Il Disturbo da Attacchi di Panico

Pubblicato il 20 maggio, 2013  / Ansia e Depressione
Il Disturbo da Attacchi di Panico

Gli attacchi di panico sono manifestazioni psicosomatiche temporalmente circoscritti che possono durare solo alcuni minuti e comunque in genere un breve lasso di tempo; accompagnati da sintomi fisiologici quali senso di soffocamento, vertigini, sudore, tachicardia, senso di svenimento. Si associa ad essi anche la paura di morire o di impazzire e fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione.

Quasi mai hanno un contenuto psichico o un legame con la realtà evidente, tanto che sembrano venire dal nulla; una volta comparsi possono instaurare una profonda ansia anticipatoria relativamente a successivi episodi eventuali, a cui si può associare agorafobia (paura di rimanere intrappolati in un luogo o in una situazione senza via d’uscita o in cui non si può ricevere aiuto), ritiro sociale ed evitamento di situazioni specifiche.

Il disturbo da attacchi di panico è collegato ad una specifica triade psicologica:

  • dipendenza dal potere
  • tendenza al controllo
  • estraniamento da Se e dal proprio mondo interno

I soggetti che soffrono di attacchi di panico, sono stati spesso bambini precocemente adultizzati che cioè hanno dovuto occuparsi o far fronte in tenera età a situazioni per cui non possedevano competenze appropriate, ad esempio erano i confidenti di uno dei genitori in alleanza contro l’altro, hanno assunto precocemente il ruolo di pater familias o di donna di casa sostituendosi al rispettivo genitore, ecc…

Il Disturbo da Attacchi di PanicoDa adulti continuano a mantenere questa posizione, fino a che non giunge una crisi, ossia fino a quando il Sé non ritiene sia ora di cambiare rotta, per cui emerge il sintomo che ha significato di rottura con un atteggiamento non più funzionale.

Il soggetto è così costretto a chieder aiuto e finalmente qualcuno si può occupare di lui. In questi termini il disturbo diventa espressione di una richiesta di attenzioni ed affetto manifestata in termini disfunzionali, a cui l’individuo deve far fronte entrando in contatto delicatamente con le proprie emozioni ed i propri bisogni che sono stati misconosciuti a favore del collettivo: significa fondamentalmente iniziare a mettere se stessi in primo piano, riconoscere i propri desideri e le proprie intime necessità.

Molto spesso le persone che soffrono di questo disturbo faticano a riconoscere le proprie emozioni, anche a causa della strutturazione di un Falso Sé, che difende come una corazza il proprio autentico mondo interiore e favorisce un adattamento sociale positivo, tanto che la persona può dirsi e dire di stare bene e non avere problemi. Il disturbo mistifica appunto questa convinzione a favore dell’espressione più vera della propria personalità. Motivo per cui il trattamento analitico mira ad una ricostruzione della stessa e all’espressione del vero Sé.

I soggetti con disturbo da attacchi di panico faticano inoltre a gestire conflitti interpersonali ed intrapsichici, così che il sintomo che si struttura diviene da un lato difesa e dall’altro strategia di evitamento dei conflitti stessi.

Un conflitto intrapsichico spesso presente in questi soggetti risiede nell’antagonismo fra legame, vissuto come intrappolante, e separazione, vissuta come perdita, abbandono intollerabile. L’attacco di panico si manifesta come puntale, seppur disfunzionale compromesso fra queste due posizioni inconciliabili, come modulatore di bisogni in contrapposizione: desiderio/paura di contatto.

La terapia analitica sonda queste posizioni anche in relazione al vissuto pregresso del soggetto fino a renderle coscienti e tollerabili, mediante lo sviluppo e l’accettazione di una giusta distanza Sé/Altro che comprenda e includa la giusta attenzione e il riconoscimento per entrambi.

BIBLIOGRAFIA

  • G.O.Gabbard “Psichiatria Psicodinamica” ed. Raffaello Cortina