Il ruolo della consapevolezza del proprio corpo in psicoterapia

Pubblicato il 11 giugno, 2013  / Crescita Personale
Il ruolo della consapevolezza del proprio corpo in psicoterapia

Alcuni modelli di psicoterapia, tra cui quella della Gestalt, lavora partendo dall’assunto che il Sé non è un’istanza puramente mentale, ma è un processo che si manifesta anche incarnato.

Le persone esistono e affrontano i loro bisogni di diversa natura attraverso l’esistenza fisica, interagiscono con il mondo attraverso il corpo.

Il terapeuta gestaltico lavora sul modo in cui il paziente fa esperienza del proprio essere nel corpo.

Considerando l’intera manifestazione individuale della persona che a lui si rivolge, inizia a percorrere una strada che lo porta ad una comprensione più profonda del soggetto in questione.

Dall’attenzione anche al corpo del paziente, può costruire un’immagine che includa tutto di lui/lei nel qui ed ora. Costruisce un ritratto significativo dell’individuo che è lì in quel momento. Da tale immagine il terapeuta può iniziare a intravedere degli elementi che costituiscono il tema del paziente. Comincia quindi a ritrovare insieme a lui/lei il filo della sua storia.

La visione che il terapeuta organizza sull’interezza del cliente è una visione di processo che include le metafore che sperimenta nell’interazione terapeutica e che il paziente non è ancora in grado di vedere poiché ha tutte le energie impiegate nel sorreggere e districare la propria storia.

Costruendo una sua immagine di processo, fatta dalle sue parole, dalla sua voce, dalla sua postura, dal suo modo di guardare, si facilita la persona a cominciare a considerare una parte della sua interezza.

La visione di processo si crea sia restando ad osservare il paziente, così da formare un’immagine complessa ed unitaria, sia coinvolgendosi con lui/lei nello spazio e nel momento terapeutico, così da incontrare e comprendere il suo contesto ambientale e i personaggi che popolano la sua storia.

È da riconoscere che anche il percorso della storia del terapeuta stesso, che si evolve a partire dalle esperienze della sua vita interiore, è fondamentale tanto quanto l’ immagine di processo sul paziente, per il formarsi di una rappresentazione che può ri-orientare nella persona la visione di sé stessa.

Il ruolo della consapevolezza del proprio corpo in psicoterapiaGrazie ad un lavoro di processo che considera l’esistenza come mentale ed incarnata, il paziente inizia a fare esperienza sensoria del Sé fisico in modo da includerla nella consapevolezza di sé stesso.
Al cambiamento di livello della consapevolezza, si affianca una modificazione del suo sentire e della sua manifestazione corporea.

Il cambiamento della tensione muscolare ed il cambiamento posturale accrescono il senso delle proprie scelte, rivelano la complessità di sé e pongono in rilievo le ricchezze interiori. Tali evoluzioni sono globali, coinvolgono l’intero organismo e non scaturiscono dalle direttive e dalle teorie del terapeuta ma dalla possibilità che il paziente ha di fare esperienza della consapevolezza di sé come esistenza intera ed incarnata.

Il terapeuta ed il paziente lavorano insieme, esplorano insieme, comprendono e fanno esperimenti con l’esperienza del cliente che si manifesta gradualmente.
Nella visione della psicologia della gestalt, la resistenza è vista come una parte rinnegata del Sé, che non va ulteriormente negata o demolita, ma può essere portata alla consapevolezza per essere reintegrata nel funzionamento globale della persona.

Resistenze sono anche quelle che si manifestano a livello fisico, perché incarnate. Aspetti del proprio funzionamento rinnegati significa che non sono esperiti come Sé e quindi non sono pienamente accessibili per il contatto con l’ambiente e con i propri bisogni. Più sono limitate le proprie capacità di contatto, più la propria esperienza del Sé e dell’ambiente diventa frammentaria, disorganizzata, o debole, poco vitale, “scolorita”.

Considerando il sé come il sistema di funzioni di contatto, il funzionamento pieno dell’organismo dipende dalla piena disponibilità e dalla flessibilità delle funzioni di contatto, così da permettergli di affrontare creativamente le mutevoli richieste di interazione nell’ambiente.

Il terapeuta gestaltico ha il compito di sostenere lo sviluppo della capacità del paziente di fare esperienza dei suoi sintomi, delle sue resistenze come parte del suo Sé quale totalità. Anche le resistenze, seppur limitate e limitanti, sono soluzioni creative del Sé per la sopravvivenza.
Il terapeuta aiuta a percepire e poi a trasformare le strutture corporee cristallizzate o stereotipate in processi organismici attivi, e a facilitare l’integrazione delle parti scisse del Sé. Lo scopo quindi non è eliminare le strutture ma di trasformarle nei processi da cui derivano e che esse rappresentano, e di integrarle nel Sé scisso.

Il terapeuta aiuta il paziente a trovare le sue modalità utili per sperimentare il suo Sé incarnato, il suo corpo più pienamente e per comprendere il significato di tali esperienze.

L’esperimento è il lavoro di base che si fa in una psicoterapia gestaltica. L’esperimento accresce la consapevolezza di una persona mettendo in rilievo l’esperienza e portando in primo piano un aspetto del Sè vago o rinnegato. Non ha l’obiettivo di cambiare una struttura, ma aiutare il paziente a fare esperienza del significato di quella struttura.