Francesca domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 20/01/2017

Firenze

Rifiuto della mia femminilità

Buongiorno, mi chiamo Francesca, ho 27 anni e dopo l'università (lettere) ho cominciato a fare i primi passi lavorativi. Dal punto di vista dello studio e del lavoro sono relativamente serena, ma ho problemi nelle relazioni con gli uomini e nel rapporto con la mia femminilità. Mi innamoro solo di uomini che in qualche modo posso prevedere che non siano interessati a me e respingo le avances di quelli che vorrebbero una relazione con me, o, nei pochi casi in cui inizio una relazione, sono io che lascio il malcapitato dopo pochi mesi di frequentazione. Non sono bella ma nemmeno brutta e penso di essere moderatamente gradevole come persona, visto che con le amicizie non ho particolari problemi. Però ho il terrore di tutto ciò che potrebbe imprigionarmi in un ruolo femminile precostituito: ho i lterrore di una relazione (pur desiderandola), la gravidanza e il parto mi fanno orrore (non paura del dolore, ma proprio orrore: faccio fatica a considerare naturale la crescita incontrollabile di un essere dentro di te e il modo violento e cruento in cui questo essere deve uscire fuori - voglio dire, come fa a essere una cosa normale e naturale, se nell'uscire non ha abbastanza spazoi e quindi ti lacera la carne? Vuol dire che la natura ha sbagliato qualcosa qui!!!). Eppure vorrei avere dei figli, ma non riesco ad accettare l'idea di dovermi ritrovare a fare la mamma, pur volendo molto bene alla mia, di mamma, e apprezzando molto tutto quello che lei ha fatto e fa per me... Non riesco ad accettare di essere vista in ruoli tipicamente femminili, non mi piace passare del tempo con i bambini, o meglio forse mi piacerebbe, se non ci fosse una parte di me che mi ammonisce a non fare la brava donnina anni '50 nei rari casi in cui mi ritrovo ad avere a che fare con bambini. Sono femminista, decisamente femminista, ma ho il terrore di dimostrarlo apertamente perché essere femministe non è quasi mai visto di buon occhio, specialmente dagli uomini, ma non dimostrandolo ho anche il terrore di non poter mai incontrare un uomo con cui avere una relazione davvero paritaria, ho il terrore di finire per rinchiudermi da sola nella gabbia rosa della femminilità preconfezionata, ma non voglio vivere sola! C'è qualcosa che non va in me, ma non voglio trasformarmi in una donnetta senza dignità umana! Come posso uscire da questa situazione di stallo? Più passano gli anni e più perdo fiducia...

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Inserita il 20/01/2017 - 17:49

Cara Francesca,
tutto ciò che lei afferma, sembra essere frutto di una intensa tendenza a vivere la vita in maniera estremamente cerebrale. Molte delle sue riflessioni sono condivisibili; ad es. quella riferita alla parità tra i sessi, che per molti aspetti , dovrebbe essere una condizione se non assodata e scontata, quantomeno, già molto praticata tra persone appartenenti ad un certo livello civile e culturale quale pare essere quello a cui lei appartiene. Certo , risacche di inciviltà e bieco maschilismo, così come una tristemente nostalgica tendenza alla misoginia , possono permanere e sicuramente ancora permangono nella nostra cultura , ma in linea generale , le donne , negli ultimi trent'anni sono andate conquistandosi spazi sempre più importanti all'interno della società, in ogni campo ,da quello medico-scientifico a quello artistico, piuttosto che a quello politico ecc.. . Certo la strada è ancora molto lunga e in salita, ma nel mondo occidentale per nostra fortuna è concesso a tutte noi sperimentare passioni, studiare , viaggiare, fare sport, e cimentarci in molti campi, vivendo la nostra vita secondo un personale modello interiore. Sembra che rispetto a queste possibilità , lei sia riuscita a realizzarsi al meglio e non capisco perchè abbia così timore nell'essere dalla parte di se stessa, e da quella dell'emancipazione delle donne , aspetto che è solo parte di un complessivo progresso civile . Certo , il termine femminismo, come tutti i termini che contengono "ismi" richiama una forma di fondamentalismo e quindi di eccesso , ma ricordi che le battaglie femministe degli anni '60 e '70 , hanno contribuito a cambiare la società e la vita delle donne e ad ampliare la loro possibilità di muoversi più libere nel mondo ; quindi, che lei definisca questa tensione verso la sua libertà interiore ed esteriore" femminismo" o" pinco-pallinismo" , il significato che lei vi attribuisce è lo stesso. Ciò che invece è più preoccupante, è la sua paura dell'opinione degli altri, in particolare quella di essere tacciata quasi di isteria o quella di avere tendenze quasi castranti, dovesse esprimere le sue idee. Ciò indica che tende a vivere ancora secondo regole adolescenziali modaiole e stereotipate ,dove l'anima del gruppo la fa da padrone. Questo è uno dei suoi più grandi problemi credo. Ora, lei è abbastanza grande per potere scegliere chi frequentare e chi non frequentare e, abbastanza intelligente per scegliere persone secondo "affinità elettive". Se al contrario , come dice, si sente affascinata da chi non la vuole e tende a rifiutare chi le si propone, ciò significa che lei non si vuole molto bene e che è necessario recuperi stima, affetto, tenerezza e considerazione per se stessa. Qui ritengo risieda il nodo di tutte le sue preoccupazioni; volersi bene , significa accettare la propria condizione , la propria identità sessuale, i propri pregi e infine giungere ad accettare anche i propri eventuali difetti nonchè, cosa più importante tra tutte , riconnettersi al proprio istinto, da cui lei sembra essersi allontanata con un senso di ribrezzo per tutto ciò che comporta l'essere donna e donna anche nella propria meravigliosa e impareggiabile capacità di creare esseri umani. Fa male? Si, fa male : in qualche caso di più , in qualche caso meno, ma le posso assicurare che la gravidanza e il parto, sono esperienze che se vissute con adeguata intensità emotiva avvicinano al divino e al miracolo della creazione e questo, nulla ha a che fare con l'essere donnine anni '50 o con nessun'altra forma di conformismo sociale, ma solo con la propria personale e privatissima esperienza di profonda e più o meno intensa interiorità e femminilità. Ma questo potrebbe non essere parte del suo progetto di vita e ci sono molti modi di creare . L'importante è trovare il proprio e a volte, si ha bisogno di una guida per potersi orientare all'interno della propria psiche.

La saluto cordialmente.

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli

Parma

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 20/01/2017 - 17:01

Salve Francesca, mi viene da chiederle da dove nasce il terrore di diventare una "brava donnina anni 50"? Chi è così e non le piace? forse mamma? Da quello che scrive mi arriva la paura di una relazione "seria" perchè questa implicherebbe in automatico il rischio di incarnare quel modello di donna che non vuole essere. In questo modo sembra non considerare che ci è data la possibilità di vivere in modo "creativo" , cioè di creare il nostro modo di esistere. Mi stupisce che invece lei associ strettamente la vita di coppia prima e familiare poi a quel modello, quasi come se temesse che una parte di lei potesse desideralo. Si ricordi che lei ha il potere di immaginare e scegliere che tipo di donna, moglie e madre essere, di trovare il "suo"modo e le persone che lo condivano. Se lo avrà chiaro in mente e sarà pronta a restare "sveglia" a non lasciarsi condizionare da chi la vorrebbe diversa, nessuno la potrà chiudere in un ruolo che non desidera. E allora proprio come farebbe una bravissima sarta che immagina, disegna e poi realizza l'abito su misura, la invito a fare lo stesso e a immaginare e realizzare il suo personale modo di essere donna, come darebbe soddisfazione a lei e non in base ad eventuali prescrizioni sociali.

Un caro saluto
Dr.ssa Laura De Martino
Psicologa, Psicoterapeuta sistemico-relazionale
Napoli, 3280273833