Andrea  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Roma

Non trovo via d'uscita

Salve, scrivo per letterale disperazione. Ho 23 anni ed una storia psichiatrica complicata e travagliata dai 14/15 anni fino ad oggi. In sintesi ho cominciato a mostrare segni di sofferenza psicologica già da allora (ansia/tratti depressivi) che a metà del secondo anno di liceo mi hanno portato al ritiro scolastico, fino al rinchiudermi nella mia stanza a letto per anni. Il malessere mi ha portato ad autolesionismo, pensieri di morte e suicidari che infine hanno portato a due ricoveri psichiatrici in meno di un anno quando avevo 16/17 anni. Già dall'esordio dei sintomi avevo cominciato a fare psicoterapia e mi era stata prescritta una terapia farmacologica. Da allora fino a circa un anno fa ho preso psicofarmaci, principalmente stabilizzatori dell'umore ma anche ansiolitici, antipsicotici e antidepressivi (quasi 20 molecole diverse) dai quali non ho mai trovato effettivo giovamento. Le tematiche che più mi affliggevano, e quelle che si sono aggiunte fino ad oggi, hanno a che fare con la mia identità mai effettivente riconosciuta dai miei familiari, il sentirmi incompreso e diverso , il sentirmi come un peso per le persone che mi amano, il sentirmi sempre screditato e svalutato nelle mie opinioni e sensazioni anche dopo anni di consapevolezza acquisita e tentativi di riparare i rapporti con i miei familiari. Fatico a sentire riconosciuti i miei bisogni e da tre anni a questa parte sono insorti dei sintomi fisici particolarmente pesanti che prima non avevo mai avuto, sto facendo visite su visite ma nella maggioranza dei casi mi sento screditato dai medici che mi visitano che in genere tendono a bollarmi come paziente psichiatrico e raramente vedono oltre quello. Non riesco ad essere funzionale abbastanza per un percorso lavorativo, quindi anche la paura di non riuscire a rendemi indipendente e di perdere le persone che amo a causa di quanto sto male, si aggiungono al carico. I sintomi a questo punto sono diventati invalidanti al punto che ogni sera mi ritrovo a piangere dallo sfinimento o ad autolesionarmi per la frustrazione e rabbia che non hanno dove andare pur provando a gestire il tutto e a farmi aiutare. La cura di me è diventata ormai un compito pesantissimo da molto tempo e non mi sento affatto funzionale come persona. Ho una diagnosi ufficiale dello spettro autistico (percorso fatto all'ICI) ma nessuno specialista la prende mai in considerazione. Sono assolutamente sfinito, mi sento solo a lottare e ho di nuovo pensieri di morte ai quali non voglio assolutamente dare spazio ma a volte non riesco a trovare un'altra strada. Detto ciò, sto facendo visite, faccio psicoterapia ancora oggi (anche con diversi specialisti ormai da anni), sono stato seguito da psichiatri per anni ed anche chiedendo non mi hanno mai dato una risposta a quale potrebbe essere il mio problema, ma io senza una parvenza di nome non so che cosa sto combattendo da quasi dieci anni e mi sembra che i miei colpi cadano a vuoto. In questi casi come si dovrebbe muovere la persona interessata? Quando tutti, professionisti e non, dicono di non sapere come aiutarti ma tu ti senti morire, cosa dovresti fare? Mi scuso per il paragrafo molto lungo, e spero che chi legga abbia una buona giornata.

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