Federico domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 07/12/2017

Lecco

Diventerò padre e non trovo un lavoro

Ho 28 anni e la mia compagna di 27 é incinta. Lei è medico specializzando, io guida di rafting ed accompagnatore turistico. Siamo insieme da più di dieci anni e da un anno ci siamo trasferiti nella città dove lei lavora. Io ho cercato più volte lavoro nei paraggi ma nonostante parli tre lingue ed abbia una laurea magistrale in biologia conseguita ormai 4 lanni fa con 110 e lode nonché trovo nulla di inerente. Prima di vivere assieme ho fatto di tutto, dal commesso al venditore porta a porta poi, rendendomi conto di morire dentro nello svolgere tali mansioni, ho iniziato a fare l'attività che mi appassiona spostandomi sul territorio nazionale e all'estero. Per questo motivo nell'ultimo anno ho passato pochissimo tempo a casa ma sempre meglio che spendere i mesi alla ricerca di lavori che non mi piaceranno mai e per i quali non sono qualificato. Ora mi ritrovo quindi a dover cercare qualcosa di stabile e vicino alla mia futura famiglia, a mettere da parte i miei sogni per sopravvivere in una città che odio e in cui non abbiamo nessuno che possa darci una mano. Vivo con terrore la prospettiva di dipendere da lei per mesi. L'idea di diventare una sorta di casalingo mi uccide e mi fa sentire un idiota. Penso a tutte le competenze che ho acquisito negli anni solo perché ho rifiutato questo paese ed ora mi ritrovo a dover fare i conti nuovamente con la disoccupazione. Vorrei scappare altrove assieme a lei che però fatica a lasciare un lavoro sicuro per il quale ha investito tempo ed energie. Abbiamo sempre sognato di avere un figlio ma arriva nel momento peggiore e credo che questa situazione mi rovinerà la vita. Mi sento paralizzato. Ritornare a leggere migliaia di annunci e inviare altrettanti cv mi fa venire la nausea e mi deprime.

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Dott. Dario Coderoni Inserita il 11/12/2017 - 13:36

Caro Federico,

ciò che racconti nella tua lettera è quello che accomuna, ahimè, gran parte dei giovani laureati (e padri) italiani. Tu sei riuscito a dare voce a tutto ciò e ti ringrazio per averci dato lo spunto per rispondere. La paura delle decisioni è sempre legittima, poichè in essa sono coinvolte la nostra incertezza verso il futuro e la serenità personale e dei nostri cari. Tuttavia, quando il "troppo pensare" diventa un ostacolo anzichè una soluzione, o quando la paura stessa ci impedisce di prendere una direzione necessaria, allora dobbiamo intervenire. Hai mai sentito parlare di "problem solving"? In casi come sembra essere quello che ci porti all'attenzione, un percorso ad hoc insieme ad un esperto potrebbe aiutarti a fare chiarezza rispetto a ciò che vorresti e che potresti fare in questa circostanza, osservando le cose da altri punti di vista e lavorando insieme e in parallelo sui sentimenti di svalutazione e di sconforto che sembrano accompagnare il tuo presente. Nelle tue parole, nonostante il disappunto, traspare ancora la voglia e la determinazione di mettersi in gioco ed affrontare, questa volta, le "rapide" più minacciose. Non ti resta che prendere in mano le pagaie. Un caro saluto,

Dott. Dario Coderoni (Roma)