L'uso del disegno nella terapia con i bambini

Una chiave di accesso al mondo interiore dei piccoli pazienti

Pubblicato il 16 gennaio, 2017  / Psicologia e dintorni
L'uso del disegno nella terapia con i bambini

Il disegno è spontaneamente utilizzato dai bambini come strumento di espressione e di comunicazione; esso viene eseguito spesso di buon grado, e per questa caratteristica può essere utilizzato facilmente sia in contesti di gioco libero, sia in altri ambiti (come quello educativo o terapeutico).

Il piccolo che fatica a rimanere in una conversazione verbale potrà scegliere di esprimersi attraverso lo strumento analogico, utilizzando forme, colori e storie.

Nell’atto creativo di dare forma ad un disegno libero il bambino esprime ciò che ha in sé e la sua percezione del mondo. Per questa caratteristica è stato utilizzato come strumento per misurare lo sviluppo intellettivo ed emotivo in età evolutiva; nel nostro approccio, tuttavia, adottiamo l’intenzione, anche in ambito terapeutico, di non interpretare il disegno, ma di rispettarlo come gesto di autorivelazione.

La stessa richiesta del disegnare, che può essere fatta dallo psicologo o da un altro adulto, è una comunicazione che introduce il bambino in un contesto di gioco e di spontaneità. Le domande curiose e rispettose su ciò che viene rappresentato aumentano la vicinanza tra i due interlocutori, tanto più quanto il prodotto disegnato viene accolto e mantenuto nella sua unicità.

Il foglio bianco, che si riempie di segni, forme e colori, è un facilitatore all’interno di due processi di conoscenza che si intersecano tra loro. Il primo processo è quello tra il bambino e l’adulto, che cominciano a sondarsi a vicenda: il piccolo si accorge che l’adulto è curioso ed interessato alla sua opera, e sente di essere degno di attenzione. Può mostrare le proprie competenze artistiche e narrative: questa esperienza può avere ripercussioni positive sullo sviluppo dell’autostima.

Contemporaneamente l’adulto entra a contatto con i contenuti e le emozioni salienti che il piccolo artista ha deciso di mostrargli. Essendo l’opera disegnata una espressione di sé, è ovviamente possibile per il clinico ottenere delle preziose informazioni sul piccolo paziente per conoscerlo meglio.

Intendiamo questo processo all’interno di una posizione sostanziale di accettazione: risulta utile chiedere di raccontare ciò che viene creato, senza imporre dall’esterno significati o valutazioni. La domanda più utile da porre è quindi “Che cos’è? Mi racconti cosa hai disegnato?”, domanda che invita alla narrazione libera di ciò che il bambino ha deciso di mostrarci.

La domanda che inizia con “perché?” può essere percepita come invadente e può tendere a chiudere la narrazione. Il secondo processo di conoscenza è quello che avviene tra il bambino ed i suoi vissuti, testimoniati da ciò che ha disegnato: attraverso questa esperienza di autorivelazione il bambino può entrare in contatto con alcune parti di sé, in un percorso di incontro con le proprie emozioni ed i propri pensieri che rappresenta già un atto curativo.

Disegno dopo disegno, il piccolo paziente acquisisce maggiori competenze espressive e sceglie le tecniche che preferisce. L’aumento di competenze favorisce l’espressione libera e spontanea del suo mondo interno. Anche i disegni che ospitano contenuti negativi o comportamenti sintomatici sono da considerarsi dei passaggi importanti all’interno del percorso: il sintomo viene rappresentato sul foglio attraverso un processo di simbolizzazione; il simbolo può essere avvicinato e conosciuto, in modo da scoprire insieme al bambino nuove risorse per fronteggiarlo.

In questo modo, la trasformazione del sintomo in simbolo favorisce l’incontro e l’attivazione delle proprie risorse. Una delle modalità con cui utilizzare il disegno è chiedere al bambino (ma la stessa tecnica può risultare utile con l’adulto) di fare due rappresentazioni: in un foglio si chiede di disegnare la cosa che lo preoccupa di più; in un secondo foglio, si chiede di disegnare quale per lui potrebbe essere la soluzione.

Il “disegno-problema” svolge la già descritta funzione di trasformare il sintomo in un simbolo, osservabile e quindi affrontabile; ciò ha a che fare con il processo di esternalizzazione (White). Il simbolo funge da anello di comunicazione tra un’esigenza interna (che si esprime sintomaticamente) ed un mondo esterno, che ha bisogno del sintomo per essere vivibile.

Il disegno simbolico mette a contatto questi due mondi, che possono con il loro incontro trovare nuove modalità di rapportarsi. Il “disegno-soluzione” si configura come l’occasione di scoprire le proprie risorse e le proprie capacità; anche raffigurazioni irrealistiche ed irrealizzabili della possibile soluzione consentono un buon incontro: quello tra il bambino ed il proprio desiderio di serenità.

La consapevolezza di ciò che potrebbe farci stare bene può diventare il primo passo per ottenere un cambiamento significativo nel modo di vedere la situazione presente. Il disegno, ed i vari disegni che di volta in volta possono essere proposti, diventano dunque un viaggio di conoscenza alla ricerca delle varie parti di sé, per favorire una maggiore individuazione ed uno sblocco della capacità evolutive e di coping del bambino.

Nonostante, come già ribadito, ogni disegno sia una rappresentazione unica e speciale che il bambino dà di se stesso, all’interno delle varie rappresentazioni si possono individuare degli elementi (spesso appartenenti al mondo naturale) che fungono da simboli universali; alberi, fiumi, case sono spesso inseriti nei disegni con un’attribuzione di significato che è simile tra i vari piccoli artisti. In questo senso, si può pensare ad esempio ad un fiume come al simbolo della propria crescita, in quanto nasce, scorre e poi sfocia; alla montagna, come ad un obiettivo difficile da conquistare con fatica; al sole, come simbolo di vita; alla tempesta, come ad un momento di difficoltà.

La rappresentazione della casa è inoltre utilizzata come informazione riguardo alla percezione di protezione che ha il bambino. Il modo in cui la figura umana viene rappresentata può illuminare alcune tematiche (presenza di parti del corpo particolarmente grandi, o assenti; particolari del viso; posizione dei personaggi, nonché cosa stanno facendo). Ogni elemento è informativo purché si rispetti la narrazione che il piccolo autore ne vuole dare.