Laura  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 04/02/2019

Rapporto padre figlia conflittuale

Buongiorno.
Scrivo perchè in famiglia stiamo vivendo un momento molto critico. Io e mio marito siamo stati sempre molto litigiosi perchè abbiamo idee differenti su molte cose, ma la situazione, con gli anni è peggiorata e l'argomento principe delle nostre discussioni è l'educazione di nostra figlia. No sto qui a soffermarmi sulle nostre colpe che ci sono. Fondamentalmente siamo rimasti assieme per il benessere di nostra figlia e fino a pochi giorni fa credevo che alla fine, seppur in maniera difficoltosa, per mia figlia andasse tutto bene. Momenti sereni ce ne sono stati tanti, nonostante tutto. Invece le cose non sono così, perchè, in un momento di confidenza mia figlia, dimostrando una lucidità ed una maturità inaspettate, mi ha snocciolato una serie di considerazioni che hanno fatto cadere il mio mondo come un castello di carte. Praticamente mi ha detto che non sopporta più suo padre e che ne ha paura, perchè mio marito è particolarmente irascibile e quando si arrabbia tende ad essere minaccioso. Un episodio particolare è stato determinante per mia figlia: l'anno scorso Alice ha avuto parecchi problemi a scuola, complice il fatto che siamo stati poco vigili, fidandoci di quanto ci diceva in merito ai risultati scolastici, salvo poi scoprire alla fine del primo quadrimestre che aveva falsificato un sacco di firme sul diario e che aveva preso un sacco di insufficienze (di questa situazione devo prendermi la più grande responsabilità, dato che il controllo sull'andamento scolastico di nostra figlia di fatto è stato sempre delegato a me soltanto). La reazione è stata di sorpresa, grande delusione e paura che nostra figlia prendesse una strada non buona. Il fatto è che mio marito, come suo solito ha reagito in maniera verbalmente eccessiva, a mio parere. Quando si arrabbia alza molto la voce , diventa minaccioso fisicamente e anche denigratorio nelle parole (sono cose di cui ha accusato sempre i suoi genitori, in particolare suo padre). Se io cerco di intervenire, mi accusa di voler litigare e si rivolge a me nello stesso tono minaccioso. Le "sgridate" oltretutto sono interminabili e ripetute più e più volte. Tutto questo nei confronti di una ragazzina. Ammetto che io sono molto più morbida e che forse sono troppo empatica e che quindi tendo a difenderla sempre in quei momenti e questo complica ancora più le cose, perchè mio marito percepisce questo mio atteggiamento come una sorta di combutta mia e di Alice contro di lui. Fatto sta che, a seguito di quanto successo, per tutto il secondo quadrimestre Alice è stata una sorvegliata speciale e per alcuni pomeriggi alla settimana stava con mio marito che la seguiva negli studi nel suo laboratorio Un giorno che Alice era con lui, non ricordo nemmeno perchè, si è arrabbiato molto con lei e durante quella sfuriata le ha detto che non valeva niente, le ha urlato che le avrebbe spaccato la testa, brandendo un martello. Poi ha chiuso Alice nel laboratorio ed è uscito, probabilmente per calmarsi. Alice mi ha telefonato, spaventatissima e mi si è spezzato il cuore. Ho cercato di rincuorarla e di calmarla, ma quell'episodio ha lasciato il segno in lei. Io ho sbagliato, perchè avrei dovuto parlare con mio marito. Non l'ho fatto, perchè sapevo come avrebbe reagito, accusandomi di essere sempre dalla parte di Alice e contro di lui. Fatto sta che Alice mi ha confessato che di suo padre non gliene importa più nulla, che lei ha chiuso con lui e che ne ha paura. Inoltre un giorno, casualmente, ha letto dei messaggi fra mio marito ed una donna ed è inutile dire di che tipo di messaggi si tratta. Quando me lo ha detto ho cercato di dirle che forse si sbagliava, ma non è stupida. Mi ha detto che ha visto che io sono più a serena quando lui non è in casa e non capisce perchè non mi libero di lui. Sono rimasta sconvolta e mi sono presa qualche giorno per riflettere sulla questione, ma nel frattempo c'è stata un'altra lite fra me e mio marito (sempre relativa all'educazione di nostra figlia). In quel caso, per la prima volta, mia figlia ha osato controbattere e quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mio marito se ne è andato, accusandomi di avergli messo contro mia figlia, arrabbiato come e con lei perchè ci siamo coalizzate. Fatto sta che è quasi una settimana che lui è fuori di casa e mentre io sto male, mia figlia sta bene e mi dice che non sente la mancanza di suo padre. Ha espresso il desiderio di parlare con la psicologa della scuola (e questo a me sta bene). Io sono stata indecisa per qualche giorno sul da farsi, ma ieri ho chiamato mio marito per chiedergli di parlare con Alice, ma soprattutto di ascoltarla. Era ancora molto arrabbiato (furioso) con me (e ci sta) e con Alice che gli aveva risposto male. Nonostante gli facessi presente che la situazione per Alice è molto delicata e lo pregassi di provare a parlarle, soprattutto per farle tirare fuori i suoi sentimenti, mi ha urlato la sua rabbia e ha chiuso il telefono. Poi l'ha chiamata, ma ha parlato solo lui, spiegando che io e lui non ci amiamo più, ma ci voglismo bene e che lui è disponibile, se lei ha bisogno di parlare e bla, bla, bla. Gli avevo chiesto di ascoltare, ma non l'ha fatto (forse lo farà quando avrà sbollito la rabbia) Alice ha pianto, perchè ovviamente soffre di tutta questa situazione, perchè quello è il padre che ama, ma che non vuole accanto a sè. Io non so se ho fatto giusto e non so cosa fare. Cosa possiamo fare?

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 04/02/2019 - 21:47

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Laura,
Il suo messaggio molto denso e particolareggiato mi induce ad ipotizzare che lei necessiti di uno spazio d'elaborazione dei contenuti emotivi espressi, forse inibiti per molto tempo.
Detto questo, da ciò che narra, mi sembra di capire che sua figlia abbia intuito che la vostra allenza di coppia sia debole in questo momento. Come di solito accade in queste dinamiche conflittuali, si creano delle alleanze e sembra che sua figlia si sia "coalizzata" con lei, percepita forse come la parte più debole della coppia.
Conseguentemente, suo marito appare solo nell'esercizio del ruolo genitoriale e normativo, e quindi si sente costretto ad irrigidirsi, proprio perché solo.
Pertanto, la prima cosa da fare è lavorare per attivare la vostra funzione genitoriale educativa, in modo che Alice possa percepirvi come una coppia compatta, e quindi più autorevole.
Una consulenza di coppia può esservi utile in questo.
Qualora questa opzione non sia praticabile, può valutare la possibilità di richiedere una consulenza psicologica individuale che la aiuti a fare chiarezza su di sé e sulla vostra coppia, in modo che possa prendere la decisione più opportuna per lei in questo momento della sua vita.
Se desidera approfondire la questione, può scrivermi o contattarmi.
Un caro saluto.
Dott. ssa Anna Marcella Pisani (Roma).