Fobia Sociale e i nuovi mezzi di comunicazione virtuale

Pubblicato il 13 febbraio, 2014  / Psicologia e dintorni
Fobia Sociale e i nuovi mezzi di comunicazione virtuale

Ogni cultura mondiale, Orientale come Occidentale, ha le proprie Fobie Sociali (o sociofobie), le quali si manifestano nei soggetti affetti con gli stessi sintomi pur differenziandosi per le situazioni che le scaturiscono.

Ad esempio in Giappone vi è la Sindrome Taijin Kyofusho (TKS) questa è la paura di offendere altri individui o procurare situazioni d'imbarazzo agli altri, emettere odori corporei o mostrare parti sgradevoli (per la loro cultura) del proprio corpo, mentre la percezione della paura di essere sottoposti a giudizio altrui e l'ansia di essere mal giudicati in questo popolo è molto minore.

In Psicologia vengono identificati due sottotipi di Ansia Sociale: quella generalizzata e quella specifica.

  • Il Primo sottotipo, si manifesta in tutte quelle situazioni in cui l'individuo entra in contatto con gli altri. Conversazioni, Incontri, Inviti o anche il solo guardare l'altro negli occhi, vivendo in perenne paura di essere criticato e giudicato negativamente dagli altri, di conseguenza egli evita di compiere azioni o svolgere compiti di vario genere, il soggetto socio fobico adotta questo modus operandi per annullare la percezione di sentirsi soffocato dalla valutazione di altre persone.
  • Il Secondo sottotipo risulta di certo meno invalidante e si presenta solo in circostanze specifiche e circoscritte come ad esempio affrontare un discorso pubblico, sottoporsi ad un esame, parlare con una persona che attrae fisicamente o presentarsi ad un colloquio di lavoro. (Parleremo in questo caso di ansia da Performance).

Entrambi i sottotipi rendono difficile ogni genere di attività ove si incontrano altri soggetti.

Abbiamo alla base di questa importante ansia, due aspetti cruciali e sono il forte desiderio di dare una buona impressione di se agli altri, e contemporaneamente una grossa incertezza rispetto al raggiungimento di questo obbiettivo.

Fobia Sociale e i nuovi mezzi di comunicazione virtuale I soggetti affetti d'ansia sociale propendono ad rinchiudersi in se stessi, anche per via dell'isolamento che subiscono da parte degli altri, e molto spesso vengono discriminati per i loro problemi nelle relazioni sociali.
Questo comportamento indirizza il soggetto a vivere una sorta di spirale che lo trascina ad una inevitabile alterazione della realtà che giorno dopo giorno lo porta a crearsi un mondo interiore distaccato ed immaginario, un qualcosa di unico e strettamente personale come un “bozzolo” più sicuro e meno "esposto" ai giudizi altrui.

Nel 2004 viene fondato Facebook un social network che entra prepotentemente nelle vite di tutti coloro che possiedono una connessione di rete, da quel momento la modalità d'interazione con gli altri ha subito un significativo cambiamento del modo di concepire internet e i nuovi mezzi di socializzazione. Facebook inizialmente nato per far comunicare gli studenti di una università americana, paradossalmente procura con il suo modo di essere stato concepito proprio quello di cui i socio fobici sono alla ricerca, il distacco.

I soggetti affetti da ansia sociale non faranno mai uso dei social network per studio, divertimento o lavoro, e se lasciati a loro stessi potrebbero amplificare il loro disturbo tramutandolo in un vortice pericoloso per il soggetto stesso.

La paura di relazionarsi anche e soprattutto fisicamente con gli altri, porta i socio fobici ad instaurare il più possibile “amicizie virtuali”, in quanto nascoste e “protette” dietro ad uno schermo di un pc.

Questo comportamento racchiude in se due aspetti: il primo positivo, infatti il soggetto sente una sorta di benessere psico fisico dovuto alla comunicazione, al confronto e alla socializzazione, parlando (in questo caso scrivendo), con persone che gli creano una sicurezza tale da consentirgli anche di raccontarsi, di confessarsi o in alcuni casi anche di "trasformarsi" in qualcuno che nella realtà loro non saranno mai.

Il secondo aspetto però è negativo, perché come accennato prima, questo comportamento creerà una spirale che porterà chi soffre d'ansia sociale a non tentare nemmeno un approccio di relazione fisica con gli altri ma anzi tenderà ad isolarsi sempre di più dalle persone fisiche e reali che lo circondano, sarà sfuggente anche di fronte a piccoli svaghi sociali di quotidiana convivialità, come la pausa caffè, la frequentazione di una palestra o l'invito per una ricorrenza in famiglia.

Se stessimo parlando di una persona non affetta da questo disturbo, il periodo di manifestazione di tale comportamento sarebbe ben circoscritto e, ben presto, terminerebbe con il diventare per l'individuo stesso una fonte di noia, facendo sorgere nel soggetto un forte desiderio di rapporti sociali reali che cercherebbe e instaurerebbe facilmente.

