Giulia domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 19/07/2017

Ansia e cefalea

Buongiorno,
ho 24 anni e soffro di cefalea da quando ne ho 11 (ho visto 3 neurologi, ho fatto profilassi, ma nulla). Ho l'abitudine di giocare con piccole ciocche di capelli, e quando ne trovo qualcuno di "storto" cerco di raddrizzarlo con le unghie passando più volte; se trovo dei nodi taglio etc. E' un'abitudine che non riesco a controllare (mi ritrovo senza pensarci a farla) e dato che intorno a me si lamentano "perché mette agitazione" ho cercato on-line un modo per smettere. Cerco cerco e trovo che forse è dato dall'ansia, beh fin lì lo sapevo anche io :-P ma cercando maggiormente ho capito che forse molte cose che mi capitano e che non collegavo fra loro sono tutte portate dall'ansia: il mal di testa continuo, vampate di calore, problemi di stipsi-diarrea-meteorismo, bruxismo, problemi ad addormentarsi, sonno non ristoratore...
Ho sempre dato la colpa al mal di testa per aver evitato tantissime situazioni (andare al mare, a feste, uscite...) per il timore di stare male. Ora mi ritrovo a pensare che in realtà fosse ansia dura e pura e che il mal di testa fosse e sia ancora una sua enorme (perché sto male 24h/24 ogni giorno) somatizzazione.Possibile? Che faccio ora? Inoltre sono molto empatica e faccio fatica a stare vicino a persone sofferenti perché sento davvero come se fosse mio il loro dolore, reggo malissimo la competizione e a volte vorrei solo scappare via.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Natalia Monti Inserita il 19/07/2017 - 15:56

Bologna
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Buonasera Giulia,
sembra che lei stessa stia incominciando a maturare l'idea che i suoi sintomi fisici possano avere un'origine psicologica. Mi colpisce come questa consapevolezza sia nata nel tentativo di trovare una soluzione per eliminare i suoi sintomi e non creare agitazione nelle persone a lei vicine. Certo non è "risolutivo"sapere che potrebbero essere la conseguenza di situazioni che le creano "ansia" ma è sicuramente un buon punto di partenza per approfondire, in un contesto adeguato, i suoi vissuti. Solo nelle ultime tre righe parla di come si sente e del suo desiderio di scappare via. Forse non è così facile stare a contatto con le sue emozioni e - di conseguenza - con quelle degli altri. Nell'ottica cognitivo-costruttivista i sintomi sono un'espressione di superficie di un disagio profondo ma sono anche il modo migliore che la persona ha trovato per far fronte ad una sofferenza emotiva. Per questo motivo sarebbe importante comprendere la funzione che i sintomi rivestono per lei.
Cordialmente,
Dott.ssa Natalia Monti
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