Vaginismo quando l'amore fa male

disfunzioni sessuali femminili

Pubblicato il 28 giugno, 2017  / Sesso e Amore
Vaginismo quando l'amore fa male

Propongo la lettura di questo articolo per comprendere il Vaginismo.


1) Che cos’è il Vaginismo?

Nell’accezione clinicamente più usata, il termine vaginismo indica un disturbo sessuale caratterizzato da uno spasmo involontario, ricorrente o persistente, dei muscoli che circondano l’entrata in vagina associato a variabile fobia del coito, ossia all’angoscia della penetrazione. La gravità del vaginismo è valutabile su due livelli: l’intensità dello spasmo e l’intensità della fobia.
Il vaginismo è un disturbo sessuale che interessa il 1-2% delle donne in età postpuberale; nelle casistiche cliniche costituisce il 15-17% della popolazione trattata.

2) Quali sono le cause?

Nelle classificazioni più recenti a ogni disturbo sessuale corrisponde un’etiologia organica, psicogena o mista. Le cause “fisiche” del vaginismo primario, ossia presenti dall’inizio della vita sessuale, sono state considerate rare (meno dell’1% dei casi). In pratica il principale fattore di ostacolo “meccanico” alla penetrazione può essere costituito da un imene particolarmente fibroso e rigido, oppure cibroso o setto, difficile da dilatare.

Altri fattori possono essere disturbi congeniti o acquisiti ( come infezioni, radioterapia, traumi genitali, ecc.). in questi casi lo spasmo vaginale potrebbe rappresentare un’adeguata risposta iniziale allo stimolo doloroso (ad esempio il coito in caso di infezione vaginale), ma persisterebbe anche dopo la scomparsa della patologia che lo ha indotto.

Nel vaginismo primario sono più frequenti le cause psicologiche che associano la sessualità, in particolare la penetrazione, a stimoli negativi. Negli anni settanta le ipotesi etiologiche riguardo al vaginismo, si sono ampliate, andando ad esplorare ambiti differenti. L’accordo di base delle varie teorie è che il vaginismo sia una patologia psicosomatica in cui prevalgano elementi fobici conseguenti a esperienze negative ( sia reali che fantasmatiche) in ambito sessuale.

3) Come fare una Diagnosi?

Spesso è difficile fare una diagnosi corretta in quanto il 72% delle pazienti vaginismiche passano da un medico all’altro, spesso ginecologo che si limita a dire: “la paziente è stretta, nervosa”. In aspetto importante da valutare nel fare una diagnosi e che ha destato la mia curiosità è il linguaggio del corpo descritto nel manuale di Sessuologia Medica (Jannini et al). La donna vaginismica specie nelle forme di III e IV grado, somatizza lo stato di ansia-fobia in alcuni tratti caratteristici. Essi sono riassumibili in quattro aree del corpo, dal punto di vista emotivo e relazionale, interessate dalla somatizzazione muscolare.

Il primo di questi segni è la bocca serrata, spesso associata a occhi ben aperti; un messaggio chiaro, ossia la paura di far entrare le emozioni e il bisogno di controllare tutto.

Il secondo aspetto riguarda la tensione della parte cervicale dei muscoli paravertebrali; l’ipertono muscolare spiega la rigidità della colonna in questa parte del corpo, spesso associata a tensione delle spalle, rigide, quasi sollevate come a parare un colpo. Questa tensione concorre alla difficoltà all’abbandono e al piacere dei sensi. Per lasciarsi andare al piacere bisognerebbe riuscire a “perdere” la testa all’indietro: ciò che tanto attrae e tanto spaventa le donne affette da vaginismo.

Terza caratteristica fisica è la tensione della parte lombale dei muscoli paravertebrali. Essa determina l’inarcamento della schiena , ossia una iper-lordosi lombale. Tale inarcamento si presenta di fronte ai tentativi di penetrazione. L’aspetto aspetto è lo spasmi del muscolo elevatore dell’ano che circonda la vagina. È l’intensità dello spasmo a condizionare la difficoltà o l’impossibilità della penetrazione.

Le favole che aiutano a capire il Vaginismo

Le diverse personalità delle donne sofferenti di vaginismo sono descritte da Friedman in “Virgin Wives”(1962) come esemplarmente mostrate nelle fiabe della nostra infanzia. L’autore descrive tre tipologie di donne vaginismiche.

Alla prima categoria ha associato la fiaba de “La bella addormentata nel bosco”: donna infantile che continua a vivere col marito una relazione di tipo fraterno. Si tratta di coppie economicamente e psicologicamente dipendenti dai genitori e che restano sovente degli eterni studenti. Marito e moglie sono entrambi vergini. In questi casi, l’ignoranza come barriera protettiva sfiora l’assurdo: la coppia riesce a non sapere quasi nulla del sesso in un’epoca in cui l’informazione sessuale è alla portata di tutti.

