benedetta  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Pavia

Dipendenza affettiva?

ciao, sono una ragazza giovane e ho come domanda solo una: la dipendenza affettiva se ne andrà mai dalla mia vita?
vado dallo psicologo ormai da un bel po, iniziata ad andare proprio perché nella mia vecchia relazione era un problema enorme oltre a tanti problemi di fiducia che mi porto dietro sempre ora.
ora, sono in una relazione con una persona diversa, perché c’è ancora questa cosa che mi rovina tutto? se mi dice che deve andare via anche un paio di giorni io sto malissimo.
perché ancora? mi arrabbio con me stessa perché non riesco ancora a farla passare.
passerà mai? riuscirò a non rovinare tutto? perché è ancora così?
ho paura di rovinare tutto.
passerà mai? non so più come fare io.

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Roberto Salati Inserita il 18/08/2026 - 21:57

Roma - Appia, Ostiense, San Paolo, Garbatella
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Gentile Benedetta, quello che descrive è una domanda che capita spesso, ed è più giusta di quanto pensi: non "perché sono ancora così", ma "perché questa cosa non se ne va anche se ho cambiato relazione, anche se sto già lavorando su di me?"

La risposta, in breve, è che la dipendenza affettiva e la paura dell'abbandono raramente sono legate a quella relazione specifica in cui sono comparse per la prima volta. Sono spesso il segno di come si è imparato, molto prima, a sentirsi al sicuro — o a non sentirsi al sicuro — nel legame con l'altro. Cambiare partner non cambia automaticamente questo, perché il problema non era (solo) quella persona: era il modo in cui una parte di lei ha imparato a temere la perdita, e quel modo di temere si porta dietro, finché non viene compreso e lavorato direttamente.

C'è un altro posto in cui vale la pena osservare questa stessa paura, ed è proprio la terapia. Capita spesso che chi porta con sé un timore così intenso dell'abbandono lo viva, prima o poi, anche nella relazione con il proprio terapeuta: un'assenza per ferie, una seduta saltata, possono attivare la stessa allerta che descrive con il partner. Le faccio una domanda, non per curiosità ma perché potrebbe essere rivelatrice: in che momento si trova ora rispetto al suo percorso — è in un periodo di continuità con il suo terapeuta, o per caso c'è una pausa in corso? Se c'è una pausa, e sente che la stessa inquietudine di questi giorni assomiglia a quella che descrive con il partner, è un'informazione preziosa da portare direttamente lì, al rientro.

Non so dirle se "passerà" in senso assoluto: non è come una febbre che un giorno finisce. Ma posso dirle che è un lavoro che si può fare, e che spesso cambia molto quando si riesce a guardarlo mentre accade, non solo a ripensarlo dopo.

Cordiali saluti

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 10/08/2026 - 15:13

Modena
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Buon pomeriggio Benedetta, dalla sua richiesta emerge la volontà di comprendere come ridurre questa dipendenza affettiva e come mai il modello si ripeta anche in una nuova relazione. E' interessante notare il forte desiderio di risolvere la dipendenza consapevole di quanto questa condizioni le sue relazioni. Solamente per ricordarne il significato, possiamo dire che la dipendenza affettiva è una modalità relazionale in cui una persona sente il bisogno molto forte dell'altro/a per sentirsi bene e c'è una tendenza a basare su questa persona , il proprio senso di sicurezza e autostima, ciò può voler dire vivere la relazione non come scelta ma più come una necessità.

Io immagino stia realizzando con il suo terapeuta, un lavoro di approfondimento con un percorso focalizzato sul problema di cui lei ne descrive gli effetti sulla relazione, rendendola meno equilibrata. Sono sicura potrà rivolgere le sue domande al professionista, si apra liberamente in consulenza, utilizzi i preziosi momenti per collaborare insieme, per comprendere gli schemi relazionali, rafforzare l'autostima per costruire future relazioni equilibrate.

Il percorso psicologico richiede tempo, fiducia e impegno, questo è molto importante. Non esiti comunque a contattarmi per approfondire la questione se crede sia utile, io opero in consulenza online. Spero di esserle stata utile.

Un caro saluto
Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Silvia Boniolo Inserita il 10/08/2026 - 18:52

Gentile Benedetta,

capisco quanto possa essere frustrante essere già consapevole di una propria difficoltà, aver iniziato un percorso psicologico proprio per affrontarla e ritrovarsi ancora a stare molto male quando la persona che ami si allontana, anche solo per qualche giorno.

La prima cosa che vorrei dirle è che il fatto che questa reazione sia ancora presente non significa che il suo percorso non stia funzionando e nemmeno che lei sia destinata a vivere sempre così. Cambiare alcuni schemi emotivi profondi richiede tempo e, soprattutto, non significa necessariamente arrivare a non provare più paura o bisogno dell'altro.

Forse l'obiettivo non dovrebbe essere "far passare" completamente quella sensazione, ma imparare gradualmente a riconoscerla, comprenderla e attraversarla senza che sia lei a decidere come comportarsi nella relazione.

Quando il suo compagno le dice che dovrà andare via per qualche giorno, per esempio, potrebbe attivarsi qualcosa di molto più profondo del semplice dispiacere per la sua assenza: potrebbe comparire la paura di essere lasciata, di non essere abbastanza importante, di perdere la persona amata o di non riuscire a stare bene senza di lei. In quel momento la sofferenza è reale, anche se ciò che la mente teme non sta necessariamente accadendo.

E c'è un aspetto che mi sembra particolarmente importante: lei dice di arrabbiarsi con se stessa perché "non riesce ancora a farla passare". Provi, per quanto possibile, a non trasformare questa difficoltà in una seconda battaglia contro se stessa. Alla paura di perdere l'altro si aggiunge altrimenti la paura di essere lei stessa il problema e di "rovinare tutto". Questo può aumentare ulteriormente l'ansia.

Il fatto che oggi si trovi in una relazione con una persona diversa può anche diventare un'importante occasione di esperienza correttiva: imparare, poco alla volta, che l'altro può allontanarsi e tornare, che una distanza non equivale necessariamente a un abbandono e che lei può stare bene anche durante la sua assenza.

Visto che sta già facendo un percorso psicologico, porterei proprio questo episodio concreto in seduta. Non soltanto dicendo "ho ancora dipendenza affettiva", ma provando insieme al suo psicologo a ricostruire cosa succede dentro di lei dal momento in cui lui dice "devo partire" fino al momento in cui lui torna. Quali pensieri compaiono? Quali emozioni? Quali comportamenti sente l'impulso di mettere in atto? E soprattutto, che cosa teme possa accadere se non fa nulla per tranquillizzarsi?

È possibile che il lavoro più importante sia proprio lì.

E alla sua domanda "passerà mai?" risponderei così: non è necessario aspettare il giorno in cui non proverà più nulla. Il cambiamento può consistere nel poter provare quella paura senza esserne travolta, senza dover controllare l'altro e senza mettere in discussione il valore della relazione ogni volta che c'è una distanza.

Non deve diventare una persona che non ha bisogno di nessuno. Può diventare una persona capace di amare profondamente qualcuno senza perdere se stessa quando quella persona non è accanto a lei.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo