Omosessualità: scoperta e coming out

Perché è tanto difficile viverla

Crescita Personale
Omosessualità: scoperta e coming out

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito ormai da molti anni l’omosessualità come una “variante naturale del comportamento umano” (1992).

Eppure, esistono ancora molti pregiudizi sociali e culturali che giocano un ruolo fondamentale nel modo in cui le persone vivono il proprio orientamento sessuale, arrivando a compiere anche gesti eclatanti ed estremi, come ci riferiscono le cronache attuali.

Albert Einstein sosteneva che "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio", che rende bene l’idea della potenza che i pregiudizi hanno nel nostro modo di osservare e valutare la realtà, intrappolandoci in un’unica visione rigida, che non ammette altre realtà, perché viene assunta passivamente (dai media, dalla cultura, dalla società, ecc.) e non è soggetta a critiche.

Da qui la tendenza ad etichettare come “sbagliata” ogni forma di comportamento che non rientri nel proprio modo di vedere le cose e che per questo non è accettata, anzi discriminata, come nel caso dell’omosessualità (bullismo omofobico).

Non solo, quindi, l’eterosessualità è l’orientamento prevalente nella società odierna, ma l’omosessualità spesso non viene accettata, sia dal macrosistema socioculturale che dai microsistemi di appartenenza, quali la famiglia ed il gruppo dei pari.

Al momento della scoperta e del successivo coming out, dunque, il giovane omosessuale si trova a vivere una condizione doppiamente sfavorevole: oltre a far parte di una minoranza sociale (minority stress), nasce in una famiglia che non è assolutamente preparata ad accoglierlo nella sua natura, perché “inaspettata”, “non prevista” dalla visione rigida e stereotipata ancora vigente.

Se è vero, infatti, che ogni famiglia risponde a suo modo, molte famiglie entrano in crisi a seguito della scoperta dell’omosessualità di un suo componente che, nella maggior parte dei casi, costituisce un vero e proprio evento critico all’interno dell’equilibrio familiare, dando vita a situazioni di disagio e di dispiacere molto forti, per tutti i suoi membri e per la persona omosessuale in primis.

Già la scoperta della propria omosessualità, infatti, è di per sé un momento di grande confusione e paura e necessita spesso di sostegno ed aiuto affinché sia la stessa persona ad accettare la propria natura anziché negarla (omofobia interiorizzata).

Ancor più complicato diventa parlarne, soprattutto se il pregiudizio negativo nei confronti dell’omosessualità proviene dalla propria famiglia o dai propri amici. Ciò può generare profondo malessere e solitudine.

Sicuramente se l’essere genitori è di per se un compito difficile, lo è ancora di più in questo caso poiché il sistema famiglia si ritrova a dover fare i conti con una nuova realtà, di cui non sa molto. La cosa migliore che un genitore possa fare è anzitutto quella di documentarsi molto bene sull’argomento, evitando comportamenti impulsivi ed automatici, dettati dai pregiudizi e dalla scarsa informazione. Anche il figlio dovrebbe documentarsi meglio, in modo da poter svolgere un ruolo educativo nei confronti dei propri genitori e degli altri significativi.

Inoltre, un percorso di terapia potrebbe aiutare, i genitori e/o il giovane omosessuale, ad affrontare ed a liberarsi di tutti i pregiudizi che ruotano intorno all’omosessualità ed all’immagine stereotipata dell’omosessuale che la cultura e la società ci passano attraverso i media e che sono alla base dell’omofobia sociale e/o interiorizzata. Potrebbe anche essere utile elaborare la sofferenza ed il lutto che la scoperta dell’omosessualità può comportare rispetto alle aspettative di eterosessualità che si erano costruite attorno a sé o al proprio figlio/a.

Non esiste una sola realtà, ma tanti modi di essere e di pensare!

La diversità è una ricchezza non qualcosa da negare o allontanare per paura, scarsa conoscenza o non accettazione.