Rossana domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 18/09/2016

Trieste

Rapporti pessimi in famiglia

Buon giorno, vi scrivo perchè ho davvero bisogno del consiglio di uno specialista, cercherò di essere il più breve possibile ma non so quanto riuscirò in questa impresa, è una storia che dura da tutta una vita.
Ho 30 anni ed un buon lavoro che mi assicura indipendenza.
Non ricordo quando sia cominciato tutto. Ho trascorso un' infanzia tranquilla e divertente, ma man mano che crescevo il "peso" di essere di sesso femminile si faceva sentire sempre più. Sono cresciuta in una famiglia composta da 4 persone: mamma papà io e mio fratello maggiore. Mia mamma, una maniaca ossessiva delle pulizie di casa (non ho un ricordo in cui giochiamo assieme o ci facciamo le coccole) non è mai stata capace di darmi un consiglio e quando le chiedevo il permesso di fare qualcosa la risposta era che dovevo chiedere a mio padre, sono cresciuta con le sue promesse mai mantenute (es.: se sarai brava a scuola/ubbidiente/se mi aiuti con le faccende ecc...ecc.. ti farò quel regalo che tanto desideri, cosa che non è mai successa). Mio padre è sempre stato un gran lavoratore, lo vedevo solo nell'ora di cena e guai se lui tornava da lavoro ed io non ero in casa ad aspettare il suo rientro (perchè le figlie femmine dovevano stare in casa a fare le faccende). Mio fratello era la mia guardia, colui che doveva tenermi d'occhio e raccontare tutto a casa nel caso avessi fatto qualche mossa sbagliata durante la giornata, molte volte inventava pur di vedermi rinchiusa in casa in punizione. Tutto questo mi portava e mi porta ancora oggi a nascondere tutto quello che mi succede nella vita, sia per quel che riguarda le gioie che i dolori. Fortunatamente ho sempre avuto l'amica fidata con cui confidarmi e sfogarmi. Avevano talmente la mania di tenermi sotto controllo che quando mio fratello finì le superiori volevano ritirarmi da scuola perchè altrimenti sarei stata troppo libera di fare quello che volevo. I parenti tutti hanno fatto ragionare mio padre ed io ho potuto completare gli studi. Sono stata un'adolescente nella media, con buoni voti a scuola, introversa ma curiosa, e soprattutto ho sempre raggiunto i mie traguardi. Con la maggiore età ho fatto di tutto per trovarmi un lavoro ed andare via di casa. Ero terrorizzata al pensiero di dover restare tutto il giorno a casa con loro, mi hanno sempre fatta sentire la pecora nera della famiglia, tutto quello che facevo o dicevo per loro era sbagliato, mi deridevano, non avevo il diritto di spiegare le mie ragioni, ero sempre in punizione, subivo costantemente violenza psicologica ed a volte mio padre mi picchiava anche. La svolta è arrivata nel 2009, quando mi hanno chiamata per un corso in Puglia (io sono siciliana), ho fatto i bagagli e tra disapprovazioni e litigate (perchè io non dovevo lavorare, ne studiare, ma trovare marito e procreare) sono partita. Dopo il corso mi è stato chiesto quale sede di lavoro avrei preferito e da lì pian piano, nel corso degli anni, sono arrivata in Friuli-Venezia-Giulia. 1500 Km per allontanarmi il più possibile da quella famiglia che non mi ha mai sostenuta, che non ha mai creduto in me, che mi ha sempre sminuita ed offesa con parole (pesanti) che ad oggi mi tormentano ancora. Negli anni passati tornavo a casa per tutte le festività comandate, col passare degli anni ho diminuito le visite in quella casa (che per me non ha nulla di accogliente o familiare o protettivo) sino ad arrivare ad andare solo se costretta da qualche avvenimento importante(matrimonio, battesimi, o se sento terribilmente la mancanza dei miei amici). Ogni singola volta riparto in lacrime e col cuore spezzato, poichè ogni singola volta trovano il modo di allontanarmi da loro con parole e gesti che nessun genitore con un minimo di intelletto utilizzerebbe mai. L'ultima visita è stata questa estate, costretta da un matrimonio sono tornata a casa per le ferie estive, prima di ripartire ho avvisato mia mamma che sarei tornata per le vacanze di natale col mio ragazzo e lei che mi risponde: "no...restatene su...non hai niente da fare qui"(questa è l’ultima frase infelice di una lunga serie). Devo rispondere tutte le sacrosante sere alla loro telefonata dove per ben tre volte devo ripetere la stessa cosa (prima con mio padre, poi mia madre ed a volte mio fratello che a 34 anni vive ancora con i miei ed ha un rapporto "morboso e geloso" con mia mamma) e cioè: cosa sto facendo in quel momento, se ho lavorato e cosa ho mangiato. (E’ mio papà che li costringe a parlare con me). Ultimamente in una delle nostre chiamate sono esplosa ed ho raccontato a mio padre le cattiverie che devo sorbirmi ogni volta che torno a casa da parte di mia madre e di mio fratello, lui dispiaciuto ha riattaccato dicendo che avrebbe parlato con loro cercando di capirne i motivi, risultato? Sono loro ad essere arrabbiati con me ed a non volermi più parlare al telefono. Molte volte ho pensato di tagliare definitivamente i ponti, ma sono è la mia famiglia e vorrei potergli volere un po’ più bene. Più volte mi sono trovata col dubbio se parlarne con un prete per trovare la forza di perdonarli perchè non capiscono il male che mi fanno o se rivolgermi ad uno specialista perchè forse sono davvero io il problema.
Grazie per l’attenzione

