che seguo di più mio padre che ci ha abbandonate, senza capire che lo seguo perché è mezzo infermo causa ictus, vuole essere sempre presente e quando metto dei paletti divento io la cattiva, la carnefice, vuole vuole vuole vuole.
Sono arrivata ad un punto di non farcela davvero più, sono figlia unica, Ho superato il limite fisico e anche mentale con attacchi di panico, ma non riesco a farglielo capire. Le dico che adesso si deve curare in un centro di igiene mentale e mi dice che sono io la pazza, quella cattiva, che lei ha la depressione Sì ma la colpa è mia perché non le sto vicino.
Che devo imparare a fare la figlia. L'unica via di uscita sembra eliminarla dalla mia vita, ma non è possibile senza sfarsi sopraffare da devastanti sensi di colpa.
Ma davvero non so cos'altro fare e come muovermi.
Solo il pensiero di vedere il suo nome sul telefono mi mette tachicardia, ansia e non capisco più niente.
Come se esce da questa situazione?? La si mette in un angolo da sola sperando che capisca, o devo continuare a farle da zerbino come se dovessi avere un atto di riconoscenza a vita perché lei mi ha cresciuto? Io riconosco che lei ha fatto tantissimo per me, ma riconosco anche quanta serenità mi ha rubato.
Io lavoro,ho un marito, due figli adolescenti, delle persone delle amicizie che mi vogliono bene, e sembra quasi che lei dia fastidio perché io ho tutte queste cose che mi tolgono tempo per lei.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 27/04/2023 - 18:10

Torino
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Buongiorno Aurora la sua lettera esprime tutte le difficoltà e la sofferenza che sta vivendo: è difficile ignorarla;
quando una persona soffre di depressione coinvolge nella sua sofferenza anche i familiari che gli vivono accanto generando incertezze, sensi di colpa, e sconforto.

E’ comprensibile che i comportamenti messi in atto da sua madre possano sfinire e avvilire tanto da farle provare sentimenti di irritabilità e a volte di rifiuto verso di lei, quindi le posso dire innanzitutto di non sentirsi in colpa poiché non esistono colpevoli, se si sente troppo frustrata e impotente si faccia aiutare da un professionista ad affrontare la situazione, senza isolarsi, senza rinchiudersi ma adattandosi alle situazioni senza accantonare i propri progetti. Un aiuto a dosare il suo aiuto per non risultare né troppo materna né troppo menefreghista, per salvaguardarsi da sentimenti di colpa e inadeguatezza, comprensibili, ma assolutamente non reali e per non sentirsi sopraffatta e sola in questo compito che sfiancherebbe chiunque.
Se sua madre inizia a percepirla sicura e determinata nell'intento sia di aiutarla ma anche di vivere la sua vita, piano piano troverete un equilibrio. So di non avere risposto completamente alla sua domanda, il tema è complesso, sua madre non accetta le cure e questo è un punto centrale del problema.
Mi auguro però di esserle stata di aiuto anche solo per prendere coscienza del fatto che la sofferenza di sua madre è anche la sua, per questo deve imparare a prendersi cura di sé innanzitutto.
Un caro saluto,
dott.ssa Manuela Leonessa

Dott. Mario D'andreta Inserita il 05/05/2023 - 14:21

Buongiorno Aurora,
mi sembra che il passaggio cruciale della sua lettera, da cui partire per riflettere ed immaginare un percorso di sviluppo e cambiamento rispetto alla situazione che racconta, sia il seguente: “L'unica via di uscita sembra eliminarla dalla mia vita, ma non è possibile senza sfarsi sopraffare da devastanti sensi di colpa”. Sembra cioè che lei abbia già trovato la soluzione al problema, ma sia frenata dai vissuti di colpa verso sua madre. Questo mi sembra un buon punto di partenza per cominciare a vedere la questione da altre angolazioni. Innanzitutto, mi sembra che ci siano due elementi importanti su cui riflettere per provare a riorganizzare la lettura di questa vicenda. In primo luogo, provare a vedere cosa cambia se si passa da una lettura dei fatti nei termini di come sia o non sia sua madre (depressa, non depressa, con o senza una diagnosi di depressione, e che senso ha che lo sia oppure no, cosa questo implica per la vicenda in esame) ad una lettura in termini di relazione, ossia di come funziona ed ha funzionato sinora la relazione tra lei e sua madre. Sembra che sia il nocciolo della questione: come si è costruita nel tempo questa relazione e cosa ci dice dei modi di sua madre e suoi di stare nelle relazioni e delle emozioni con cui organizzate questa ed altre relazioni della vostra vita. Tornando al passaggio della lettera che ho evidenziato al principio, mi sembra cioè che il problema con cui si sta confrontando abbia a che fare con la difficoltà ad immaginare, e provare a mettere in pratica, un altro modo di stare in relazione con sua madre che non sia “l’eliminarla dalla sua vita” e con il conseguente, forse anche scontato senso di colpa. Sembra invece che si possa provare ad esplorare meglio il modo in cui – nel tempo – abbiate costruito una relazione di questo tipo con sua madre, senza riuscire a trovare maniere alternative di convivere tra voi, in maniera più funzionale al benessere reciproco. E provando a riflettere sul come questo modo di stare assieme sia diventato per voi l’unico possibile, cominciare ad intravedere possibili alternative in alcuni passaggi cruciali nella storia di questa relazione, in cui emergono – per quanto si può tratte dal suo racconto – tracce di una possibile dinamica di dipendenza e contro-dipendenza. Il fulcro della questione sembra quindi avere a che fare con quanto questa vicenda relazionale con sua madre abbia ed influisca ancora sulla sua autonomia decisionale, nel campo più ampio della sua vita, dal lavoro, alla famiglia, agli amici, ai figli e quanto altro. Di conseguenza, provare a fare una riflessione di questo tipo su questa situazione potrebbe essere utile ad immaginare percorsi di vita più autonomi sia per lei che per sua madre.
Cordiali saluti
Mario D’Andreta