Silvia  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 24/04/2018

Parma

Ci molliamo, subito dopo lui si sposa

Buongiorno. Sono una ragazza di 25 anni con un trascorso difficile alle spalle. A gennaio 2016 a mio padre venne diagnosticato un tumore allo stomaco in fase avanzata: 3 operazioni, chemioterapia e tutte le cure che lo hanno fatto soffrire come un cane lo rendevano ogni giorno più fragile invece che aiutarlo. In tutto questo (ho saputo dell'irreversibilità della sua malattia solo verso la fine... e per questo mi porto dietro enormi sensi di colpa) sono comune riuscita a conseguire la laurea magistrale a pieni voti (e lui per fortuna c'era a vedermi). Fu proprio in quel periodo che conobbi Lui. Di sei anni più grande di me, stava per completare il dottorato ed era in attesa di un assegno di ricerca per proseguire la sua carriera dalla quale, mi resi conto dopo, era del tutto ossessionato. Lo ammiravo, perché vedevo in lui quello che mi sarebbe piaciuto diventare; amavo ciò che studiavo, e pensavo che avrei fatto domanda per alcuni dottorati. Lui ovviamente mi ha guidato e supportato in tutto questo. Ovviamente oltre alla stima professionale si è subito aggiunto anche altro, fu lui a fare la prima mossa in tal senso. Io ne fui subito perdutamente innamorata. In un periodo così buio come quello che stavo passando in famiglia quella era stata una ventata d'aria fresca, un motivo per cui sorridere di nuovo e progettare un nuovo futuro. Poi arriviamo al punto in cui mio padre se ne andò: ne fui devastata. Non avevo ancora 25 anni e nessuna idea di come mi sarei resa indipendente senza di lui, buttata all'improvviso in un modo di responsabilità che non credevo di poter gestire da sola, anche se avevo accanto mio madre. Dopo aver detto a lui che da quel momento sarebbe stato difficile stare accanto a me e che non volevo che lo facesse per pietà, lui rimase comunque. Mi sostenne nei successi esami di dottorato... che fallii tutti e ciò mi fece cadere in una profonda disperazione dal momento che oltre a mio padre anche il mio sogno si era infranto (in realtà avevo anche scoperto tutto il marciume del mondo accademico rimanendone disgustata... e pensando che forse era stato meglio così). Intanto lui, con la scusa di problemi lavorativi (l'assegno promesso tardava ad arrivare) si faceva sempre più schivo. Dal punto di vista sessuale sono state rarissime le volte in cui ci siamo incontrati e ad dire la verità nemmeno "complete": all'inizio credevo fosse una qualche forma di rispetto per me o per il mio lutto, poi ho imputato tutto a una sua insicurezze e, come da sue parole, "paura verso il sesso e le malattie" (una delle sue tantissime manie ossessive). A un certo punto sparisce un una 20a di giorni e inizio a pensare che il nostro rapporto sia finito. Ma alla fine torna e, che stupida!, me lo prendo indietro nonostante razionalmente ne vedessi tutti i difetti. Ma avevo bisogno di sentire di avere un appoggio su cui costruire una nuova vita, una nuova famiglia dopo che la mia era stata devastata dal cancro. Nel frattempo avevo cominciato un nuovo lavoro e stando insieme a nuove persone che ora chiamo amici ho iniziato pian piano a rinascere, ad avere anche le idee più chiare su quello che avrei voluto fare da grande. Con lui la solita routine di freddezza, mi desiderava anche fisicamente ma era come se tra noi ci fosse un muro. A gennaio la bomba: mi annuncia che al fratello è stato diagnosticato un cancro e, com'era solito a fare per (non) risolvere i problemi, si chiude in sè stesso e sparisce. Io lo tempesto di chiamate e messaggi, sono preoccupata, essendoci già passata voglio aiutarlo, stargli vicino. Niente: solo risposte evasive tra i denti. Ai primi di marzo, per caso, veniamo al dunque con l'ultima litigata clamorosa dove ci diciamo apertamente quello che pensiamo: gli spiego quanto lui valga per me nonostante i problemi, quanto io abbia bisogno di lui. Lui mi risponde che all'inizio gli importava ma che ora non mi ama più e che in quel momento poteva essermi solo amico, anzi sarebbe stato comunque assente perché l'attenzione era tutta per suo fratello e poi tra qualche giorno sarebbe partito per una 20a di giorni per gli USA per lavoro. Da quel giorno non l'ho più sentito: ero più tranquilla, mi ero tolta il peso di una relazione malata. Finché... una sera insieme ad amici vengo a sapere nel peggiore dei modi (tramite social) che quel giorno stesso si è sposato. Mi crolla il mondo addosso, i vecchi attacchi di panico con cui avevo combattuto in passato tornano a galla e ora vado avanti ad ansiolitici. Lui ovviamente non risponde più ad alcun messaggio. Mi sento una nullità, un giocattolo usato e gettato, autostima distrutta. A questo punto dubito anche della presunta malattia del fratello. E visto il mio passato se fosse veramente una scusa sarebbe veramente gravissimo. Mi sono sentita raggirata nel periodo di massima fragilità della mia vita. Cosa devo fare?

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 26/04/2018 - 14:27

Napoli
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Cara Silvia, quando una storia finisce la cosa più utile da fare è chiedersi cosa di quella persona ci piaceva e provare a fare propria quella caratteristica. Ci innamoriamo infatti di chi ha una o più qualità che noi non riusciamo ad esprimere oppure le nostre paure e conflitti e attraverso quella persona li cerchiamo di gestire e risolvere. Ripercorrendo i motivi che l'avevano legata a lui, potrà fare in modo che questa storia le sia stata utile nonostante il finale. Una relazione che non ha avuto un lieto fine, può, infatti, essere un attraversamento ugualmente importante per la nostra realizzazione e crescita, mentre restare legati alla rabbia a cosa serve?
Si ricordi: qualsiasi evento della nostra vita non è negativo di per sé anche se porta dolore, tutto dipende da cosa riusciamo a farcene, come riusciamo ad utilizzarlo. La vita propone degli eventi, ma il nostro potere sta in come li interpretano e li usiamo!
Un caro saluto

Dr.ssa Laura De Martino
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Relazionale e Familiare
Napoli- 32i 0273833