Cristina domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 09/03/2017

Bari

Crisi esistenziale di valori

Salve, cerco di farla breve.
Credo di avere un'ossessione: mi è venuta una paura immensa per la morte.
È come se vedessi la morte vicinissima, non come un qualcosa di lontano.
Ho il terrore di morire, subire il giudizio divino e di andare all'inferno.
Preciso, la mia famiglia è cattolica.
Mia madre lo è, fortemente, sebbene si comporti da ipocrita. È la prima a giudicare tutti e seguire la chiesa, ma intanto lei stessa si è sposata in Comune con mio padre, che era precedentemente divorziato.
Io non ho fatto la cresima per mia scelta, mi sono sempre ritenuta agnostica o perlomeno, non seguace della chiesa e non cattolica.
Sono omosessuale. Credo con tutta me stessa nell'uguaglianza tra gli esseri umani.
Sono femminista, di larghe vedute. Appoggio la comunità lgbt e ne faccio parte. Ho studiato filosofia e sociologia al liceo. Conosco molte lingue e culture diverse. Non voglio sposarmi e avere bambini.
Sono per il libero arbitrio e credo che ogni essere umano sia uguale ed abbia il diritto di vivere la vita come meglio crede perché la realtà è una cosa "soggettiva".
Questa mia parte razionale ed intelligente viene contrastata da questa mia paura irrazionale.
È come se il mio cervello, improvvisamente, pensasse che la "verità assoluta" stia nel cristianesimo e dato che io sono omosessuale e ho le mie personali idee sul mondo, uguaglianza, libertà, dio ecc, me ne andrò all'inferno.
Ogni volta che cammino, penso, vedo un film, sento una parte di me che dice "non dovresti avere opinioni libere su tutto, la verità è solo una e tu stai peccando."
È come se mi siano crollati addosso i miei principi e credenze.
Cerco di spiegare, mia nonna, donna molto religiosa, è morta due mesi fa e ciò ha avuto un grande impatto su di me e mi sono ritrovata costretta ad andare in chiesa più e più volte per pregare con la mia famiglia.
Comunque questa ossessione è iniziata solo due settimana fa.
Ho iniziato l'università in ritardo e giusto in questa settimana mi sono trasferita in una nuova università, fuori dalla mia città.
Faccio presente che da novembre non ho una vita sociale, ho passato tutto il mio tempo chiusa in casa senza parlare con nessuno, se non con i miei amici virtuali: gente che conosco e che ho incontrato in passato, di altre città, di cui mi fido e con cui riesco ad essere me stessa.
Mia madre mi ha costretto a prendere alloggio in un convitto di suore, perché non si fida degli appartamenti privati.
Momento peggiore non poteva scegliere.
Proprio ora che sono in forte dubbio riguardo alla spiritualità, la presenza costante delle suore e delle altre ragazze fortemente religiose intorno a me mi mette ansia e attacchi di panico.
In realtà non mi dicono nulla, non mi sembra che mi giudichino, sono io che mi sento sbagliata e diversa e non esterno la mia vera personalità.
Ripeto io sono amante della filosofia e del libero arbitrio, non ho mai sopportato la chiesa e io non concordo con quel che dicono.
Eppure questa paura irrazionale ce l'ho, il nostro vero dio è quello cristiano e ci giudicherà tutti.
Io essendo omosessuale, andrò all'inferno.
Non ho più voglia di vivere, mi sembra tutto inutile se poi dovrò morire e patire.
Non avere la certezza di cosa ci sia dopo mi manda in confusione e mi terrorizza.
Alla stesso tempo non voglio morire perché appunto ho paura di essere "punita."
Ci tengo a precisare, non sono mai stata fidanzata, ma sono sicura della mia omosessualità. Non escludo una possibile relazione etero nel futuro, ma fino ad ora ho amato solo ragazze.
E comunque non è tanto l'atto che mi fa paura, non è il pensiero che "se ho rapporti con una donna, vado all'inferno." quanto più "se penso liberamente, se credo, come ho sempre fatto, che omosessuali ed etero debbano avere pari diritti perché uguali, me ne andrò all'inferno perché dio la pensa diversamente."
La mia famiglia è omofoba, non sanno della mia omosessualità e non ho intenzione di parlarne ora.
Mi attaccherebbero solamente e insisterebbero sulla mia permanenza dalle suore, così da poter "finalmente credere in una religione."
Una religione che invece di darmi sostegno mi sta distruggendo, non riesco proprio a conciliare la mia personalità con le credenze del cattolicesimo.
Sono disperata, appena mi sveglio la mattina, la religione è il mio primo pensiero. Ed è il mio ultimo pensiero la sera prima di dormire.
Spendo ore su internet a cercare informazioni sulla dottrina, sulla visione della chiesa degli omosessuali, delle donne, della realtà delle cose, di tutto.
Non riesco più a sentire la musica, vedere film e leggere libri.
Se qualcosa non è chiara vi prego di chiedermela liberamente.
Ci sarebbe tanto da dire, anche riguardo il mio carattere e il mio stile di vita.
Il mio contesto famigliare è estremamente difficile e complesso, e io ho sempre sofferto di lieve depressione, per mie insicurezze personali e per tendenza naturale. Ma ne sono sempre uscita da sola.
Questa volta è diverso, non vedo via d'uscita essendoci di mezzo il divino e la religione.
O sopprimo me stessa e mi affido solo alle credenze religiose, o ritorno me stessa, ignorando il tutto e ragionando con la mia testa, ma con il terrore poi di aver sbagliato e di finire all'inferno.
Ho bisogno di iniziare un percorso curativo?
Grazie, confido in voi.
Temo di non stare affatto bene.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Inserita il 10/03/2017 - 18:18

