É sempre sbagliato "evitare lo stimolo fonte di ansia"?
Scrivo questo post sperando che l'eventuale risposta possa essere di aiuto anche ad altri.
Da sempre manifesto delle tendenze all'ansia: paura degli spazi chiusi, dell'altezza, della guida...
La situazione pandemia ha fatto esplodere questa sensazione, estendendola a più circostanze e amplificandone la portata fino agli attacchi di panico. In particolare questi si manifestano in una circostanza molto specifica: nel rimanere in casa da sola la notte, quando questo accade.
Ho passato il lock-down in casa da sola e le notti erano per me un momento particolarmente difficile da superare, con la sensazione che se avessi avuto bisogno di qualcuno sarebbe stato persino perseguibile penalmente averlo vicino.
Prima di quel periodo, dormire da sola non era per me fonte di nessuna tensione...
Dopo il lock-down, sono tornata a convivere con un'amica e le sere che mi è capitato di rimanere in casa in sua assenza ho puntualmente sviluppato degli attacchi di panico, fino ad arrivare ad avere difficoltà anche di giorni, ovvero provare l'ossessione che da un momento all'altro la mia amica avrebbe potuto dirmi che non sarebbe rientrata la notte.
Dopo dei mesi di vera tortura, ho deciso di cambiare registro ed evitare totalmente quel tormento: ogni qualvolta la mia amica si ferma fuori la notte, invito qualcuno a farmi compagnia per non rimanere sola a dormire.
So di stare evitando la fonte della mia ansia e questo mi causa un enorme fastidio: nella vita ho sempre infatti inteso come "la strada giusta" quella di affrontare i problemi, non di fuggire da essi.
Ora mi domando però, è sempre sbagliato evitare lo stimolo fonte di ansia? O può avere un senso "aspettare" di sentirsi pronti ad affrontarlo? Magari in condizioni "migliori"... a pandemia... speriamo accada.. finita?