Obbligata a sottostare alle richieste della sua famiglia d'origine
Salve,
Vi scrivo soprattutto perché amo mio marito ma non riesco proprio a sottostare a certe richieste, che mettono a dura prova il nostro matrimonio, quindi vorrei tanto trovare una soluzione.
Abbiamo convissuto per 7 anni, e ogni estate quando i suoi andavano in vacanza dovevamo andare a stare a casa loro perché avevano paura di lasciare la casa e la loro attività incustodita, anche se hanno telecamere, vigilanza privata e antifurto.
La cosa era sopportabile, anche se non mi sentivo a mio agio, dormivo male e puntualmente la sorella in quel periodo faceva scoppiare qualche discussione al punto di far tornare i genitori dalle vacanze, che alla fine incolpavano sempre mio marito.
Tre anni fa, qualche mese prima del matrimonio, succede ennesima discussione con la sorella, i suoi tornano in anticipo, e di nuovo incolpano lui. Allora decido di parlargli chiaro, dicendo innanzitutto, che non mi avrebbe mai fatto piacere andare a vivere vicino a loro e quindi la sorella ( perché non sono in grado di reggere continue discussioni) ma neanche vicino a mia madre, sono del parere che la coppia vive meglio stando a qualche km di distanza. Inoltre, gli ho detto espressamente che nel momento in cui arrivava un figlio e avremmo avuto la famiglia al completo, non sarei stata più disposta a fare la trasferta ogni estate a casa dei suoi. Lui acconsenti, dandomi ragione e condividendo. L'ho ripetuto più volte prima di sposarci ed era sempre d'accordo con me.
Ci sposiamo, 2anni fa nasce nostro figlio e mio marito torna a lavorare con i suoi. L'anno scorso, si presenta di nuovo con la richiesta di andare a casa dei suoi quando vanno in ferie, dopo svariate discussioni, cedo e gli giuro che per me è l'ultima volta. In quel periodo mio figlio di 9mesi, dorme poco, io ancora meno, di giorno da sola non lo riesco a gestire in quella casa, si arrampica dappertutto e si tira un vaso pieno di terriccio in testa, scoppio a piangere incolpandomi per la poca vigilanza( fortunatamente nessuna discussione con la sorella che era in ferie). Ripetendo per l'ennesima volta che l'anno successivo non sarei ritornata lì.
Ed eccoci a quest'anno, di nuovo la stessa richiesta, mi faccio forte e dico categoricamente di NO, lui inizia col dire che non può lasciare tutto incustodito, che non lo appoggio ecc. Si arrabbia al punto che gli sale la pressione e trovandosi al lavoro si fa accompagnare dai suoi al ospedale. Tornano a casa e sua madre mi chiede come mai non voglio stare a casa loro quando non ci sono, le rispondo piangendo che fisicamente con un bimbo di 21 mesi non cela faccio, non riesco più a non dormire la notte e doverlo gestire nella casa loro di giorno, che per me mio marito può tranquillamente stare lì mentre io e mio figlio dormiamo a casa nostra. Mi vengono contro, dicendo che non riconosco i loro sacrifici, che non è possibile che non ce la faccio, che stare a casa mia o loro non cambia nulla, che allora non posso andare manco in vacanza. Che noi le nostre vacanze le abbiamo fatte e loro per colpa mia non le possono fare. Mio marito in tutto ciò tace, anzi mi dice che dopo 4/5giorni il bimbo si abitua e che si tratta di un piccolo sacrificio, che sta col pensiero se sto da sola a casa nostra col bimbo. Finisce che quando loro se ne vanno litighiamo di brutto, sono io che gli vado contro,che faccio succedere le discussioni e che ho qualche problema...
Non riesco proprio a capire, sono solo del parere che non è ammissibile che un intera famiglia ogni anno debba fare sta trasferta a casa dei suoi genitori.
Mi aiutate, per favore a capire.
Grazie