Marco domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 22/04/2016

Roma

Smembrare un gruppo di persone?

Ci sono persone che quando entrano in un gruppo (intendo di persone reali non di whats app o altri social) lo distruggono o lo modificano a piacimento facendo entrare o uscire membri di questo. Il più delle volte se viene smembrato un gruppo è perché i suoi "elementi" non vanno più d'accordo e rompono i rapporti, ma mi è capitato di trovarmi in una situazione simile e continuare a essere comunque in confidenza con gli ex-membri e continuando a incontrarli separatamente. La mia domanda è... anzi le mie domande sono: come è possibile che un membro riesca a sciogliere i rapporti, anche quelli più vecchi? è possibile evitare che accada (o favorirlo)? Penso che possano essere anche i fattori esterni a condizionare i fatti, quindi è possibile cambiarli a piacimento (quelli realizzabili ovviamente) per condizionare l'esito di un gruppo?
Non ho visto nessuno che ne parla fin ora e mi piacerebbe approfondire l'argomento.
Grazie 1000 in anticipo

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 22/04/2016 - 15:09

Salve Marco,
la letteratura sull'argomento è molto vasta, sono stati studiati a fondo i gruppi di lavoro per poi interessarsi a gruppi più allargati come la società e soprattutto ci si è soffermati sul gruppo primario che è la famiglia. Non mi voglio addentrare in spiegazioni teoriche e passare in rassegna tutte queste teorie o i vari schematismi che ne sono derivati. Vorrei più che altro passarle due aspetti che sono molto semplici e che da soli però possono spiegare dinamiche molto complesse.

Il primo riguarda il fatto che in qualche modo ciascuno di noi "si porta la propria famiglia dietro". Con questo voglio dirle che proprio perchè la famiglia è il primo gruppo di cui facciamo esperienza, esso offre una sorta in imprinting e ciò vuol dire che il nostro modo di stare negli altri gruppi dipende largamente da ciò che abbiamo vissuto e viviamo in famiglia. E' lì che apprendiamo le "regole" dello stare in gruppo e i ruoli e le funzioni che abbiamo assunto li rigiochiamo anche fuori in altri contesti gruppali. Ovviamente la cosa non è così cristallizzata, c'è sempre possibilità di correzioni reciproche ma questo implica un lavoro su di sé che non tutti fanno, in genere si vive con il pilota automatico e nell'inconsapevolezza.

Il secondo aspetto riguarda la fatica di avere rapporti a due. Quando parliamo con una persona spesso parliamo di altri, se siamo arrabbiati o dispiaciuti di qualcosa con questa spesso lo diciamo ad altri ma, soprattutto, nei nostri rapporti sempre più difficilmente parliamo di noi, dei nostri stati d'animo, del nostro modo di essere, pensare e vivere la vita. Questo, ovviamente e comprensibilmente, perchè farlo è davvero difficile, così parliamo dei fatti, parliamo di cose, di altro. Basti pensare a quanto forse è stato difficile anche per lei poter scriverci di ciò che prova ed ha preferito parlare tanto in generale... Succede così che ci si nasconde, dietro persone, fatti, teorie, appunto, e la conseguenza è la costruzione di rapporti non autentici, soggetti al tempo, all'intromissione di persone, rapporti che esistono se si fanno delle cose insieme, se si appartiene allo stesso gruppo, ma che, in caso contrario, proprio come sottolineava lei, svaniscono.

Ecco, Marco, altro non so dirle, o meglio, altro non credo sia utile sapere.

Un caro saluto
Dr.ssa Laura De Martino
Psicologa, Psicoterapeuta Relazionale
Napoli