Alla seconda categoria ha associato la fiaba di “La Brunhilde”: regina guerriera che nessun uomo potrà mai conquistare o sedurre, per lei il rapporto sessuale è vissuto come una sorta di battaglia dei sessi con l’angosciosa convinzione che la femminilità sia un indice di debolezza e di passività. Qui appare in primo piano la paura di perdere il controllo della situazione. Figlia di un padre forte o idealizzato come onnipotente, tale e quale a Wotan, non si lascia possedere da un altro uomo.

Queste donne ostentano spesso un atteggiamento mascolino, hanno successo e gratificazione sul lavoro, disprezzano la femminilità che ritengono perdente.

Alla terza categoria ha associato la storia de “L’ ape regina”. L’ape regina vuole dall’uomo un figlio ma rifiuta la sessualità. L’atto sessuale è sporco e umiliante, una triste necessità per restare incinta. Questo tipo di donna vaginista considera l’uomo esclusivamente in funzione della riproduzione e si duole del sintomo perché ostacola la realizzazione della maternità. Per il resto, il partner non viene tenuto in alcuna considerazione e così pure la sessualità di cui esse hanno un’idea negativa.

Il comune denominatore dei partner sarebbe essere l’inoffensività: per infantilismo nel primo caso, per eccesso di aggressività della donna nel secondo e per l’inesistenza dell’investimento affettivo dell’ape regina. Steg precisa: “la scelta delle vaginismiche è, in effetti, sempre particolare: cercando un partner che non le forzerà e così le rassicurerà, in cui non avranno fiducia, che non è il personaggio che potrà dare loro una mano. La scelta delle vaginismiche tende ad “evitare”.

Evitare cosa? Un partner che non metta in crisi il sintomo.

4) Trattamento nell’ Approccio integrato

Il modello integrato di Gestalt e Analisi Transazionale, è l’approccio che utilizzo per stilare un’ipotesi di trattamento con le pazienti vaginismiche. Voglio sottolineare che concordo nel considerare utile la terapia di tipo mansionale, in quanto attraverso le varie tecniche di desensibilizzazione, si porta la paziente, a vedere il proprio sesso, a toccare il proprio corpo, a rendersi conto che gli adduttori serrati, possono lasciare spazio all’introduzione del sesso maschile. Ma questo non è sufficiente. Ritengo fondamentale che tutto ciò debba essere fatto all’interno di uno spazio utile per elaborare le emozioni suscitate dalla presa di contatto col proprio corpo.

Qualunque siano i fattori correlati allo sviluppo di quadro del vaginismo, il contatto con il proprio corpo risulta compromesso. Lo sviluppo di una percezione di lavoro e il contatto con il suo corpo è estremamente importante.

Oggi sappiamo che le donne vaginismiche hanno una rappresentazione dei propri genitali molto diversa dal loro aspetto somatico. La vagina è sempre rappresentata come angusta, stretta e spesso inaccessibil. Importante risulta, all’interno di quest’ottica è che le pazienti vaginismiche si ri-approprino del loro sesso.
È essenziale effettuare il lavoro di espansione della consapevolezza, in quanto la presa di contatto e consapevolezza sono le fonti di sviluppo dell’essere. Fare un lavoro sulla consapevolezza ingloba a della conoscenza dell’ambiente, la responsabilità per le scelte, le consapevolezza di sé, l’ auto-accettazione e la capacità di contatto.


La “coppia vaginismica” in Gestalt

Quando dalla prospettiva individuale si passa a quella di coppia, questa va intesa come un sistema per il quale valgono considerazioni più complesse. Mi riferisco alla coppia, prendendo come base teorica e metodologica, la Terapia della Gestalt.
Comprendere il vaginismo non è una questione solo di donne, ma nel suo complesso una disfunzioni sessuali, che colpisce la coppia, e portando anche all’ uomo angoscia e sofferenza. È interessante notare che gli effetti possono estendersi famiglia, adottando una visione sistemica, ciò che accade a un membro da un cambiamento in tutto il sistema.

Il terapeuta della Gestalt, dopo aver ricevuto la coppia (o donna) con vaginismo nello studio farà una comprensione del quadro tenendo presente che il vaginismo danneggia il rapporto di coppia, provocando problemi che vanno oltre il rapporto sessuale. La donna può sentirsi insicura rispetto alla fedeltà del compagno e si chiede se il marito sia alla ricerca di una altra persona che non ha lo stesso suo problema.

L’uomo può pensare che la compagna non voglia la penetrazione perché non lo ama abbastanza. Il marito nel corso del tempo può sentirsi frustrato dall’astinenza sessuale o dal “sesso senza penetrazione”. Questi problemi sessuali, generano la tensione per la coppia.

I conflitti tendono a ripercuotersi nella coppia in diversi modi: i due finiscono per diventare lontani a causa dei disaccordi, dei rancori e delle frustrazioni. In questo caso, il sistema potrebbe essere entrato meccanismo desensibilizzazione, avendo un contatto tra di loro molto superficiale, spesso non si concedono nemmeno di toccarsi e quando lo fanno, le sensazioni corporee sono bloccate. La convivenza e la casa diventano monotone e noiose.

