Come gestire un'amicizia morbosa?
Buonasera, vorrei chiedervi un consiglio su quale strategia io possa applicare per cercare di allentare un pò un rapporto di amicizia diventato morboso.
Provo a descrivervi le dinamiche che si sono venute a creare negli anni.
La relazione nasce quando eravamo ragazzi (avevamo 23 anni circa, ora siamo ambedue alla soglia della quarantina) e frequentavamo la stessa comitiva. Per lui era l'unica alternativa sociale in ambito amicale.
Lui non ha mai fatto segreto di essere in cura psichiatrica e di assumere farmaci per un non meglio precisato disturbo di pensieri ossessivi e difficoltà nello gestire le reazioni di rabbia.
Poi la cmitiva si scioglie, ci si trasferisce in altre città per lavoro. In una prima fase lui rimane nel suo paese di origine, e spesso viene a trovarmi, nonostante la distanza, pur di non rimanere solo (ha conflittualità anche in famiglia) e non riesce a socializzare in altri ambiti.
Da parte mia c'è sempre stata disponibilità e inclusività, apertura, ma alle volte il suo comportamento stravagante e indisponente ha provocato la disapprovazione nei gruppi che mi ero nel frattempo costruito e nei quali avevo provato a presentarlo.
In una seconda fase ha trovato lavoro anche lui e, come prevedibile, ha fatto molta fatica ad ambientarsi e ha stretto pochissime relazioni: lavortivamente parlando non ci è voluto molto prima che si inimicasse i colleghi, e la sua insofferenza, secondo un copione che si è ripetuto sempre identico in tutti i lavori che ha cambiato, è andata crescendo fino a fargli lasciare il lavoro nell'arco di pochi mesi.
Basta il minimo problema relazionale con colleghi o superiori a fargli montare dentro l'insoddisfazione, la frustrazione e lo stress (e spesso la paura del confronto, perchè dopo eventuali esplosioni di rabbia non lascia modo all'altra parte di replicare, cercando una via di fuga).
Nei miei confronti, i contatti telefonici si fanno sempre più frequenti, arrivando a chiamarmi giornalmente o anche più volte al giorno: spesso le sue lamentele riguardano il sentirsi solo o la rabbia per le dinamiche lavorative.
Sperando di aver fornito un quadro sufficiente della situazione, vengo al dunque.
Le telefonate in sè non costituirebbero un problema, in quanto solitamente molto brevi: il problema principale sta che continua a vedermi come unico punto di riferimento, al punto tale da aver tentato, in passato, di trovare lavoro nella mia stessa zona (l'ha frenato la paura di cambiare contesto).
Il mio timore riguarda sostanzialmente il rischio di vedere condizionata la mia indipendenza e libertà di movimento da una sua possibile vicinanza, dati i trascorsi.
Ho provato, nell'ultimo periodo, a provare a non rispondere sempre alle sue chiamate, o ad essere meno accomodante di fronte alle sue lamentele per la situazione lavorativa, esprimendo la mia contrarietà per alcune sue scelte lavorative.
Tuttavia, queste strategie sembrano non avere successo, almeno nel breve termine, in quanto va facilmente nel panico se non rispondo, continuando a insistere; inoltre, a livello discorsivo sembra anche dare ragione e assecondare, salvo poi continuare nella sua linea di comportamento.
Vi scrivo dunque per chiedervi consigli su una possibile strategia da mettere in campo per far sì che questo suo attaccamento morboso possa in qualche modo allentarsi, perchè non vorrei troncare la relazione.
Grazie a chi mi consiglierà.