Riccardo  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Roma

Aumentare la personalità

Salve, mi chiamo Riccardo e scrivo in quanto mi sono accorto che non riesco in vari momenti a tirare fuori la mia personalità. Sono arrivato a 35 anni e penso di non aver fatto un percorso tale da raggiungere una maggiore maturità, ogni volta che si presenta una situazione di conflitto in cui far valere le mie ragioni e la mia personalità mi tiro indietro, ho un blocco che non riesco a superare
Oltre a seguire un percorso di terapia c'è qualcosa che posso fare per crescere?
Grazie

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 24/02/2026 - 13:31

Roma - Tiburtina
|

Gentile Riccardo,
capisco e condivido la sua necessità di sentirsi maggiormente abile nel mostrare la propria posizione nei conflitti.
Una competenza che può essere più ampiamente riferita all'assertività.

Per acquisire e rinforzare l'assertività si possono svolgere diverse attività, come ad esempio incrementare le occasioni di socializzazione, inserirsi in attività di gruppo anche a lavoro, trovare una posizione di autonomia abitativa ecc.
Queste sono tutte attività che mirano a stimolare il confronto, il più pssibile costruttivo ed evolutivo, con le altre persone, ma credo che, nel suo caso, esse debbano essere associate ad un percorso di psicoterapia individuale finalizzato a monitorare questi aspetti e capire, in primis, come mai fino a 35 la sua vita sia andata in una direzione che ora desidera cambiare.

A parte questo specifico aspetto, come sta? come procede la sua vita? è soddisfatto degli obiettivi (lavorativi e professionali) raggiunti fino ad ora?

Queste ed altre domande possono aiutarla ad ampliare la sua prospettiva su Riccardo in modo da comprender come mai tenda ad evitare il conflitto.

Un professionista di cui fidarsi può sicuramente aiutarla a superare il "blocco" in cui si trova ora.

Le auguro il meglio!

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 02/03/2026 - 17:45

Roma
|

Salve Riccardo, le ragioni per cui una persona non riesce a esprimersi come vorrebbe nelle situazioni relazionali e sociali possono essere molte. Paura del giudizio, di non essere accettato e di essere escluso, paura di non essere compreso, paura di...E’ una forma di inibizione che le impedisce di essere presente, attivo e di lasciarle quella brutta convinzione di non vivere la vita pienamente e di essere solo uno spettatore. Scrive poi che in particolar modo nelle situazioni di conflitto non riesce a portare avanti le proprie ragioni. E di farle valere. Che cos’è che la tiene fermo, bloccato come se si muovesse nella vita con il freno a mano tirato? Da sé, cercando di auto osservarsi, potrebbe cercare di comprendere che cos’è che la spaventa e di che natura è fatto quel freno. Se non lo avesse, se potesse esprimersi liberamente, che cosa succederebbe? Diventerebbe una persona aggressiva? Oppure la vita prenderebbe un’altra direzione che potrebbe portarla a sperimentare un nuovo modo di essere.. Che cos’è che non si può permettere di vivere e che cos’è che la trattiene nel rimanere fermo e tenere tutto così come è sempre stato. Questa auto osservazione potrebbe aiutarla. Se poi sente dei limiti, se sa di sapere già molte cose su se stesso, ma di non riuscire ad andare avanti, un percorso di psicoterapia diventerà indispensabile.
Un caro saluto.

Dott. Chiara Ilardi Inserita il 25/02/2026 - 10:52

Salve Riccardo,
la ringrazio per la fiducia con cui condivide questa parte di se. Quello che descrive non è mancanza di personalità, come forse teme, ma piuttosto una difficoltà ad esprimerla nei momenti di conflitto. È molto diverso. La personalità c’è altrimenti non sentirebbe questo disagio ma sembra bloccarsi quando percepisce tensione o possibile scontro.
Il fatto che lei a 35 anni si pone questa domanda non è un segnale di immaturità, ma di consapevolezza. Crescere non significa non avere blocchi, ma iniziare a riconoscerli e decidere di lavorarci.
Quello che descrive il tirarsi indietro quando dovrebbe far valere le tue ragioni spesso è legato a:
- paura del conflitto o del rifiuto
- timore di deludere o essere giudicato
- schemi appresi nel passato (ad esempio ambienti in cui esporsi non era sicuro)
- difficoltà nell’assertività

Il “blocco” di cui parla è molto probabilmente una risposta automatica del suo sistema emotivo: quando percepisce conflitto, attiva una modalità di protezione (ritiro, silenzio, evitamento). Non è debolezza, è un meccanismo appreso.
Oltre alla terapia, ci sono alcune cose concrete che può iniziare a fare:

1. Allenare l’assertività in modo graduale.
Non partire dalle situazioni più difficili. Iniziare da piccoli contesti quotidiani: esprimere una preferenza, dire “non sono d’accordo” in modo calmo, chiedere qualcosa di semplice. L’assertività è una competenza che si allena, non un tratto fisso.

2. Osservare cosa succede dentro di lei prima del blocco. Si fermi e si chieda:
Cosa temo che accada se parlo?
Qual è lo scenario peggiore che sto immaginando?
Spesso scopriamo che il timore è molto più grande della realtà.

3. Lavorare sulla regolazione emotiva.
Quando sente arrivare il blocco, rallenti il respiro (inspira 4 secondi, espira 6). Il corpo va calmato prima di poter parlare. Se il sistema nervoso è in allarme, la voce si spegne.

Detto questo, se ha già fatto un percorso terapeutico e sente che non l'ha aiutato a superare questo schema, può essere utile valutare un nuovo percorso di sostegno psicologico. Non tutti gli approcci sono uguali, e non tutte le alleanze terapeutiche funzionano allo stesso modo. La qualità della relazione terapeutica è fondamentale.

Un percorso mirato potrebbe aiutarla a:

- individuare l’origine di questo schema di evitamento
- lavorare in modo esperienziale sulle situazioni di conflitto
- fare esercizi pratici di role-playing per allenare l’espressione di te
- rafforzare l’autostima e il senso di legittimità personale
- trasformare il conflitto da “minaccia” a “confronto possibile”

Spesso questi blocchi non si sciolgono solo con la comprensione razionale, ma attraverso un lavoro graduale sul vissuto emotivo e sulle esperienze correttive.
La incoraggio a non leggere questa difficoltà come un difetto strutturale della tua personalità. È uno schema, e gli schemi si possono modificare. A 35 anni non è tardi per crescere: è un’età in cui si può fare un lavoro molto solido e consapevole su di sé.
Le auguro di trovare uno spazio terapeutico in cui sentirsi compreso e sostenuto nel rafforzare la sua voce.
Un cordiale saluto e grazie ancora per la tua condivisione.