Roma - Appia, Ostiense, San Paolo, Garbatella
Gentile Benedetta, quello che descrive è una domanda che capita spesso, ed è più giusta di quanto pensi: non "perché sono ancora così", ma "perché questa cosa non se ne va anche se ho cambiato relazione, anche se sto già lavorando su di me?"
La risposta, in breve, è che la dipendenza affettiva e la paura dell'abbandono raramente sono legate a quella relazione specifica in cui sono comparse per la prima volta. Sono spesso il segno di come si è imparato, molto prima, a sentirsi al sicuro — o a non sentirsi al sicuro — nel legame con l'altro. Cambiare partner non cambia automaticamente questo, perché il problema non era (solo) quella persona: era il modo in cui una parte di lei ha imparato a temere la perdita, e quel modo di temere si porta dietro, finché non viene compreso e lavorato direttamente.
C'è un altro posto in cui vale la pena osservare questa stessa paura, ed è proprio la terapia. Capita spesso che chi porta con sé un timore così intenso dell'abbandono lo viva, prima o poi, anche nella relazione con il proprio terapeuta: un'assenza per ferie, una seduta saltata, possono attivare la stessa allerta che descrive con il partner. Le faccio una domanda, non per curiosità ma perché potrebbe essere rivelatrice: in che momento si trova ora rispetto al suo percorso — è in un periodo di continuità con il suo terapeuta, o per caso c'è una pausa in corso? Se c'è una pausa, e sente che la stessa inquietudine di questi giorni assomiglia a quella che descrive con il partner, è un'informazione preziosa da portare direttamente lì, al rientro.
Non so dirle se "passerà" in senso assoluto: non è come una febbre che un giorno finisce. Ma posso dirle che è un lavoro che si può fare, e che spesso cambia molto quando si riesce a guardarlo mentre accade, non solo a ripensarlo dopo.
Cordiali saluti