Cara Cristina,
lei sostiene di essere agnostica e poi teme la punizione divina? Mi sembra evidente che il suo agnosticismo sia in lei ancora un ideale poichè ciò che propugna e afferma non collima affatto con l'aspetto emotivo delle sue credenze. E' come se una parte di lei fosse cresciuta grazie agli studi e alle letture che ha fatto e quindi spavaldamente quanto reattivamente volesse affrancarsi da principi dogmatici e ipocrisie di cui a suo dire è intriso il suo mondo famigliare e dall'altra non riuscisse a sostenere ciò che afferma perchè spaventata da possibili ritorsioni. Ripeto ciò che lei stessa ha affermato , proprio per permetterle di osservarsi. Io credo che questa paura che lei proietta su un Dio , in cui peraltro dichiara di non credere, abbia molto a che fare con le reazioni che i bambini hanno di fronte all'autorità, quando compiono una marachella o osano avere un dubbio sul comportamento di un genitore amato ma altrettanto temuto. L'adolescenza è il periodo in cui si cerca in tutti i modi di affrancarsi dalla tutela parentale , ma si è altrettanto tentati di ritornare al mondo beato dell'infanzia perchè più sicuro e meno pericoloso ed e' questo, un periodo denso di contrastanti tensioni sul piano psichico. Credo lei sia proprio in questa fase se non per età anagrafica, quanto per età psichica. Affrancarsi da un passato che comincia a starle stretto o crescere e assumersi la responsabilità anche emotiva del proprio pensiero e sentimento? In questa " terra di nessuno", dove ancora la presenza opprimente di religiose la costringono a confrontarsi con se stessa e le paure di un terrifico, crudele quanto fondamentalista giudizio divino, credo lei avrebbe bisogno di qualcuno che l'aiutasse ad allentare la morsa del giudizio senza scampo che lei stessa tende ad infliggersi, proiettandolo su una ipotetica quanto odiosa entità esterna, magari immaginandola MASCHIO con tanto di barba bianca, l'età di matusalemme e la sensibilità di un mostruoso cerbero a tre teste. Crede davvero che se esistesse un dio in grado di punire , si fermerebbe a pensare a lei e alle sue fantasie dubbiose , piuttosto che non occuparsi di guerrafondai, di capi di stato che usano il proprio potere in modi non sempre leciti o etici e senza porsi tanti scrupoli, della miseria che affama gran parte del nostro mondo o dei tanti assassini , stupri , violenze di ogni genere , perpetrati ogni giorno , in ogni parte del pianeta su vittime innocenti, siano essi donne , bambini o più deboli? Letto in chiave simbolica il suo disagio , descrive la difficoltà a crescere, forse a causa di un' educazione che ha teso a trattenerla ragazzina per troppo tempo, prova ne sia la decisione di sua madre sull'alloggio che dovrà occupare per il periodo universitario, tenendola lontana da tutte quelle esperienze che potrebbero farla sentire più libera e grande . Per quanto riguarda il pensiero della morte, questo , è spesso protagonista , in molti soggetti sensibili, nei momenti di grande cambiamento, poichè ogni importante progresso reca in sè , sempre l'abbandono di vecchie modalità , di pensiero , di comportamento, di gusti ecc... e ciò simbolicamente può essere considerato una piccola morte che va accettata il prima possibile per aprirsi al nuovo ma, il desiderio che essa ci porti con sè , spesso nasconde una grande paura di vivere ed è quindi col piacere di vivere, che lei ha un contenzioso aperto. Il periodo universitario è molto duro, ma se lavorerà sodo, potrà in tempi non troppo lunghi affrancarsi gradualmente dalla famiglia anche in senso psicologico. Per quanto riguarda la sua propensione verso l'omosessualità, questa è sfera privata che riguarda solo lei, ma se il senso di colpa la opprime, sarà necessario che l'affronti con chi possa sostenerla e aiutarla ad accettarsi per come è.

Un cordialissimo saluto

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli

Parma

Dott.ssa Marianna Soddu Inserita il 10/03/2017 - 09:51

Cara Cristina, direi proprio che si arrivato il momento per te di consultare un professionista. Troppa la confusione, troppa l'ansia e troppo pochi i contatti sociali nel mondo reale. Scarse e inadeguate mi paiono anche le credenze religiose. Non aspettare altro tempo, affronta i tuoi "mostri", guardali in faccia...ti accorgerai presto che non fanno così paura...
In bocca al lupo
Dott.ssa Marianna Soddu