Gabri  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 02/04/2019

Monza e Brianza

Gay non attratto da gay?

Salve, sono Gabriele, 33 anni, omosessuale convinto.
Sono gay ma non mi piacciono i gay. Mi spiego meglio. Ho 33 anni e di ambienti gay ne ho visti molti e purtroppo ho sempre notato che ogni persona omosessuale, chi più chi meno, avesse atteggiamenti o modo di fare femminili. Anche chi ha atteggiamenti mascolini noto con molta delusione che poi ha atteggiamenti mentali, un modo di porsi molto più vicino a una donna eterosessuale che ad un uomo eterosessuale. Pensavo che fossero soltanto stereotipi e dicerie, ma poi l'esperienza mi ha fatto ricredere. Mi ha dato la convinzione che in realtà poi non sono tanto stereotipi e a peggiorare la cosa è stato proprio l'ultimo studio scientifico sugli uomini gay pubblicato su vari siti e giornali "il cervello delle persone gay simile a quello delle donne". Il punto è che un maschio gay lo reputo "donna mal riuscita" e un uomo bisessuale un "maschio difettoso" (nei maschi bisessuali invece ho potuto riscontrare che nella stragrande maggioranza dei casi sono indistinguibili dai maschi etero sia nei modi che altro, ma questo non basta a cancellargli, secondo il mio punto di vista, la colpa di essere per "metà gay" e di conseguenza "donne mal riuscite"). In pratica è come se associassi oramai l'omosessualità alla femminilità.
Questa cosa mi porta a non cercarmi maschi gay dunque e mi sono ritrovato molto spesso nella condizione di dover vivere la mia sessualità in maniera del tutto originale, travestendomi da donna. Grazie al cielo ho un viso molto delicato e sono magrolino con un bel sedere a mandolino e con un po' di trucco, una parrucca al naturale ho avuto ottimi risultati, riuscendo ad uscire con maschi etero al 100% in veste di "donna trans". Anzi, visto che sono presente in vari siti di annunci, sono diventato addirittura una delle "travestite" più famose del web, di sicuro almeno di quelle della mia regione. inutile dire che mi è sfuggita di mano la situazione ma che mi è anche piaciuta tantissimo.
Etero al 100% perchè cercavano la femminilità di una "transessuale" (quello che ero ai loro occhi, mentre per me tutta quella roba addosso mi metteva solo a disagio e dopo l'atto sessuale non vedevo l'ora di levarmi tutto di dosso). Cercavano una femminilità "trasgressiva", non toccandomi neanche nelle parti intime ma prestando interesse solo al lato B appunto.
Ora però ho l'esigenza di crearmi una storia seria e di conseguenza essendo una "donna ad ore" non posso mica pretendere che un uomo etero possa essere interessato a me sotto questo punto di vista.
Non provo proprio interesse in qualsiasi maschio che abbia anche o PEGGIO ancora esclusivamente interesse verso il genere maschile.
Mi sento impossibilitato di farmi una vita, mi sento condannato alla solitudine o quantomeno a non avere una serenità ed un equilibrio personale. Ho paura di cadere presto in depressione. Come uscire da questo circolo?
In verità ho avuto esperienze sessuali con maschi gay ma poco appaganti.
Grazie.
Gabriele.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 02/04/2019 - 16:05

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Gabriele,
da ciò che ha narrato, mi sembra di capire che la sua difficoltà ad accettare i "modi femminili" in altri gay possa essere ricondotto ad una dinamica conflittuale che ha come nucleo il rapporto con la femminilità più in generale, al di là della condizione di omossessualità.
Parla, infatti, di "travestimento" da donna attraverso cui può entrare in contatto con uomini eterosessuali, che apparentemente le sembrano più maschili degli omosessuali.
Ciononostante, questa soluzione "originale" non lo ha soddisfatto ed è comprensibile perchè tale tipo di contatto non favorisce la costruzione di relazioni sentimentali stabili e soddisfacenti.
Pertanto, se desidera liberarsi da questa condizione di insoddisfazione e "paura di cadere in depressione", è utile che faccia chiarezza su di sè, sul concetto di femminilità e mascolinità, sulla sua vita in generale.
Altrimenti la sensazione di "condannato alla solitudine" persisterà e la indurrà a ricercare al di fuori di sè, le risposte che in realtà può trovare solo dentro di sè, esplorando i suoi contenuti emotivi ed elaborando le questioni irrisolte relative alla relazione con altri omosessuali.
Una consulenza psicologica può esserle utile in questo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 04/04/2019 - 10:32

Milano
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Gentile Gabriele, come lei sa la parola “gay” deriva dal francese (provenzale gai) che significa gaio, allegro. Il riferimento di questo termine all’omosessualità arriva solo negli anni ’20 in America, dove il movimento gay inizia a costituirsi come movimento di emancipazione e rivendicazione dei propri diritti. Allegramente ritrovarsi nelle piazze ancheggiando (ma non tutti) ed esprimere un urlo per il riconoscimento. E’ comprensibile la sua convinzione: se una persona è gay vuol dire che desidera, ama una persona del proprio sesso. Non un’imitazione dell’altro sesso. La sua è la posizione imperante nell’antica Grecia, dove attraverso la pratica omosessuale e della filosofia, dell’arte e della musica, della ginnastica, attraverso la “Paideia” e il rapporto con un Maestro, un uomo aristocratico acquisiva la virilità e uno status sociale. (A Saffo per il mondo femminile). Se ha modo di guardare gli antichi dipinti sui vasi attici, vedrà due uomini con la barba che si baciano. Forse è quella l’omosessualità che turba di più. Tuttavia, il discorso non è così semplice. Le varianti omosessuali sono molte e ciascuno può scegliere e amare chi crede, secondo la propria inclinazione, se il rapporto è consenziente. Non dimentichiamo che molte persone hanno la necessità di farsi riconoscere socialmente e un bisogno di esprimere la propria “diversità” di poter essere altro rispetto al modello predominante. E che dire ancora del rifiuto di molte persone gay ad aderire al modello maschile dominante? E poi, che cosa vuol dire oggi essere maschio? Il discorso è complesso, ma ciò che ci interessa ora è comprendere quel suo disagio verso l’uomo-che-imita-la donna. Quasi fosse un’indispensabilità, una prerogativa dell’essere gay. Tant’è che ha sentito la necessità di travestirsi da donna, per trovare un uomo. Credo che possa esserle di aiuto fare chiarezza nel suo mondo interiore, capire che cosa cercare e come mai finora non ha trovato ancora una relazione sentimentale veramente appagante. Ci sono molti omosessuali con barba e che indossano vestiti maschili in molti settori della nostra società. E’ un modo di essere. Come mai non vi siete ancora incontrati? La saluto.