Elena  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 22/11/2018

Gorizia

Bassa autostima, invidia e ansia

Gentili dottori, sono una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria all'ultimo anno della laurea magistrale. Se va tutto bene mi laureo a marzo 2019, dico "se va tutto bene" perchè sto scrivendo la tesi con molta fatica e non mi sento capace di scriverla poichè ho una bassa autostima. Inoltre questa autostima bassa mi porta spesso a sentirmi inferiore, mi sento in difetto rispetto alle altre persone in particolare ai miei amici e provo invidia per loro. Sono consapevole che sulla faccia della Terra ci sono tantissimi giovani, ma io vedo solo i miei amici o conoscenti che che ritengo essere migliori di me. Loro si godono la vita e la loro giovane età, non hanno i pensieri che ho io, hanno o fanno cose che io ancora mi sogno come per esempio avere una laurea, abitare da soli, avere un buon lavoro. Qualcuno di loro a 25 anni è ormai sistemato nel senso che ha già trovato la sua strada nella vita, ha un lavoro che gli piace, è indipendente economicamente, vive da solo/a, ha un/a ragazzo/a eccetera. Io invece una laurea ancora non ce l'ho anche se come ho già detto sto scrivendo la tesi, non ho in mente cosa mi piacerebbe fare dopo gli studi, non ho un obiettivo preciso e per la mia natura pessimista, credo che la mia facoltà non mi porterà a sbocchi futuri certi (studio traduzione ma non voglio diventare una traduttrice). Ho amici/conoscenti che hanno studiato infermieristica, si sono laureati, hanno fatto il concorso e sono subito passati così a 25 anni sono già sistemati a vita come ho detto poc'anzi, altri hanno studiato ingegneria e ora sono assunti come ingegneri, altri hanno studiato giapponese presso l'università delle lingue orientali e sono volati in Giappone, hanno trovato lavoro a tempo indeterminato lì e si sono trasferiti realizzando così i loro sogni. Vedo miei coetanei che hanno le idee chiare sul loro futuro mentre io no e di questo me ne faccio una colpa. Ovviamente non ce l'ho con gli altri che sono liberissimi di fare quello che vogliono, ci mancherebbe altro, ma ce l'ho con me stessa perchè non riesco a trovare un punto fermo nel mio futuro post-laurea e ciò mi fa star male. A questo si aggiunge il continuo confronto con gli altri che mi abbassa ancora di più il morale. Mi ripeto spesso che la vita non è una gara, che ognuno ha il proprio percorso, che ognuno ha i propri ritmi ma serve a poco perchè anche il poco di buono che ho fatto finora lo sminuisco. Per esempio mi dico "ho preso la maturità con un buon voto" e poi "sì è vero ma quanti l'hanno presa con un voto migliore del mio?" oppure "ho preso la laurea triennale con un buon voto" e poi "sì è vero ma quanti l'hanno presa con un voto migliore del mio?" e così via. Questi pensieri associati al fatto di non avere le idee chiare sul futuro post-laurea, il continuo confronto con gli altri da cui esco sconfitta mi gettano ancora di più nello sconforto. In più non nascondo che il futuro postlaurea mi mette un po' di paura in quanto è una sorta di salto nel buio e a me le cose che non conosco, non piacciono perchè non so se sarei in grado di gestirle. Inoltre soffro anche d' ansia spesso anticipatoria che mi crea disturbi a livello fisico (colon irritabile). Ho provato tante volte a pensare se ci potesse essere una causa, un evento scatenante di questi miei modi di pensare (chiamiamoli così) ma non l'ho trovata. Mi ricordo solo che fino alle superiori ero tranquilla, l'ansia c'era magari per la verifica o l'interrogazione ma affrontavo il tutto con coraggio e mi sentivo alla pari di tutti. Tutto è cambiato con gli anni della laurea triennale, quando si è più responsabili, si pensa di più al proprio futuro: in quel periodo mi ricordo che l'ansia era aumentata, l'autostima era calata e sono iniziati i pensieri che vi ho descritto. Mentre anni fa erano pensieri che avevo solo ogni tanto e poi mi passavano, ora sento che si stanno intensificando. Chiedo scusa per la lunghezza e per gli errori (se ce ne sono) ma ho scritto di getto.
Cordiali saluti.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 22/11/2018 - 21:22

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Elena,
Da ciò che ha narrato sembra che il fulcro del suo disagio si possa collocare nella nuova dimensione della "responsabilità", associata alla frequenza della triennale.
Quindi, bisogna comprendere cosa significhi per lei diventare responsabili, autonomi ed indipendenti dalla famiglia d'origine, così come hanno già fatto alcuni suoi amici.
Cosa le suscita questa prospettiva di vita?
Può contare sul sostegno affettivo di qualcuno?
Consideri che il conseguimento della laurea e la successiva ricerca di un'occupazione rappresentano un momento di svolta nel ciclo di vita di una persona, quindi è comprensibile che possano insorgere sintomi, come quelli da lei descritti, che impediscono all'individuo di realizzarsi.
I sintomi intendono comunicare che la persona, per qualche ragione, non è ancora pronta a fare quel salto verso il nuovo, che, come nel suo caso, è identificato come un "salto nel buio".
Ci pensi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Chiara Rottoli Inserita il 22/11/2018 - 17:49

Monza
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Cara Elena, leggo con piacere le sue parole dalle quali si può dire che lei abbia un buon livello di consapevolezza rispetto a ciò che le sta succedendo, ma anche al 'come si dovrebbe fare per non stare in questo modo' (ad esempio quando dice che si rende conto che il confronto non è il corretto mezzo di autovalutazione anche se non può fare a meno di metterlo in atto: più centrale appare il punto in cui dice che ha paura quando non conosce qualcosa. La invito a riflettere su questo dicendole che il passaggio tra una fase di vita da studente a lavoratrice ports spesso con sé paura e ansia. Ricercare una causa scatenante non porta alla risoluzione del problema, che appare più complesso. Iniziare un percorso può aiutarla perché implica dare valore a ciò che si prova e che si è, contrariamente a quanto dice di fare attraverso il continuo confronto con gli altri, che forse le serve proprio a impedirsi di 'crescere'.

Se è interessata ad approfondire mi scriva pure.

Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Rottoli