Lavorare per espandere la consapevolezza della coppia, prevede l’elaborazione di Gestalt ancora incompiute, e in modo da essere ristrutturata ed essere chiusa.
Secondo Zincher, il terapeuta che lavora con la coppia, deve aiutare a capire come e dove si verifica la situazione di stallo in sistema, e come utilizzare la consapevolezza e l’energia per superare questa

Zincher dice che “aumentare la consapevolezza promette cambiamenti in tutti i livelli della nostra vita”.
Con l’ espansione della consapevolezza, la coppia lascia un pattern cristallizzato, disfunzionale, che ha limitato la sua esistenza e i suoi mezzi. Così, dal momento in cui i membri della coppia percepiscono le loro vecchie impasse e prendono coscienza di come agiscono, si riappropriano della loro esistenza, e vedono possibilità di nuove scelte.

In Caso di Abusi sessuali

La donna che ha subito esperienze di abusi e violenze sessuali, quando ha un rapporto sessuale, ciò può significare entrare ancora una volta in contatto con il dolore di quella esperienza. Il vaginismo può, quindi, nascere come un modo per evitare sofferenze e preservare la loro integrità mentale. L’ esperienza dell’abuso si configura come una situazione ancora irrisolta, un bisogno insoddisfatto. L’ esperienza dolorosa ritorna costantemente, cercando elaborazione, e nel momento del rapporto sessuale con un partner, la stessa violenza è come sfondo. Pertanto, il contatto tra i due è ostacolato, impedendo di far vivere intensamente il momento di intimità e piacere alla coppia.
La terapia in questi casi ha come obiettivo anche il vedere e il rielaborare il trauma.

CONCLUSIONI

La richiesta di psicoterapia parte da uno stato di sofferenza e la domanda di aiuto ha lo scopo di produrre dei cambiamenti nella situazione attuale.
Il sintomo portato dalle vaginismiche rappresenta il modo in cui la donna ha potuto dare voce al suo malessere, allora come visto sopra, l’obiettivo è quello di far sperimentare altre possibili soluzioni per raggiungere una maggiore integrazione ed una maggiore flessibilità.

È difficile guardare oltre il sintomo e la consapevolezza di ciò che comporta con l’avvio del processo terapeutico, così come l’accettazione dello stato di sofferenza inerente ad esso.

Io da terapeuta mi situo in questo crocevia con la mia capacità di attendere e di trasformare il messaggio in una dimensione di senso condiviso; considero tutto ciò che mi porta la paziente come un messaggio da accogliere, in un luogo dove è possibile dirsi liberamente tutto e dove può emergere un altro punto di vista. Il mio ruolo è quello di costruire un terreno comune, intravedendo connessioni nuove o riformulando quelle che c’erano sempre state.

Concordo nell’integrazioni con le terapie mansionali sessuologiche, in quanto funzionali alla scomparsa del sintomo, però ritengo fondamentale comprendere il significato nascosto dietro la “contrazione degli adduttori” che non fa aprirsi al sesso maschile. Se il sintomo va via con la terapia sessuologica, restano dentro la donna, tutti i fattori che hanno contribuito alla sua insorgenza. Quindi passo a passo, io, da terapeuta, apro ad una nuova visione della patologia, la donna non più vittima di un sistema, ma protagonista della sua scelta, e della sua scelta di “guarire”! Per questo ritendo che il mio modello di riferimento, l’approccio integrato Gestalt e Analisi Transazionle, possa essere illuminante, in quanto si pone attenzione sia al contenuto, che al processo.

Con la psicoterapia con donne vaginismiche il cambiamento si esprime sul piano della relazione e della qualità della presenza, mediante una maggiore flessibilità dell’uso dei canali ed una integrazione di parti di sé. Cambia anche il corpo e la percezione di esso: diventa un corpo che vive, che sente, un corpo che entra nel contatto e che desidera la penetrazione dell’altro. Cambia il linguaggio che diventa più vicino all’esperienza, linguaggio per comunicare, per entrare in relazione con se stesso e con gli altri, linguaggio di realtà e linguaggio affettivo. Cambia la percezione dei sentimenti delle emozioni, cambiano i processi cognitivi e il sintomo perde la sua fissità.

È come un processo alchemico dove la trasformazione è possibile quando le sostanze interagendo tra di loro danno vita a una nuova e creativa sintesi.

Bibliografia

  • Jannini A., Sessuologia Medica, trattato di psicosessuologia e medicina della sessualità, Elsevier Masson, Milano 2007
  • Stewart I., Joines V., L’Analisi Transazionale, Garzanti Ed., Milano, 2007
  • Tumiati L., La freccia e il dolore, Bollati Bolinghieri, Torino 2006