Chiara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 30/09/2018

Roma

Non so come aiutare il mio compagno

Salve e grazie in anticipo per la vostra disponibilità. Mi chiamo Chiara, ho 28 anni e da 9 anni sono fidanzata con il mio compagno. Fin dai tempi dell'adolescenza ha sempre avuto problemi di ansia generalizzata, che più volte si sono poi trasformati in attacchi di panico veri e propri, con tachicardia, difficoltà respiratorie, senso di svenimento e di oppressione. Per lui è molto difficile stare tranquillo e non pensare a qualcosa di negativo in ogni situazione, molto spesso salta i pasti e di notte ha molte difficoltà nel riuscire a dormire. Quando ha degli attacchi di panico riusciamo a gestirli ma alla fine di essi il mio compagno mi dice sempre di volersi suicidare, per porre termine a tutte le sofferenze, anche le mie, cioè tutte le mie preoccupazioni nei suoi confronti.Non ha mai voluto consultare uno psicologo per ragioni economiche. Vi chiedo il mio aiuto perché non so come aiutarlo; lavorando, per il momento, in due città diverse passiamo la maggior parte della giornata separati e quando sente di avere davvero molta ansia io soltanto a parole non riesco a tranquillizzarlo, talvolta peggiorando la situazione. Questa condizione mi fa sentire inutile, se non un peso, per il mio compagno e vorrei tanto migliorarla, perché nei restanti momenti in cui è leggermente più sereno il nostro rapporto va benissimo. Dicendo delle cose che, secondo me, potrebbero aiutarlo diventa solamente più nervoso, dicendo di sentirsi solo e di voler tentare soluzioni estreme. Non voglio perderlo ma soprattutto non voglio che lui rimanga in questa situazione; oltre a fare dei piccoli sacrifici per poter pagare uno psicologo, come posso aiutare il mio compagno nel quotidiano e cosa posso dirgli?
Grazie mille se risponderete.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 01/10/2018 - 09:40

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Chiara,
innanzitutto vorrei precisare che chiunque provi (al di là dei risultati) a stare vicino ad un altra persona sofferente è, al contrario, utile, non "inutile" come ha descritto lei. Immagino che lei si senta "inutile" perchè il suo compagno, nonostante i vostri sforzi, continua a percepire malessere, e questo è normale, comprensibile, un vissuto di frustrazione condivisibile. Ma consideri che lei sta facendo molto e può continuare a farlo per il suo compagno. Intanto, gli è vicino quando sta male ascoltandolo e cercando insieme a lui una strada da percorrere.

Una strada utile per voi può essere quella di rivolgersi al consultorio della vostra zona o farsi prescrivere delle sedute di psicoterapia in asl dal vostro medico di base. In questo modo la questione economica non sarà più un problema e sarete sicuri di ricevere l'aiuto appropriato alle vostre problematiche.

Può chiedere al suo compagno se preferisce essere accompagnato da lei o andare da solo.

Nel caso in cui, nonostante la consulenza psicologica sia quasi gratuita, il suo compagno sia refrattario, le consiglio di richiedere un consulto per lei stessa, in modo da comprendere come sia più opportuno muoversi in questa situazione, anche perché lei ha fatto e sta facendo tanto per il suo compagno, ma di fronte all'ideazione suicidaria di cui ha parlato, è necessario intervenire in modo specifico ed articolato, quindi ha bisogno di supporto in questo.
Sono a sua disposizione per eventuali altri suggerimenti e/o chiarimenti.
Un caro saluto.
Dott. ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 04/10/2018 - 09:10

Milano
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Gentile Chiara, è comprensibile la sua richiesta di aiuto per il suo compagno rivolta a un sito di professionisti. Chiede come e in che modo può aiutarlo, cercare ed esprimere le parole giuste. Quelle parole che a volte sono così inefficaci, che le sembrano tranquillizzanti, ma che peggiorano talvolta la situazione. Soffre di attacchi di ansia con trasformazione in panico fin dai tempi dell'adolescenza e non ha mai cercato in tutti questi anni un professionista psicoterapeuta che potesse aiutarlo a comprendere ciò che gli stava succedendo. Ora, dice, il problema è di tipo economico. E si rimanda, lasciando lei in una situazione d’impotenza e lui con pensieri terribili che talvolta fanno pensare a una possibile soluzione estrema. Anche per liberarla dal peso della situazione. Direi che i servizi pubblici delle ASL sono disposti per intervenire alle richieste dei cittadini. Magari le sedute offerte sono poche oppure i tempi d’ attesa sono lunghi. Tuttavia, ritengo sia un buon modo per iniziare. Per muovere qualcosa. Le chiederei però se, secondo lei, il problema economico sia l'unico ostacolo a impedire al suo compagno di rivolgersi a un professionista. Oppure che altro? Capita nella nostra vita professionale di incontrare persone che mostrano una certa difficoltà a esprimere le proprie emozioni, le rabbie, le frustrazioni ed anche la tenerezza e l'affetto che si provano nei confronti delle persone e nelle situazioni quotidiane. Mandano giù. Nella pancia. O nella gola. Nel cuore. Allora diventa molto più facile parlare di sintomi fisici e pensare che possa esserci un farmaco che agisca senza troppe storie. Senza la fatica di dover lavorare su di sé e trovare le parole per "tirare fuori" il proprio disagio. Lei vorrebbe aiutarlo, è ammirevole questo suo bisogno di essergli vicino, ma oltre ad offrire il suo amore è difficile per lei "trovare le parole giuste". Quello è un fatto terapeutico e richiede una lunga formazione.
Potrebbe certo provare a farlo riflettere sul suo mondo interiore, su cosa prova, parlarne, distogliendo l'attenzione dai sintomi fisici. Sapendo però che, se lui si lascerà andare, il suo aiuto potrà essere limitato a stargli vicino, ad amarlo, ma difficilmente a comprendere il suo mondo interiore. Per rispondere alla sua domanda, lei potrebbe cercare di indagare se il suo è solo "un problema economico”, oppure fa davvero fatica a guardarsi dentro. La saluto.