Quando essere simpatico a tutti i costi nasconde un disagio

Pubblicato il 17 dicembre, 2012  / Psicologia e dintorni
Quando essere simpatico a tutti i costi nasconde un disagio

La continua fame emozionale, la continua ricerca del piacere, del superficiale e dell’effimero, il narcisismo e l’edonismo, sono solo alcune delle caratteristiche dello sballone. Egli è un soggetto che appare brillante, comunicativo, sempre a caccia di emozioni forti, di compagnia e divertimenti, ma che poi difficilmente fa sue le emozioni che vive. Tali emozioni non vengono riflettute e interiorizzate dentro di sé e nemmeno empatizzate attraverso la presenza consapevole dell’altro. È come se le emozioni scivolassero addosso, come se attraversassero semplicemente la persona senza però lasciare dentro nulla.

La sensazione del piacere è una delle prime che il bambino prova nella sua vita neonatale, al momento delle gratificazioni orali, anali, falliche, e al momento in cui riceve feedback positivi dalla madre, come sorrisi, carezze, o al momento del gioco. Tuttavia è anche una sensazione che egli deve imparare a integrare e mentalizzare, perché la carica energetica della sensazione del piacere è molto forte e pervasiva e se non viene riflessa nel modo giusto dalla madre diventa un’onda emozionale che invade il bambino e che può portare a due esiti: o la tendenza a trovare gratificazione solo attraverso questa corrente energetica che attraversa come un lampo momentaneo il proprio essere, o come qualcosa che viene evitato perché è qualcosa che possiede una carica emotigena troppo grande e difficile da gestire.

È quindi fondamentale la modulazione emozionale che una “madre sufficientemente buona”, per dirla con Winnicott, deve saper dare. La madre funge da specchio empatizzante, fa sì che rimandi al bambino una elaborazione di quelle emozioni che lui da solo ancora non si sa dare. Se la madre non riesce a ottemperare a questo compito educativo l’esito della sballoneria è certamente un esito probabile. Infatti la possibilità di vivere appieno le emozioni è strettamente legato alla coscienza di sé, e la coscienza di sé non si può formare se la personalità rimane fissata al momento della fusionalità madre-figlio non risolta e questa fissazione non permette alla persona di condividere se stesso con un altro-da-sé. Ecco che quindi le sensazioni non diventeranno mai emozioni e rimarranno solo una tempesta che attraversa ma non viene mai conquistata ed elaborata.

Quando essere simpatico a tutti i costi nasconde un disagioLo sballone è quindi fondamentalmente un contenitore che fa acqua da qualche falla: la persona che vive di sensazioni non mentalizzate non le farà mai sue davvero e quindi non si sentirà mai pieno e gratificato e avrà sempre bisogno di sensazioni nuove che sostituiscano quelle che perde. Tuttavia non sempre è possibile questa continua ricerca di sensazioni e quindi, ove non sia possibile, lo sballone si sente invaso dall’angoscia esistenziale, perché percepisce di essere vuoto e inconsistente, e l’essere messo di fronte a questo lo fa cadere in stato angoscianti, che necessitano quindi di nuove emozioni per non sentirsi disgregare.

L’essere sempre brillante, coinvolgente e seducente diventa un diktat che difende dal rischio di sperimentare il proprio vuoto interno, uno dei fantasmi più brutti che si possano sperimentare, che a volte portano la persona a fare sogni angoscianti durante la notte. Dietro la simpatia forzata spesso si nascondono aggressività, paure radicate, bisogni affettivi profondi: un mondo tutt’altro che portatore di serenità e allegria. E la maschera del brillante non fa altro che scollarci sempre di più da ciò che siamo, crea un personaggio fittizio che soffoca la nostra natura e preclude anche possibilità e qualità nelle relazioni. Facile è quindi in questo continuo ricercare sensazioni, il rischio di perdersi letteralmente: finte identità, relazioni vuote e superficiali, rischio di non essere preso sul serio e di attirare solo persone che a loro volta non sanno mettere la persona sballona a contatto con sé stessa. Mentre quello che sarebbe necessario per lui sarebbe proprio , da una parte la responsabilità, per far sì di pervenire a una concreta e consapevole pienezza emozionale, e dall’altra parte la relazionalità vera e autentica, entrambi ingredienti che possano permettere allo sballone di entrare in contatto col suo vuoto e non averne più paura.