Il gioco d'azzardo patologico: giocare o essere giocati dal gioco?

Pubblicato il 20 febbraio, 2018  / Psicologia e dintorni
Il gioco d'azzardo patologico: giocare o essere giocati dal gioco?

Il gioco è espressione di vita e creatività e appartiene all'essere umano di qualsiasi continente e cultura. Appartiene agli animali, che imparano la vita, così come il cucciolo dell'uomo, attraverso il gioco. Il gioco è tutto e il contrario di tutto. Il gioco ha regole, dà una direzione ed un obiettivo da raggiungere, detta ruoli e impone vincoli e limiti.

Ma il gioco è anche libertà di creare e reinventare, è plasticità di forme e comportamenti, è la regione della fantasia e dell'immaginazione che consente di andare oltre il visto e il conosciuto aprendo nuovi orizzonti e sguardi. Il gioco emoziona ed eccita, è intensità di concentrazione e strumento di intelligenza e conoscenza, mette alla prova i propri limiti consentendo di oltrepassarli. Il gioco può assumere forme e contenuti diversi, andando incontro alle esigenze di ciascuno di divertirsi e rilassarsi, da soli o in compagnia.

Perché allora proprio il gioco può diventare il nostro peggior nemico restringendo il nostro mondo vitale e le nostre relazioni?

Ormai da tempo è stato riconosciuto come il gioco possa diventare una patologia: quando assorbe troppa parte e tempo della vita di un individuo; quando lentamente si insinua nei suoi pensieri in modo insistente senza lasciare spazio per altro e libertà di scelta; quando il gioco diventa tutto e anche le persone più care sembrano sbiadire sullo sfondo della propria vita. Il gioco come ossessione alla quale è impossibile opporsi, che costringe a reiterare in modo coatto gli stessi gesti fino a che ne perdono il senso per diventare compulsione fine a sé stessa.

Anche il desiderio sparisce; il vuoto è riempito dall'azione non consentendo di procrastinare l'attesa e quindi il desiderio che può sorgere solo dalla mancanza (Recalcati, 2009)

Il gioco patologico occupa il vuoto. Lo spazio vitale viene riempito di comportamenti stereotipati e obbligati, ogni giorno sempre uguali, alla ricerca di un brivido ed un'eccitazione che col tempo scompare lasciando il posto alla frustrazione e all'inquietudine. Il vuoto interiore e le perdite esteriori, di denaro e relazioni, sembrano rimarcare l'impossibilità di tenere dentro di sé qualcosa di buono e che qualcosa all'esterno possa contenere le ansie e le paure che attanagliano l'uomo di oggi.

In una società sempre più mutevole e precaria, e che pare richiedere sempre di più in termini di risorse personali per far fronte agli obblighi, tali o presunti tali, per poterne far parte a pieno titolo, le fragilità del singolo si scontrano con quelle della collettività sempre più depauperata e incapace di fornire risposte concrete e rassicuranti.

La solitudine, anziché costituire un momento prezioso di incontro “con” e di riflessione “su” se stessi, assume i contorni spaventevoli di un “terrore catastrofico”, di un un terrore senza nome che dilaga e non trova limiti.

Il gioco d'azzardo patologico (GAP) diventa allora un surrogato con il quale è possibile placare il senso di solitudine, di precarietà, di bassa autostima nelle proprie competenze e capacità di costruire relazioni significative, di amare e di essere amati.

Il DSM 5, ormai noto come il manuale americano per la diagnosi psichiatrica più diffuso al mondo, inserisce, nella nuova edizione, il disturbo tra quelli legati alla dipendenza. Si riconosce che alla base del gioco patologico non vi sono solo meccanismi neurobiologici simili a quelle che si attivano quando si fa uso di sostanze, ma anche che le modalità comportamentali messe in atto sono simili.

Fenomeni tipicamente legati alle dipendenze da sostanze, come tolleranza, astinenza e craving, sono riscontrabili anche nelle dipendenze comportamentali come il gioco d'azzardo patologico.

Con tolleranza si intende la necessità di giocare sempre più spesso e/o investire maggior denaro per riuscire ad ottenere gli stessi benefici psicologici che in precedenza si ottenevano con giocate di frequenza minore o minore investimento di denaro.

Con astinenza ci si riferisce alla presenza di sintomi disturbanti, quali irrequietezza e irritabilità, se l'individuo non può giocare e la necessità, quindi, di continuare il gioco per evitare gli effetti indesiderati.

