Il paziente alessitimico

Pubblicato il 26 marzo, 2015  / Psicologia e dintorni
Il paziente alessitimico

In uno studio di psicoterapia arrivano tanti pazienti. La richiesta maggiore è la soluzione dei problemi psicologici come l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivi e problematiche familiari.

Lo strumento di cura della psicoterapia d’elezione è soprattutto il colloquio clinico, perché alla pari di un lavoro di ri-programmazione di un computer, il software mentale viene ispezionato e modificato col dialogo.

In uno studio di psicoterapia ci sono alcune persone più difficili da curare e trattenere per tutto il tempo della terapia. Sono pazienti difficili perché hanno una scarsa considerazione del lavoro psicologico. Parlano poco e non sanno cosa dire. Lasciano allo psicologo una sensazione di frustrazione e di impotenza.

Queste soggetti soffrono di un disturbo denominato ALESSITIMIA

L’ espressione ‘Alessitimia’ deriva dal greco, a= mancanza, lèxis=parola e thimos=emozione, quindi ‘mancanza di parole per descrivere le proprie emozioni’.

L’alessitimia è la difficoltà di esprimere verbalmente le emozioni, oppure: ‘senza parole per le emozioni’.

L’alessitimia, quindi, è l’ incapacità di utilizzare la parola per la comunicazione affettiva e difficoltà di impiegare le parole per esprimere e per raccontare quello che si sta provando. Le persone alessitimiche hanno difficoltà nell’ identificare i propri sentimenti e a comunicare agli altri le proprie emozioni.

L’alessitimia può essere considerata l’ equivalente emozionale della cecità (blindfeel). Non è una sindrome psicopatologica ben identificabile come la depressione o il comportamento abnorme di malattia, ma una caratteristica di personalità non immediatamente correlata ad alcun specifico disturbo. Essa può rientrare nella tipologia dei disturbi della regolazione affettiva.

La difficoltà di espressione per descrivere ciò che si prova, spesso, crea pazienti psicosomatici. Non essendo in grado di tradurre in parole e nominare le emozioni, si tende a vivere sul corpo l’emotività.

Le persone con questa difficoltà sono poco adatta ad un trattamento di psicoterapia.

Costoro sono poco portate alla riflessività, perché sono pratiche e poco riflessive e non hanno molta dimestichezza ad usare le parole per descrivere ciò che provano.

Non sono pazienti facili; considerano l’ incontro con lo psicologo e la psicoterapia inutile e fatta solo di chiacchiere di poca utilità, perché per loro la malattia è solo un fatto medico e la risposta è solo quella farmacologica.

La persona con disturbo di ’alessitimia’ mostra:

  • difficoltà nel descrivere i sentimenti;
  • difficoltà nel distinguere tra i sentimenti e le sensazioni fisiche che accompagnano le emozioni;
  • mancanza di introspezione;
  • vita immaginativa carente e scarsa capacità di descrivere le sensazioni;
  • pensiero pratico e orientato, non alla riflessività, ma alle cose pratiche.


L’alessitimia è una dimensione nosografica che si estende lungo un continuum che va dal normale al patologico, a seconda della difficoltà a comprendere e comunicare le sensazioni emotive.

Recenti ricerche hanno messo in luce sintomi alessitimici in soggetti con disturbi post-traumatici da stress, soggetti dediti a dipendenza da sostanze, disturbi nel comportamento alimentare e depressi che si lamentano di incomprensibili dolori fisici.

Secondo le ricerche di Apfel e Sifneos (1979) i soggetti alessitimici mostrano uno stile comunicativo incolore, in quanto mancano i riferimenti a vissuti interiori,desideri, paure e sentimenti.

Il tratto di personalità di alessitimia ha anche altre caratteristiche accessorie. Queste sono:

  • sintomi somatici,
  • esplosioni di collera e pianto immotivato,
  • espressione delle emozioni tramite l’ azione,
  • ridotta capacità empatica: ossia difficoltà ad utilizzare le proprie emozioni come segnale e difficoltà a riconoscere le emozioni degli altri,
  • difficoltà a comunicare i sentimenti,
  • bassa capacità di introspezione, di riflessione e insight,
  • difficoltà a discriminare le emozioni e a distinguere le sensazioni,
  • locus of control esterno, ossia disposizione a vedere la responsabilità delle proprie difficoltà all’ esterno, che tutto è causa di altri, non se stessi. ‘Gli altri devono cambiare, non loro stessi’.
  • oscillazione tra comportamento dipendente ed evitante,
  • Impressioni di pseudo normalità,
  • sogni raramente presenti, ecc.


Nei soggetti alessitimici emerge chiaramente la presenza di una difficoltà a mentalizzare i propri stati mentali; questo porta a regolare le proprie emozioni attraverso atti impulsivi o comportamenti compulsivi (ad es. abbuffarsi di cibo, abuso di sostanze, parafilie, ecc.).