Purtroppo però il socio fobico non è in grado di gestire tutto questo da solo, più che preoccuparsi rimugina, ripete mentalmente a se stesso che le cose stanno andando male o che qualcosa di brutto potrebbe capitare da un momento all’altro, ma lo fa con una singolare mancanza di modulazione e di dettaglio e perciò si allontanerà sempre più dal mondo reale indirizzandosi verso il proprio, fatto di illusioni e finti amici, non aiutando il processo di guarigione ma cronicizzando il suo invalidante disturbo.

Il problema principale quindi, rimane sempre il fatto di non socializzare veramente, al contrario di come invece può pensare il soggetto affetto da socio fobia.

Sintomi della fobia sociale

In tutti questi casi l’individuo presenta sintomi simili: innanzi tutto i soggetti percepiscono reazioni fisiologiche particolari. Improvvisamente avvertono tremori, palpitazioni, sudorazione eccessiva e rossore. Il respiro tende ad aumentare in modo repentino e si associa spesso a dolori allo stomaco, fino alla nausea o alla necessità di andare al bagno.
Alcune persone al momento di parlare iniziano a balbettare, o ad avere la sensazione di una mancanza totale di controllo.
A livello cognitivo infatti il soggetto avverte come un “vuoto mentale”, e un senso crescente di allarme e pericolo: si ha come la sensazione di essere al centro dell’attenzione altrui, cosa oggettivamente non riscontrabile, e si pensa che in quel preciso momento, gli altri intorno ci stiano osservando pronti a giudicare come siamo, cosa facciamo, come lo facciamo (Fenigstein et al., 1975; Buss, 1980).

Modello Cognitivo

Il modello cognitivo della Fobia sociale è stato sviluppato da diversi autori come Clark, Wells (Clark e Wells, 1995; Clark, 1997; Wells, 1997, 1998; Wells & Clark,1997), i progressi di tale terapia rappresentano un traguardo nel campo della terapia dell'ansia. Gli studi fatti hanno portato alla luce come il sé elabori un processo maladattivo proiettandosi come un oggetto sociale. I soggetti fobici, anziché concentrarsi sulla situazione sociale e sul feedback degli altri, focalizzano l’attenzione su loro stessi ed usano le informazioni che ottengono dalla propria auto-osservazione per valutare come appaiano e cosa gli altri pensino di loro.

Solitamente vengono citate dieci ipotesi di Clark (2001):

  1. i fobici sociali interpretano gli eventi sociali in una modalità eccessivamente negativa.
  2. I fobici sociali mostrano un aumento dell’attenzione su se stessi quando sono ansiosi in situazioni sociali.
  3. I fobici sociali mostrano ridotta esternazione dei segnali sociali quando sono ansiosi
  4. I fobici sociali generano immagini della prospettiva dell’osservatore, di come loro pensano di apparire agli altri in situazioni temute. (non alla lettera: le fobie sociali portano ad una non percezione del sé… ossia fanno sì che chi ne soffre abbia una percezione distorta di come appare agli altri nelle situazioni da lui temute)
  5. I fobici sociali usano le informazioni interne rese accessibili dalla focalizzazione del sé facendo attenzione a fare (erronee) previsioni di come appaiono agli altri. (Non alla lettera: I fobici usano le informazioni interne rese disponibili dalla focalizzazione del sé su di sé.. per fare inferenze su come appaiono agli altri.)
  6. In situazioni di sicurezza e attenzione focalizzata del sé fanno attenzione ad evitare la non conferma delle credenze negative dei fobici sociali e mantenendo quindi, la fobia sociale.
  7. In situazioni in cui si attuano comportamenti per la propria sicurezza, (cioè per tutelarla) e in cui si è focalizzati su se stessi, i fobici sociali possono apparire agli altri meno desiderabili.
  8. L’esternazione di segnali sociali dovuta alla fobia sociale può essere interpretata dagli altri come un segno di disapprovazione.
  9. I fobici sociali si impegnano nel trattare anticipatamente in modo negativo un evento, prima di immettersi nella situazione sociale temuta.
  10. Dopo gli eventi, chi soffre di fobia sociale, rimugina prolungatamente e negativamente (ha pensieri a valenza negativa) su tali eventi.

La recente interazione, unita alla lista dei fallimenti passati, rafforzerà la convinzione di inadeguatezza sociale del paziente e questa sarà rafforzata.

Fobia sociale - Ansia sociale

In conclusione (fig.1), basandoci sul modello cognitivo della fobia sociale avanzato da Clark e Wells (1995; 1997) quando un individuo si trova a vivere una situazione pubblica, si riscontra sempre la medesima sequenza di eventi: la situazione attiva le credenze relative al potenziale fallimento della prestazione e le implicazioni legate alla manifestazione dei sintomi; ciò induce il soggetto a percepire un pericolo sociale che diviene visibile nelle preoccupazioni e nei pensieri automatici negativi.

BIBLIOGRAFIA:

  • Buss, A., H., (1980), Self-consciousness and social anxiety, San Fancisco: W. H. Freeman & C.
  • Clark, DM.(1986), A cognitive model of panic. Behaviour Research and therapy; 24, 461-470.
  • Clark DM., Wells A. (1995). A cognitive model of social phobia. In R. Heimberg, M. Liebowitz, D.A. Hope & F.R. Schneier (Eds) Social Phobia: Diagnosis, Assessment and Treatment. New York: Guilford Press.