Matrimonio in crisi
Salve a tutti e grazie per questa splendida opportunità di confronto con gli esperti.
Ho trentatré anni, sono realizzata professionalmente, ho molti interessi che mi rendono serena tanto che mi piace spesso anche trascorrere del tempo da sola. Tuttavia, ultimamente ho perso un po' di tranquillità. Mi sono sposata circa otto mesi fa e, dopo il viaggio di nozze, sono iniziati i problemi di impotenza di mio marito, tutt'ora irrisolti nonostante abbia consultato un'androloga.
Nonostante tutto, a dicembre resto incinta ma si trattava di una gravidanza extra uterina. Mi hanno dovuto operare in laparoscopia e asportare una tuba. Dopo diversi controlli, scopro che mio marito ha il varicocele ma non me l'aveva mai detto (sicuramente per trascuratezza, non di proposito) ma se avessi saputo, avrei fatto ulteriori approfondimenti prima di provare a concepire. Così dallo spermiogramma scopriamo che ha gli spermatozoi "pigri". Lui pensa che la cura di due mesi a base di integratori che gli ha dato il mio ginecologo faccia miracoli e che dopo potremo riprovarci. Ho una paura tremenda perché, se qualcosa andasse storto (dato il suo quadro clinico non incoraggiante), potrei perdere anche l'altra tuba. Infatti, i medici mi hanno detto che sono più soggetta statisticamente ad un'altra geu anche se non è detto con certezza.
Nel frattempo, mi sento spenta interiormente anche perché sento sempre meno attrazione fisica considerati i problemi di impotenza di mio marito. Non riesco più ad immaginare un futuro radioso come quando ci siamo sposati e mi sento sempre meno donna e meno desiderabile.
Circa tre anni fa, quando il fidanzamento con mio marito era diventato ufficiale, mi ha scritto il mio ex storico con cui sono sempre rimasta un po' in contatto. Aveva scoperto dai social che ero ritornata al sud dopo vari anni di permanenza al nord per motivi di lavoro. Si è praticamente dichiarato anche se avevo capito che nutrisse un po' di interesse per me in questi dieci anni di separazione. Tuttavia, a ventitré anni lo lasciai dopo tre anni di storia perché lui, in generale, non si sarebbe mai voluto sposare nella vita mentre io si. C'erano anche altri motivi secondari che però adesso mi sembrano superficiali. Per esempio non si sentiva realizzato in ambito professionale, mentre adesso si, ha risolto un po' di questioni personali.
In ogni caso, quando mi ricontattò tre anni fa dicendomi di essere ancora innamorato di me, nonostante provai un tuffo al cuore, gli dissi di essere ormai impegnata e la cosa finì lì.
Non me la sentivo di mandare tutto all'aria, anche perché con il mio attuale marito avevamo la stessa visione del futuro. Io non ero mai stata fidanzata ufficialmente in casa, avevo anche paura della "minestra riscaldata".
A Pasqua di quest'anno, mi ricontatta il mio ex per farmi gli auguri e per dirmi che era finita una convivenza di un anno. Io rispondo che anche per me è un periodo complesso senza dare ulteriori spiegazioni e lui ribadisce che, se ho bisogno, lui ci sarà sempre per me anche perché prova ancora qualcosa. Gli dico che è meglio non sentirci dato che mi sento in colpa per mio marito ma da quando mi sono autoproibita pure questo minimo di contatto, in realtà, la mia mente torna spesso a lui e forse si pente di non avergli dato una seconda chance in passato. Ormai però devo guardare avanti e al futuro. Vorrei aiutare mio marito, lo sto convincendo ad andare da uno psicologo ma mi sento molto frustrata e infelice. Non c'è stato un giorno sereno e spensierato da quando ci siamo sposati. Mi vergogno ad ammettere che forse, se non fossimo sposati, avrei il coraggio di lasciarlo. Eppure mi sento terribilmente in colpa anche solo a pensare una cosa del genere. Mi sento scissa in due.