Viola  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 15/05/2018

Bologna

Aggressività verbale

Buongiorno. È difficile sintetizzare qui tutta una serie di ragionamenti che ho fatto, che riguardano tutti i miei traumi, le mie radici, la mia storia. Tutti questi elementi mi compongono e fanno di me quello che sono.
Ho avuto una relazione per me importante terminata nel 2015 con una grossa delusione. Credo che alcuni atteggiamenti del mio partner mi ricordassero altri atteggiamenti riconosciuti come "pericolosi" e familiari: aggressività verbale e tendenza denigratoria erano presentissimo nel modo che mio padre aveva di rivolgersi a mia madre.
Terminata quella storia sono stata alcuni anni da sola ( due) vivendo alcune storielle con gioia ma riconoscendo in queste l'assenza totale di una quotidianità e di un senso reale di coppia che a 32 anni necessito.
Mi sono legata quindi ad un altro ragazzo. Dopo pochi mesi siamo andati a convivere, più che altro per rispondere ad una esigenza pratico-logistica non per un vero desiderio di convivenza. Non mi sentivo pronta a fare il passo anche se l'ho fatto. Questo ha generato un legame forte nonostante abbia contemporaneamente anche acuito diversità, incompatibilità caratteriale e visioni di vita contrastanti.
Lui ha cominciato quasi da subito a sviluppare un atteggiamento aggressivo verbalmente e ad usare toni di disprezzo. Gli stessi del partner precedente, gli stessi, visti in famiglia da bambina.
Di fronte a questi ultimi rimango impietrita. Mi faccio piccola. Sono indifesa, impaurita.
Non voglio "mostrificare" quest'uomo come ho fatto con il mio ex. Capisco che il suo temperamento è nervoso ed iroso e che poi svanisce.
Ma io non tollero toni umilianti, mi allontano è perdo stima, fiducia in lui e nel rapporto.
quando gli ho chiesto perché si comporta così con me mi ha risposto che sono io stessa a fargli scaturire questi atteggiamenti perché lui mi percepisce come una figura succube è debole. La cosa mi ha fatto molto riflettere perché una simile sensazione l'avevo avuto anche ascoltando il mio ex ragazzo( quello del 2015).
Praticamente mi percepiscono come debole e succube e questo li fa innervosire. Il fatto è che io non mi sento affatto succube o molto debole ( anche se sono una persona con un'untelligenza emotiva e non pragmatica). Io credo che questo mio modo di essere sia bello e apprezzabile infatti mi sento molto amata (da amici e familiari). E mi amo così!
Perché mi trovo partner per me ottusi, castranti? Non sono una che scappa davanti a un problema. Semplicemente ho i miei modi e i miei tempi per affrontarlo. E francamente lo affronto con le mie modalità, con quello che sono ( una persona emotiva).
Però non mi sento capita. E mi disinnamoro ogni giorno di più.
Dovrei persistere? O mollare la presa? Io mi sento giudicata, non compresa e questo non mi fa essere libera, non mi fa essere me stessa.

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Veronica Di Biagio Inserita il 15/05/2018 - 17:31

Roma - Cinecittà, Romanina, Morena, Ciampino
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Carissima, dalle sue parole mi sembra emergano alcune discrepanze tra come lei si vede e ciò che le rimandano gli altri, e mi sembra di capire che la cosa la disorienti un po'. E' comprensibile che simili atteggiamenti la feriscano e compromettano nel tempo il rapporto con il partner. Sarebbe interessante capire cosa l'ha "agganciata" nelle prime fasi di queste relazioni, e cosa la tiene all'interno della relazione attuale.
Certamente il modo in cui i genitori si relazionano con i bambini influenza l'immagine che svilupperanno di se, degli altri e della relazione da adulti. Esserne consapevoli aiuta a capire i vissuti e le modalità che vengono messe in atto, e a scegliere con maggior libertà.

Un caro saluto

Dott.ssa Veronica Di Biagio

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 16/05/2018 - 09:43

Milano
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Buongiorno Viola, al di là del fatto che lei possa piacersi così com'è, cioè una persona con un’intelligenza emotiva accentuata che la rende amabile agli occhi di amici e familiari, è molto probabile che "metta in atto", inconsciamente, nel teatrino della sua psiche e nella vita, i meccanismi relazionali tra i suoi genitori, come ha suggerito. Suo padre che alza la voce, aggredisce la mamma con frasi denigranti e offensive. Una "passività" non accettata, perché? Suo madre è stata troppo passiva oppure suo padre troppo irruento e che cosa la passività determinava: un blocco nel fare, un controllo, una tendenza ad accettare passivamente il dolore? E Viola dov'era, che cosa faceva in quelle situazioni? Ecco, credo che sarebbe opportuno mettere in discussione questi modi relazionali che si porta dentro, perché ciascuno di noi assorbe le emozioni, i sentimenti, i pensieri e i gesti dell'ambiente in cui è cresciuto. Si sente giudicata dal suo partner, la disturba molto sentirsi simile, per alcun aspetti, a sua mamma? Oppure, avrebbe potuto fare qualcosa per evitare di.. La sua intelligenza emotiva potrà aiutarla molto a cercare di comprendere: nel caso in cu lei ripeta inconsapevolmente nella vita uno schema che si ripresenta immutato negli anni e con i nuovi partner, la via è di provare ad andare oltre, cercando altri modi di essere e una nuova libertà . Saluti.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/05/2018 - 23:11

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Bunasera Viola,
dal suo racconto desumo che lei abbia una certa propensione all'introspezione e sia molto analirica riguardo alle dinamiche interpersonali.
L'associazione che coglie tra le sue scelte sentimentali e le esperienze fatte in famiglia, è senz'altro congruente, ma mi sembra una consapevolezza esclusivamente razionale, nel senso che non ha ancora avuto modo di ridefinirla emotivamente e riconnetterla alla sua esperienza di vita concreta.
Quindi appare un'astrazione teorica che non ha ancora fatto sua a livello profondo.
Da ciò la sua sensazione di essere "incompresa" e anche le turbolenze relazionali con i suoi partner.
Se non l'ha già fatto, legga i miei articoli riguardanti questi temi pubblicati sul sito.
Inoltre, può considerare la possibilità di rivolgersi ad uno psicologo per comprendere a fondo le motivazioni del suo malessere e acquisire una prospettiva più ampia a riguardo che possa aiutarla a decidere liberamente cosa sia meglio fare per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)