Martina domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 21/12/2017

Cagliari

Fobia sociale incontrollabile

salve, mi chiamo Martina e ho 24 anni appena compiuti. soffro di fobia sociale, l ho riscontrata solo 10 anni fa ma in realtà ne soffro da sempre.Inizialmente pensavo fosse una comune timidezza da bambina, poi il disagio è diventato sempre maggiore e mi ha portato al completo isolamento. a 24 anni fatico a reggere una conversazione persino con i membri della mia famiglia, non esco mai faccio una lista di cio che mi serve e mando altri a far spese per me e se nessuno è disponibile preferisco rinunciare piuttosto che uscire e affrontare il mondo esterno. Ho una storia familiare particolare, i miei genitori sono bravissimi per carità, ma non sono altrettanto bravi a nascondere le preferenze che hanno per mio fratello e questo da sempre, io mi sono sempre sentita in competizione e tutte le cose che facevo le facevo per avere le loro attenzioni e per essere migliore poi un bel giorno mi sono arresa perchè anche essendo migliore loro continuavano a preferirlo... e cosi ho iniziato a pensare di non essere in grado di far nulla la mia autostima è calata fino a scomparire. tutto questo mi ha portato ad abbuffarmi di cibo e avere problemi di obesità gravi e questo sovrappeso mi ha creato ancora piu problemi perchè mi sentivo ancora di piu sotto gli occhi di tutti e qualsiasi persona incontrassi pensavo che stesse ridendo di me o sparlando di me o guardandomi con superiorità. Non riesco ad avere relazioni con nessuno, ho una relazione amorosa si puo dire via chat... mi vergogno pure a mostrarmi in una singola foto.. e ho paura che questo problema mi porti via l unica relazione che ho messo su. sono disperata

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Maria Grazia Passerini Inserita il 21/12/2017 - 12:09

Ciao Martina. Leggo la tua richiesta e mi arriva tanta, tanta rabbia. La fantasia che mi faccio è che non avendola potuta esprimere e canalizzare nella relazione con i tuoi genitori, l'hai “rispedita al mittente” ovvero l'hai ributtata giù, inconsapevolmente, aggredendo te stessa anzichè l'altro. Attaccandoti, hai svalutato l'immagine di te e smettendo di guardare alle tue qualità e risorse, sei diventata dipendente dall'altro. Isolandoti, l'unico piacere che ti è rimasto è il cibo e poichè è di breve durata, hai bisogno di mangiare nuovamente per sentirlo. E più mangi e più ingrassi e, metaforicamente, ti rendi visibile, una presenza ingombrante, così che i tuoi genitori ti possano finalmente vedere, se non per le tue doti, almeno per i tuoi difetti.
Il fatto che i tuoi genitori non ti guardino come guardano tuo fratello non significa che tu “non sia in grado di fare nulla”: ognuno di noi è un essere unico e irripetibile e questo è a prescindere da qualunque occhio e giudizio esterno. Mamma e papà non ti vedono come tu vuoi, non lo sanno fare, e non è chiudendoti in casa e “schiavizzandoli” che cominceranno a farlo.
Piuttosto, come sarebbe, a 24 anni, andare nel mondo a cercare chi lo sa fare, chi ti sa guardare e ti vede come tu vuoi, anzichè continuare a pretendere che la cascata smetta di gettare acqua verticalmente?