Debora domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 12/10/2016

Brescia

Non voglio che entrino più di così nella mia vita

Ho 22 anni e soffro di depressione da ormai un anno. Ho fatto psicoterapia per alcuni mesi nel paese dove studiavo, dopo di che ho dovuto interrompere per tornare qualche mese a casa. Premetto che i miei problemi erano dovuti principalmente da due fattori: il primo era dovuto dal fatto che stavo con un ragazzo che ai miei non piaceva, e questo era grande fonte di litigi(sia tra me e il mio fidanzato, che me e la mia famiglia.. ero nel vertice dell'uragano), che si ripetevano non solo quando ero a casa (tornavo ogni 2 mesi) ma anche a distanza.. una volta lasciato il ragazzo in questione, la mia famiglia ha continuato a tenersi a debita distanza da me anche se dato che avevano raggiunto il loro obiettivo, non c'era più un vero motivo per litigare. Il secondo motivo era che frequentavo un corso di laurea che non mi apparteneva e questo per me era fonte di mal di vivere.. avrei voluto sospendere gli studi a dicembre per poter stare a casa con la mia famiglia e riprendermi, e intanto lavorare e studiare per il test di ammissione dell'Università che vorrei frequentare.. ma purtroppo per l'ottusità dei miei miei e un po' perché non me la sentivo io di raccontargli i miei problemi reali (ho raccontato semplicemente che l università non mi apparteneva e gli ho proposto un piano per riavere indietro i soldi della prima retta e un piano alternativo a quella facoltà, ovvero lavorare e studiare da casa) ma purtroppo mi è stato imposto di continuare a studiare in quella facoltà(anche se ho 22 anni non ho alcun potere decisionale, e questo mi debilita ulteriormente), aggravando sempre più il mio stato.. infatti pur seguendo lezioni e tirocinio, non sono riuscita a dare oltre i 3 esami in un anno.. quindi a giugno, stufa di stare così male, decido di tornare a casa (lasciando indietro il tirocinio estivo) per vedere come recuperare il rapporto con loro, perché quella distanza e il loro atteggiamento nei miei confronti mi stava logorando.. e a me dispiaceva, volevo solo stare bene con loro..
Stando a casa sono riuscita a riprendere un po' i rapporti con la mia famiglia, a riprendere un po' in mano la mia vita e a ricominciare a studiare (sempre non raccontando ancora la verità su nulla della mia situazione mentale e universitaria). In seguito a un ulteriore fallimento in ambito universitario di qualche giorno fa, però, sono ripiombata nella depressione e nello sconforto più totale, e sbagliando, ho provato a raccontare il mio disagio psicologico (il mio malessere, la terapia seguita, i farmaci) ai miei genitori, oltre a raccontare la realtà sul resto dell'anno universitario, ovvero che non sono riuscita a dare tutti gli esami che provavo a fare.. Inutile dire che non hanno capito, che mi hanno trattato come se la depressione non fosse una malattia, come se fosse solo un po' di tristezza e adesso continuano ad attaccarmi verbalmente e a pretendere che io faccia esattamente quello che dicono loro, senza avere alcun tipo di dialogo costruttivo, solo trattandomi veramente male.
In tutto ciò verrebbero parlare con gli psicoterapeuti che mi hanno seguito presso una clinica pubblica e gratuita.. pretendono il numero e di sapere dai professionisti esattamente cosa gli ho raccontato..
Vorrei dei pareri sulla mia situazione attuale, come muovermi con persone così senza avere pensieri "non belli", e soprattutto se loro dovessero chiamare lo studio dove sono stata, se questi possono dare informazioni sui pazienti che seguono, ovvero se viene chiesto se sono stata seguita lì, se possono dire "si la paziente x è stata qui" o si devono limitare a dire che non possono dare informazioni.. io non voglio assolutamente che loro rientrino più di così nella mia vita.
Non capiscono che ho 22 anni e le mie scelte dovrebbero essere considerate e discusse, senza imposizioni, e la mia privacy rispettata.
Grazie a chi saprà aiutarmi in questo momento buio..

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 13/10/2016 - 10:34

Gentile ragazza,
gli psicologi non possono fornire informazioni a terzi se non autorizzati dal cliente, neppure sul fatto che siano stati consultati.
Tuttavia nel suo caso non solo è auspicabile, ma quasi sicuramente necessaria e indispensabile una collaborazione dei familiari/genitori alla terapia, per cui le consiglio caldamente di scegliere oculatamente il terapeuta e di lasciare che i genitori vengano coinvolti.
Lei è inoltre maggiorenne e anche se non lo fosse, secondo il codice civile i genitori devono rispettare le inclinazioni lavorative e di studio dei figli.
cordiali saluti