Infine, il craving, ovvero la compulsione a soddisfare un desiderio nel momento in cui lo si avverte senza possibilità di posporre l'azione, è la caratteristica che accomuna tutte le dipendenze, sia da sostanze che comportamentali e quindi anche il gioco d'azzardo patologico.

Il GAP è comunque una patologia prevenibile, curabile e guaribile, che necessita di diagnosi precoce, cure specialistiche e supporti psicologici e sociali (Serpelloni, 2013).

Come la psicoterapia, individuale o di gruppo, può essere d'aiuto nel trattamento del GAP?

La teoria per la quale chi cade in una qualsivoglia dipendenza sia da attribuirsi a caratteristiche di personalità “difettose” o a “vizi” personali, quali pigrizia, indolenza, mancanza di volontà, non solo è priva di qualsiasi fondamento scientifico, ma non tiene conto della complessità del problema.

La storia personale, le caratteristiche individuali, l'ambiente che ci circonda sono tutti fattori che si intrecciano tra loro portando a traiettorie esistenziali diverse, che possono essere sia protettive che rischiose, rispetto ad una salute psicologica che spesso si sottovaluta a favore di quella del corpo.

Basando il funzionamento personale su un registro in cui predomina una modalità di pensiero che concretizza ed “oggettiva” (per fare un banale esempio: “Penso che il mio capo non mi apprezzi perchè sono incompetente! Sono lento nello svolgere il lavoro, non sono accurato... mentre Y, lui si che è efficiente!”) si tralasciano altri aspetti, inconsci, che agiscono nel modulare il nostro comportamento, il nostro pensiero e le nostre emozioni (“Mi sono sempre sentito incompetente agli occhi della mia famiglia, soprattutto di mio padre...oggi mi sento sempre in difficoltà quando entro in contatto con persone importanti, temo che mi giudichino un po' come sentivo di essere giudicato da mio padre”).

La complessità del funzionamento psichico non consente facili spiegazioni causali alla base del disagio, ma piuttosto sollecita ad una attenta riflessione su di sé ed i moventi che ci spingono ad essere in un certo modo o a desiderare di essere in un altro. O ancora, a costruire un'immagine di sé poco veritiera, ma che ci sembra l'unica che sia possibile fornire agli altri per sentirsi accolti e accettati.

Attraverso la relazione con l'altro, e nel caso specifico con il terapeuta, è possibile guardarsi con altri occhi e conoscere meglio il proprio funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale, all'interno di un contesto relazionale empatico, rassicurante e non giudicante.

Il cosiddetto sintomo, in questo caso il giocare d'azzardo, spesso si rivela un modo per esprimere un malessere interiore che non può essere rappresentato attraverso le parole e quindi essere vissuto ed elaborato. Il terapeuta costituisce “l'altro” della relazione con il quale sperimentare, in un ambiente protetto, le proprie difficoltà emotive e relazionali per poterle osservare con un nuovo sguardo.

Anche la terapia di gruppo costituisce uno strumento terapeutico efficace nel trattamento del GAP, offrendo diversi benefici tra i quali:

  1. il condividere con altre persone una stessa problematica e poterla esaminare da angolazioni nuove e creative, alle quali contribuiscono tutti i membri;

  2. il confrontarsi in un gruppo permette di ricevere e dare sostegno e supporto, mettendo in gioco le proprie abilità relazionali;

  3. il gruppo consente la messa in scena della propria storia personale, che con la presenza esperta del terapeuta, può essere rivisitata e ri-significata aumentando il livello di benessere e incrementando una maggiore consapevolezza di sé.

Bibliografia

  • Il DSM 5 (Diagnostic and statistical Manual of mental Disorders, Fifth Edition) è il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, di matrice americana, ateoretico e descrittivo, elaborato dalle task force dell'APA (American Psychiatric Association). Nell'ultima versione è stata eliminata la classificazione assiale dei disturbi mentali, pur mantenendo una nosografia di tipo categoriale (per inclusione/esclusione di sintomi), ma all'interno di un'ottica anche dimensionale.
  • American Psychiatric Association (APA) (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5). Traduzione italiana Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Recalcati, M (2009). L'uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Serpelloni, G. (2013 ). Gambling. Gioco d'azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisiopatologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione. Manuale per i Dipartimenti delle dipendenze. Progetto GAP, CUEIM: