Lidia  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 15/09/2019

Milano

Depressione-distimia

Gentilissimi Dottori,
Sono una ragazza di 29 anni e l'inizio del mio malessere risale all'età di 17 anni. Fino a quel momento ero stata prima una bambina e poi un' adolescente serena. L'estate dei miei 17 anni decisi di trascorrere due settimane di vacanza studio all'estero su un'isola; era la prima esperienza lontana da casa e famiglia. Il quarto giorno mi svegliai ed ebbi un attacco di panico. Da quel momento la mia vita cambiò.
Tornata a casa ebbi numerosi incubi riguardo alla vacanza (sognavo di rimanere bloccata sull'isola e di non potere più tornare a casa o che il tempo si fermasse in un eterno presente) e l'idea di partire di nuovo da sola mi scatenava forti attacchi d'ansia. Per mesi ebbi pensieri insistenti riguardanti il senso della vita e la morte e derealizzazione.
Con il ricominciare della scuola, dove ero sempre stata molto brava, la mia vita tornò nei soliti binari; i pensieri rimasero come un rumore di sottofondo, ma riuscivo ad ignorarli e a partecipare attivamente alla mia vita.
Dopo la maturità mi infatuai di un ragazzo che all'inizio sembrava corrispondere per poi preferirmi un'altra: i pensieri ricominciarono in quel momento. Nel mentre cominciai la facoltà di Medicina laureadomi 6 anni dopo con il massimo dei voti. I sintomi ansiosi hanno lasciato a un certo punto spazio alla depressione. Ricordo bene che io stessa cercavo di placare l'ansia e mi ripetevo che ero più forte di così e ce la potevo fare. Ho seguito delle cure farmacologiche e fatto una breve psicoterapia negli anni.
Tuttavia ad oggi mi sento sempre molto stanca e non riesco a godere di niente; l'anedonia mi provoca ansia e crisi di pianto perché mi sembra di buttare via la mia vita; non riesco ad impegnarmi in niente. Tutto mi sente a troppo faticoso. Ho consultato su internet molti cv di psicoterapeuti, ma non riesco a scegliere nessuno per la paura di non incontrare la persona giusta e di demoralizzarmi ancora di più di fronte a un fallimento.
Vi chiederei cosa pensate della mia situazione e cosa mi consigliate di fare
Vi ringrazio infinitamente per tempo che vorrete dedicarmi

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/09/2019 - 21:08

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Lidia,
Leggendo il suo messaggio ho percepito la sua necessità di narrare e narrarsi per trovare un significato più ampio ad eventi che ("vacanza studio a 17 anni", " cure farmacologiche", "anedonia"), pur essendo dislocati in fasi diverse del suo ciclo vitale, sembrano accomunati da un filo conduttore che si manifesta con i "sintomi ansiosi" da lei descritti.
La stessa "ansia" che innesca i sintomi, le impedisce, inoltre, di seguire il suo istinto per ricercare un terapeuta che le ispiri fiducia.
Comprendo i suoi timori, ma può esserle utile considerare che in un percorso di psicoterapia la competenza del terapeuta è indubbiamente essenziale, ma un altro fattore parimenti essenziale è la motivazione del paziente ad affidarsi e a farsi guidare nella scoperta delle risorse di cui dispone per risolvere i suoi problemi.
Pertanto, se desidera risolvere definitivamente il suo malessere, una consulenza psicologica individuale può esserle utile.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 16/09/2019 - 13:14

Milano
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Gentile Lidia, da ciò che scrive è sempre stata una ragazza assennata: brava a scuola e una laurea in medicina col massimo dei voti. A 17 anni, un viaggio su un'isola lontana le ha dato l'occasione di uscire dalla quotidianità e di fare esperienza con un mondo nuovo, diverso. Lontana dalla sua famiglia. E' molto probabile, succede, che in queste situazioni una persona possa entrare a contatto con parti di sé poche esplorate, con esigenze e bisogni a lungo messi in quarantena. Il confronto con altri ragazzi può giocare un ruolo decisivo, con altri modi di vivere in un confronto che può essere spiazzante. E' riuscita a tenere a bada i sintomi ansiosi, ma ha poi incontrato fantasie e rimuginii di tipo depressivo. E' comprensibile la sua stanchezza: mettere da parte quelle fantasie appare come uno sforzo immane, e poi non trova nient'altro. Che cosa vogliono dire? Qual è la loro funzione.. C'è qualcosa nella sua vita che spinge per essere riconsiderato, non più messo a lato ma accolto. L'anedonia le provoca ansia insieme alla percezione di star buttando via la sua vita, non vedo nulla di contorto in tutto questo: l'anedonia, cioè l'assenza di piacere nelle cose che si fanno, non è compatibile con una vita serena e appagante. Cari saluti.