Un caso perso: sono la classica modella bella, ma tonta e imbranata
Caro dottore o dottoressa,
un immenso grazie anche solo per star leggendo il mio messaggio. Ho disperatamente bisogno di un consiglio e non nascondo che sto facendo molta fatica a scrivere, perché non è semplice ammettere di avere un problema come il mio, provo molta vergogna.
Mi chiamo Alice, ho 21 anni. Sono una persona generosa, empatica e sensibile, mi piace tantissimo leggere, viaggiare, guardare film romantici, fare yoga e andare a passeggio con il mio cane. Ah, di mestiere faccio la modella. Ho scelto di inserire questa informazione alla fine per uno scopo ben preciso.
Dopo il diploma ho deciso di non proseguire con gli studi e la ragione, fino a poco tempo fa, credevo fosse perché non avevo nessun interesse a farlo.
In realtà non è vero, questa è una gran bella bugia che mi sono raccontata per tre lunghi anni, finchè non mi sono convinta che “un lavoro di concetto” non faceva per me. Ho iniziato a lavorare come modella a 17 anni, mi pagano bene e spesso faccio anche da talent scout per alcune agenzie di gente che ho conosciuto sempre in quest’ambito.
Ma a me piace la letteratura, la filosofia. Mi piacciono i poeti francesi perché sono i più romantici, leggo Proust ma non nascondo che anche ho anche i canti di Catullo e Ovidio nel cassetto del comodino.
Bene, allora cosa aspetti? Insegui il tuo sogno!
Magari fosse così facile, e qui giungiamo al mio problema.
Dottore o dottoressa, mi presento di nuovo: sono Alice, ho 21 anni e sono la classica modella bella, ma tonta e imbranata. È come fare outing per me. Adesso provo a spiegarmi meglio.
Ho provato ad iscrivermi alla facoltà che mi piaceva di più qui nella mia città. Entrare in aula è stato traumatico. Aule grandissime, un sacco di studenti della mia età. Ricordo che scendevo la scalinata per raggiungere un posto libero e mi sentivo terribilmente osservata. Sono andata così in ansia che ho messo un piede in fallo e sono caduta come un idiota. Una figura schifosa che se ci penso vorrei sotterrarmi. Non voglio essere ipocrita, sono abituata ad essere fissata e per chi fa il mio lavoro dovrebbe essere praticamente routine. Ma stare in un aula con degli studenti per me è qualcosa di … complesso.
Ma andiamo avanti, decido di non seguire le lezioni (tranne quando sono obbligatorie), compro i libri, mi preparo per il primo esame di letteratura italiana. Al liceo era la mia materia preferita, che te lo dico a fare. Mi presento al primo appello, ansia paralizzante, scena muta, signorina forse è il caso di rivederci al prossimo appello. Sono scoppiata in lacrime e sono andata via dall’aula. Ho mollato. Sono sparita, non ho più messo piede in quel posto. Quelle tre, quattro persone che mi avevano aggiunto su facebook, intraviste tra i banchi dell’aula sono state immediatamente non solo rimosse, ma proprio bloccate dalla mia lista di amici, perché sicuramente mi hanno vista, hanno visto la mia figuraccia e staranno ridendo di me perché ecco un’altra gallina che vuole fare l’intellettuale ma in realtà non sa mettere una parola dietro l’altra e passa le sue giornate nel centro estetico.
Forse occorre fare un ulteriore passo indietro, probabilmente illuminante per un professionista come Lei. Tutti al liceo siamo stati presi in giro per qualcosa, moltissimi adolescenti vengono derisi per il loro aspetto fisico. Non voglio mentire, io non sono mai stata offesa per il mio aspetto perché, in un certo senso, corrispondo ai canoni estetici di questo periodo storico, di questa società e di questa realtà georgrafica. Sono bella, sono proporzionata, ho sempre e solo ricevuto complimenti quando si trattava di estetica. La mia bellezza però non mi ha salvato dalle derisioni e dal dolore, perché la bellezza non salva proprio da un c***o. Ho frequentato un liceo scientifico, perché secondo mio padre dava una preparazione più completa e all’epoca avevo solo 14 anni, non ero in grado di impormi e dire “papà ma a me piacerebbe di più il classico”. Io odio le materie scientifiche, in matematica ho sempre fatto schifo fin dalle elementari e mi sbaglio persino quando devo dividere il conto di una cena con le amiche. Va da sé che ovviamente ero la più somara della classe, il mio professore di matematica durante le lezioni si esibiva nel suo fantastico show intitolato “è chiaro a tutti fino a qui? Alice, adesso lo rispiego per te”. Grasse risate per tutti, tranne che per me. Per non dare soddisfazioni gratuite, ridevo anche io, ma poi nei bagni piangevo. Seguendo la scia del professore, anche i miei compagni hanno iniziato a deridermi, a chiamarmi “scema” “tonta”, nei casi più gravi “ritardata” “asina”. Mi fa molto male scrivere queste parole.
A furia di stupida, stupida, stupida… alla fine stupida ci sono diventata davvero.
Le figuracce che facevo in classe quando venivo interrogata erano da manuale. Un divertimento per tutti i miei compagni. Le ragazze erano le più crudeli “cazzo ti serve essere figa se poi sei una cretina” “bella, tutto quello che vuoi… ma ignorante come una capra.” Solo nei compiti scritti riuscivo a brillare, ma i miei professori erano convinti che copiassi, la prof di italiano mi ha perquisita davanti a tutti e mi ha costretta a fare il tema seduta accanto a lei. Non sono riuscita a continuare il mio compito, quindi senza volerlo ho dato a tutti la prova che copiassi.
E la cosa peggiore, era che avevano ragione. Perché quando venivo interrogata davanti a tutti mi prendeva il panico e avevo delle proprietà di linguaggio pari a quelle di Luca Giurato. Sbagliavo i tempi verbali, dicevo delle frasi che non avevano senso compiuto… una vergogna.
Invidio tutte quelle ragazze derire per qualche chilo di troppo, qualche brufoletto o l’apparecchio per i denti. Per l’aspetto fisico si può sempre fare qualcosa. E poi chi cavolo se ne frega dell’aspetto fisico.
Ho bisogno di un consiglio. Dubito che la terapia possa servirmi a qualcosa.