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anastasia Zottino Inserita il 20/09/2016 - 16:37

Cara Rossana,
l’aver messo per scritto la sua storia, le da già la possibilità di inquadrarla. Scrivere in qualche modo ci costringe a focalizzarci, a scegliere tra tanti elementi quelli più importanti e salienti per noi. Mi sembra di capire che il rapporto con la sua famiglia sia sempre stato gestito nello stesso modo, non adattandosi, per esempio, alla sua crescita e rimanendo ancorato ad una visione dei ruoli maschio-femmina un po’ predefinita e rigida. Quando noi stiamo in un ruolo, è difficile emergere, esprimere la nostra unicità, ma mi sembra di capire che lei questo lo ha fatto, ha rotto gli schemi ed ha conquistato lo spazio che voleva. Credo che questo sia il momento in cui lei avrebbe bisogno di trovare un nuovo modo per essere con i suoi genitori. Credo che se per lei la fede è un valido aiuto potrebbe farne ricorso, ma mi permetto di osservare che rivolgersi ad uno specialista non è come ammettere di essere noi le persone sbagliate. Un professionista può,invece, aiutarla ad elaborare tutta questa storia, che in ogni caso è il suo percorso di vita, e riflettere sul fatto che lei può cercare di portare un nuovo equilibrio nella sua famiglia, imparare ad accettare dei limiti, e iniziare a mettere dei confini più emotivi che geografici che,come lei stessa ha notato, a volte non sono di per sé garanzia di protezione. Tagliare emotivamente dalla famiglia di origine andando via è una scelta coraggiosa, ma a volte lascia dentro di noi aperte delle domande, come se qualcosa avesse bisogno di essere risolto. Provi a pensare che scegliere consapevolmente cosa fare ed in che modo interagire, potrebbe evitarle di arrivare ad un punto tale di malessere in cui l’unica possibilità comunicativa è lo scontro aperto: in realtà ci sono molti altri modi intermedi tra la negazione del legame e lo scoppio d’ira…sta a lei decidere se intraprendere un percorso in questo senso. Credo che se ha sentito il bisogno di scrivere, forse è viva l’esigenza di andare più a fondo e fare luce sul suo rapporto con la famiglia.
Un caro saluto
Dott.ssa Anastasia Zottino
Psicologa
Aprilia (LT)