Chiara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 01/01/2021

Napoli

Troppo tempo nella mia testa

Salve a tutti, sono una ragazza di 22 anni. Nella vita mi mostro come una persona serena, gioiosa, sicura di quello che fa e che è. So che in parte è così, quello di cui sono sempre stata fiera è che, quando esco di casa, non porto i miei problemi con me. Tuttavia nell’ultimo periodo, avendo avuto tanto tempo per stare con me, ascoltarmi, capirmi, mi sono resa conto che, in realtà, questa serenità è in buona parte apparente.
Il problema principale sono i miei pensieri: penso troppo, sempre alle stesse cose, credo di essere ansiosa. A volte, sveglia da poco, già sento nella mia testa un’enorme confusione. Penso a me stessa, al mio aspetto, alle mie qualità, alle mie capacità, a cosa pensino gli altri di me, alle relazioni passate (penso sempre che ci sia qualcosa che ho sbagliato io). Spesso arrivo a dubitare del mio valore e della mia intelligenza, mi sento inutile e stupida e credo che altri abbiano qualità migliori delle mie. L’unica mia reazione è il pianto, lungo. A volte i miei familiari mi sorprendono in queste condizioni e provo imbarazzo, perché credo che non dovrei soffrire dal momento che ho tutto nella vita. Non riesco proprio ad accettare di essere così.
Questo stato di allerta continua riguarda anche il rapporto con il cibo: rifiuto ogni cosa che possa farmi male, a volte dopo aver mangiato mi sento in colpa e penso quanto possa nuocere al mio aspetto fisico quello che ho appena mangiato.
A casa, e non solo, assumo spesso comportamenti impulsivi: se le cose non vanno come vorrei, mi disturba. Mi innervosisco facilmente. La mia famiglia mi ripete spesso che devo controllarmi e gestire la mia rabbia. Il problema è che non so cosa possa generarla, ma comincio a pensare che sia legata a questa necessità di tenere tutto sotto controllo. Io me ne dispiaccio, non prendo questo comportamento alla leggera, ci sto male. Vorrei migliorare, ma non so come fare. Quando mi arrabbio con mia madre, soprattutto, lei si innervosisce ulteriormente, mi insulta. So che è una reazione momentanea, ma ci resto male per due ragioni: per ciò che mi dice e per avere la responsabilità di averla provocata.
A questo si aggiunge anche il modo in cui porto avanti ogni tipo di relazione: ho capito di avere molta paura di aprirmi con amici, eventuali ragazzi. Spesso credo di disturbare l’altro, non ho il coraggio di farmi sentire. Vorrei sentirmi meno pressata, invece percepisco sempre questa pressione mista a imbarazzo. Mi sento ridicola. Magari gli altri possono interpretare questo atteggiamento in maniera errata, ritenermi altezzosa.
Mi capita di immaginare eventuali situazioni e pensare cosa potrei dire e/o fare. Mentre prima lo facevo senza problemi, accettando che sono così, ora credo sia controproducente. Idealizzo così tanto delle situazioni che finisco per restarne delusa.
Quest’ultima cosa mi capita in particolar modo da quando, a 17 anni, è finita la mia prima relazione. Ho sofferto molto, ho avuto paura che nessuno potesse più volermi bene, apprezzarmi. Così, nelle relazioni successive, mi è capitato spesso di non esprimermi, oppure di lasciare che l’altro ritornasse perché “non provavo rancore”. In realtà, dentro di me, sapevo che lo facevo per questa paura di non essere amata da nessuno. Ho perdonato perché potessi avere qualcuno accanto a me. Quando ero più piccola sentivo ancora di più il bisogno di qualcuno, come se potesse portare via quella malinconia che provo ormai da quando è cominciata l’adolescenza.
Mi sento troppo proiettata su me stessa, su un mondo interiore che non sarà mai come quello esteriore. Direi che vorrei vivere meno nella mia testa e più nella vita reale.
Mentre scrivevo ho pensato che non fossero veri problemi e che potrei risolverli da me. Ci ho provato, mi sono spesso incoraggiata da sola, perché ritengo che non merito di sentirmi così. Purtroppo mi rendo conto che le mie sole forze non bastano. A volte ne ho parlato con mia madre, trovo le sue parole certamente confortanti ma non utili.
Vorrei il parere di un esperto per sapere come poter superare questa condizione, perché sento che vorrei e potrei stare meglio con me stessa.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Francesca Cilento Inserita il 04/01/2021 - 18:22

Milano
|

Gentile Chiara,
mi ha colpito il "titolo" che ha dato alla sua richiesta come se volesse sfuggire a se stessa e a tutte le voci che nella sua testa danno pareri discordanti creando confusione. Sembra davvero che stia cercando di trovare la sua voce e che ancora non abbia deciso chi voglia essere a dispetto degli altri. A volte si tratta di decidere chi vogliamo essere, consapevoli che non tutti ci apprezzeranno, così come noi non apprezziamo tutte le persone che incontriamo e che pure continuano ad avere vite soddisfacenti anche senza il nostro benestare. Quindi a chi interessare davvero? Prima di tutto a noi stessi: cosa le piace di lei? le persone intorno a lei cosa vedono e apprezzano. Perchè c'è un mondo fuori da quella testa che la apprezza anche e può essere ascoltato. Quindi provi ad ascoltare la sinfonia variegata di impressioni che sa suscitare in se stessa e negli altri.
Buona serata
dott.ssa Francesca Cilento

Dott.ssa Valeria Ricci Inserita il 04/01/2021 - 10:06

Salve Chiara. La confusione di cui più volte parla nella sua domanda è tipica della fase tardo adolescenziale in cui lei si trova, quindi faccia un bel respiro e inizi a pensare che non c'e nulla di sbagliato in lei e nelle sensazioni che prova. Probabilmente lei è una ragazza molto sensibile e questo, ahimé, spesso ha come inconveniente quello di vivere in modo più intenso le situazioni che la vita ci propone. Se dovessi indicarle un filo conduttore di tutte le sensazioni che lei ha descritto, le direi che forse la sua autostima non si è formata ancora adeguatamente e che questo la porta a criticarsi e a cercare il lato negativo in tutto quello che fa. Sono sicura tuttavia che qualcosa di positivo in lei c'è, probabilmente molto più di qualcosa. Si faccia aiutare da un esperto nel trovare questo positivo e nel ridimensionare tutte le angosce che la accompagnano. A volte da soli non siamo in grado di vedere l'altro lato della luna, quello più splendente. In bocca al lupo! Dottoressa Valeria Ricci (Roma)