Felicità: cos’è e perché a volte è difficile essere felici?

Pubblicato il 29 luglio, 2021  / Crescita Personale
Felicità
Il 63% dei cittadini nel mondo dichiara di essere felice


Cos’è la felicità?

Secondo la definizione del dizionario Treccani, la felicità è lo “stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.”

La radice latina del termine felicità è fe e si associa ad abbondanza e prosperità. La felicità è una condizione mutevole e momentanea, più o meno lunga, di benessere, agio e gioia, che implica una sensazione di soddisfazione e una percezione positiva delle cose. Coinvolge l’emotività, l’intelletto e il corpo e non sempre è determinata da un motivo ben definito. È uno stato soggettivo, che dipende da molti fattori interni e un gran numero di variabili.
 

La felicità secondo la psicologia, la filosofia e la scienza

La ricerca della felicità è una costante della condizione umana. È un comune oggetto di studio di filosofia, psicologia e scienza e sono innumerevoli le teorie e le ricette formulate per comprendere e trovare la felicità.

  • Nella filosofia antica di Aristotele, Platone e Socrate, la felicità è virtù, uno stato permanente, spirituale, elevato, superiore alla conoscenza, legato a ciò che abbiamo e ciò che di buono vogliamo diventare con il nostro impegno. Secondo i filosofi moderni, come Hobbes e Kant, la felicità è invece un concetto dinamico: la ricerca di qualcosa di nuovo e l’avanzare verso i propri traguardi.

  • La branca della psicologia positiva, detta anche psicologia della felicità, nata nel 2000 con Martin Selingman, apre le porte a una nuova prospettiva: si pone l’enfasi sugli aspetti positivi dell’esistenza e sui processi mentali che promuovono il benessere e la prosperità e portano all’auto realizzazione. Secondo Selingman, ognuno è responsabile della propria felicità ed ha la capacità di trovare all’interno l’attitudine per attirare situazioni positive. Nel libro Fai fiorire la tua vita, lo psicologo spiega il modello PERMA (che sta per “Positive Emotions, Engagement, Relationship, Meaning, Accomplishment”), un insieme di 5 fattori che sarebbero la ricetta per la felicità:

  1. P – positive emotions: le emozioni positive, come la speranza, l’autoironia e l’ottimismo comportano un tono dell’umore positivo e stimolano la creatività.

  2. E – engagement: l’impegno in un qualcosa, a prescindere di che attività si tratti, ci permette di perderci in essa provando una sensazione di piacere.

  3. R – positive relationship: le relazioni positive, fatte di legami veri e sentimenti puri e genuini, ci consentono di condividere la nostra intimità, le nostre gioie e i nostri dolori e di non sentirci soli.

  4. M – Meaning and purpose: ricercare - ed eventualmente trovare – il nostro scopo dà significato all’esistenza e ci fa sentire completi.

  5. A – Accomplishment: il successo e senso di riuscita che derivano dal raggiungimento di alcuni dei nostri obiettivi e dall’approvazione che ne deriva, sono fattori che rinforzano l’autostima, la soddisfazione e il senso di autoefficacia.
     

  • Secondo Daniel Gilbert, ricercatore dell'Università di Harvard, ci sono diversi tipi di felicità.

    1. Felicità emotiva: benessere che si prova per un’esperienza transitoria e relativa solo al momento presente, come passare una bella giornata in compagnia o aver visto un bel film.

    2. Felicità morale: profonda soddisfazione derivante dalla consapevolezza di stare vivendo una vita retta e piena secondo i propri principi etici.

    3. Felicità legata al giudizio: sensazioni transitorie legate a determinate situazioni e dipendenti dal giudizio personale, come essere felici per aver ottenuto un successo a lavoro.
       

  • George Vaillant è un ricercatore di Harvard che ha condotto lo Study of adult development, ovvero la più grande ricerca sulla felicità, condotta per ben 75 anni con lo scopo di identificare i fattori responsabili della felicità. Sono stati monitorati per circa 45 anni 268 studenti di Harvard benestanti. Da ciò è venuto fuori che sono i legami affettivi, le connessioni profonde e le relazioni di qualità gli ingredienti essenziali per la felicità e addirittura gli unici ingredienti per la felicità dopo la mezza età. Successivamente sono state condotte ulteriori ricerche che hanno individuato altri fattori predittivi della felicità: la generosità, la gratitudine, la condivisione di nuove esperienze con i nostri affetti e la capacità di perdonare.

  • Secondo lo studioso Micheal Fordyce sono quattro le attitudini da mettere in pratica nel cammino per la felicità:

    1. Condurre una vita attiva

    2. Socializzare con gli altri

    3. Dedicarsi ai propri hobby e a ciò che faccia stare bene

    4. Coltivare le relazioni vere di amore ed affetto.


Perché a volte è complicato essere felici?

Per trovare la felicità non esiste una regola valida per tutti né una ricetta universale. Spesso è un processo complicato: il cammino per la felicità non è semplice e richiede impegno per migliorare la nostra condizione psico-fisica e spirituale. Vivere sempre nel presente, volgere l’attenzione a ciò che si ha e apprezzare le piccole cose è la base per poter godere di momenti felici.

Bisogna essere consapevoli che per natura umana sperimentiamo ciclicamente tristezza e malinconia alternate a gioia e felicità. Per comprendere profondamente il significato della felicità e il suo valore, è necessario anche vivere il vuoto della tristezza.

Occorre inoltre liberarsi di alcune convinzioni errate che ostacolano il cammino verso la felicità. In primis, la felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma da noi stessi, come insegna Selingman.

Altra credenza falsa è che la felicità sia qualcosa di raro, ideale, utopico, che arriva lottando o per un colpo di fortuna: non è così. La felicità è già a nostra disposizione. Ciò che succede è che spesso abbiamo paura dei cambiamenti e così non lasciamo spazio dentro di noi alla felicità, ma è proprio quell’ignoto che potrebbe portarci allo stato interiore che tanto desideriamo.