I soggetti alessitimici possono mostrare una ridotta capacità a provare emozioni positive come gioia, felicità, amore; ridotta capacità di empatizzare con gli altri, tendenza all’isolamento e a restare soli.

Molti pazienti affetti dalle ‘classiche malattie psicosomatiche’, come malattie dell’ apparato digerente, malattie dermatologiche, disturbi vari e malattie oncologiche manifestano marcate difficoltà nell’espressione verbale dell’ emotività.

Insomma quando l’ emotività non si serve del linguaggio e la via simbolica, utilizza la via corporea, l’ energia si scarica sul corpo e vengono fuori le malattie psicosomatiche.

Cause dell’alessitimia

Nel corso dello sviluppo psicobiologico il bambino impara a differenziare le sensazioni interne da quelle esterne e a modulare e a differenziare le variazioni di espressione affettiva. Le funzioni cognitive gradualmente si autonomizzano, consentendo così al bambino di elaborare, riconoscere e manipolare gli affetti.

La maturità, in senso evolutivo, viene raggiunta quando l’individuo è in grado di comprendere la complessità e l’ambivalenza dei sentimenti, non solo all’ interno del proprio sé ma anche negli altri.

Lo sviluppo maturativo dell’ affettività comprende cinque tappe.

Parte dalla prima in cui le emozioni vengono percepite solo come sensazioni corporee, prosegue con la fase in cui le emozioni vengono percepite come sensazioni corporee e come tendenza all’ azione.

Il paziente alessitimico

Segue il momento in cui le emozioni vengono percepite non solo somaticamente, ma anche psicologicamente. I descrittori verbali usate per esse sono semplici, uninominali e stereotipati. Lo sviluppo procede con la piena consapevolezza dell’esperienza emotiva e l’acquisizione della capacità di operare distinzioni, riflessioni, capacità di descrivere le sensazioni e comprensione dei sentimenti nelle altre persone.

Questo processo interno di differenzazione dal somatico allo psichico non avviene automaticamente, o per una spinta innata, ma è modulato, facilitato o bloccato nel contesto della relazione con la figura materna.

Nelle cause del disturbo le ricerche hanno riportato in maniera evidente una mancanza o una bassa interrelazione o scambievolezza di affettività con le figure di attaccamento.

Maltrattamenti, abbandoni, incurie, abusi infantili, chiusure e indisponibilità caratteriale, oppure e derisioni, beffe e canzonature di fronte alle richieste affettive, desideri di rassicurazioni e manifestazioni d’ affetto.

Queste sono alcune delle cause della disregolazione affettiva.

La maturità emozionale ed affettiva viene favorita all’interno di un campo intersoggettivo in cui vi è rappresentazione di sé e degli altri, accettazione, rispecchiamento delle espressioni emotive del bambino da parte della figura parentale che lo accudisce e successivamente dal fatto che tale figura viene coinvolta in interazioni piacevoli di gioco con il bambino e gli insegni le parole per denominare le emozioni e riuscire a parlarne.

La regolazione affettiva non indica semplicemente il controllo delle emozioni, ma la capacità di tollerare affetti negativi intensi e prolungati, come sentimenti di noia, vuoto, perdita, angoscia, attacchi di panico,depressione, irritabilità o rabbia, la padronanza di sé nella capacità di parlare, sfogarsi o la capacità di elaborare il proprio vissuto emotivo (Coping), senza ricorrere a oggetti esterni, droghe, alcool, azioni violente e distruttive o acting out comportamentali.

I soggetti alessitimici a volte sembra che sono al di sopra dei bisogni affettivi, e disconoscono tali bisogni per sé e anche per gli altri.

Il funzionamento mentale di tipo alessitimico si associa ad uno stile difensivo immaturo. Una caratteristica dei soggetti alessitimici è data dal fatto che, in situazioni di stress e di conflitto, essi non percepiscono il disagio sul piano psicologico, ma lamentano soprattutto sintomi somatici con attuazione di comportamenti inadeguati.

L’ uso di uno stile immaturo si associa spesso a tipo di strategie di Coping inadeguate che compromettono un appropriato adattamento sociale.

I risultati di trattamenti psicologici appropriati per tale disturbo prevedono apprendimento di strategie di coping come attività, pianificazione, sfogo emozionale, reinterpretazione, crescita e umorismo.

Tali stili di trattamento, unite all’utilizzo delle difese di tipo maturo possono risultare appropriati alla gestione emotiva dell’evento e alle situazioni stressanti, perché consentono una valutazione complessiva dell’ evento e un miglior adattamento nelle situazioni stressanti.

Appunti tratti dal libro di Vincenz0 Caretti e Daniele La Barbera ‘Alessitimia’ -Casa Editrice Astrolabio- 2005