Andrea domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 11/09/2016

Sono una delusione per me stesso e mi sto lasciando andare rapidamente

Buonasera,
mi chiamo Andrea e sono un ragazzo di 21 anni. La mia vita ha subito un brusco naufragio emotivo da quando 3 anni fa decisi di andare all'università. Sono sempre stato un bravo studente, ma arrivato a questo punto ritengo che la mia "bravura" fosse il riconoscimento della mia grande curiosità nei confronti degli argomenti più vari, del mio "saper fare" retorica e della mia naturale indole da sottomesso, che inibiva la polemica (con i prof, con i miei genitori e con gli amici) e mi faceva apparire come "calpestabile". Per fortuna col tempo ho imparato anche io a portare un'armatura, che mi fa apparire più forte e sicuro di me. Adesso però mi sento nudo e incapace di prendere in mano la mia vita. In questi 3 anni ho cambiato 5 facoltà universitarie e sono stato per parecchi mesi in analisi (una costosissima analisi). Il mio analista mi ha descritto come un uomo che per tanto tempo ha portato le "difficoltà del mondo" sulle proprie spalle. Mi sono fatto carico delle preoccupazioni, degli affanni e delle aspettative degli altri (specialmente dei miei genitori) che mi vogliono vedere per forza laureato. In questo ultimo periodo mi sono dedicato all'agricoltura e avevo intenzione di affrontare la facoltà di agraria. È però previsto un test per accedere a questa facoltà e io a 15 giorni dallo stesso, non ho aperto minimamente libro. Il mio analista se ne è andato in vacanza ad Agosto e mi ha detto che tutte le "chiacchiere" che raccontavo a me stesso (non ce la faccio, non posso, non è quello che voglio...) sono soltanto cazzate e che la mia paura più grande e misurarmi con me stesso. "Non esiste più il tempo per le fuffe, bisogna prendersi per mano e andare avanti", queste sono state le sue ultime parole. Io invece mi sento abbandonato, perso...non riesco a fare nulla e ogni giorno che passa è un'agonia. Ho provato di tutto: ho provato a meditare, a fare esercizi di respirazione, ad organizzare il lavoro da fare ogni giorno...ma appena vedo la quantità di cose da studiare mi sale l'angoscia, mi sento imprigionato, mi sento incapace. Sento che ogni sforzo fatto psicologicamente con me stesso fino a questo punto è stato soltanto un esercizio per raggiungere un compromesso, tra me, i miei genitori e la società dei normali. Intanto il tempo passa e io ho paura di rimanere nuovamente con il sedere a terra, con le pressioni (che non si sono mai risolte, anzi la situazione con la mia famiglia si è inasprita notevolmente) e il rancore di non essere arrivato a raggiungere un risultato che oggi molti ragazzi della mia età, conseguono. Non so più che strada prendere.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 12/09/2016 - 08:27

Gentile Andrea,
a mio avviso 3 anni di psicoterapia sono molti in relazione alla sua condizione attuale e a ciò che ha fatto in tutti questi anni. Riconosco tuttavia un possibile e importante motivo di quello che mi sembra un fallimento della terapia: che per risolvere il problema alla radice sia probabilmente necessaria una psicoterapia familiare e non soltanto individuale. Ciò non significa richiedere un impegno gravoso, potrebbe essere richiesta ai suoi genitori o alla sua famiglia una collaborazione limitata a pochi colloqui. Tenga anche presente che esistono le Terapie Brevi che di solito risolvono problemi e disturbi in tempi molto ridotti.
Il mio consiglio è comunque di iniziare una terapia breve a livello individuale, dovrebbe essere infatti il professionista, dopo qualche colloquio, se non ci sono risultati, a richiedere o sollecitare la collaborazione dei genitori.
Se vuole approfondire con un rapporto professionale, può richiedere una consulenza on line.
cordiali saluti