Laura  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Novara

Paura di chiedere aiuto

Buongiorno,
sono una ragazza di 23 anni e a volte soffro di ansia, irrequietezza, irritabilità, lievi sbalzi d’umore, paura di impazzire o morire, raramente sensazione di distacco da me stessa, a cui si aggiungono sintomi fisici come palpitazioni, lievi tachicardia e dispnea, sporadici mal di testa. Il tutto è iniziato poco più di due anni fa, quando mi sono resa conto che l’università da me scelta, ora appena conclusa perfettamente nei tempi e a pieni voti, mi stava formando per una professione che richiede uno stile di vita non compatibile con il mio carattere e i miei obiettivi, sebbene le materie studiate mi piacessero. Tutto ciò mi ha portata, pure in tempi covid, a rifiutare un’offerta di lavoro di un anno in seguito a tirocinio, senza che nessuno lo sapesse.
Agli occhi dei miei genitori e delle persone più care sono sempre stata una “ragazza modello”, con la testa sulle spalle e con idee e obiettivi chiari; così nel corso degli anni mi sono creata una maschera che ora non riesco più a togliere, perché ho paura di deludere mostrando le mie fragilità, i miei errori e la mia confusione, sebbene razionalmente creda che i miei genitori capirebbero la situazione.
Questa lunga premessa per arrivare al vero problema: so di aver bisogno dell’aiuto di un professionista, ma non riesco a chiederlo perché ho paura di deludere e di non accettarlo, oltre che per una questione economica comunque in secondo piano.
Ho paura a rivolgermi ad uno psicologo perché purtroppo in famiglia vige il pregiudizio dell’inutilità di questa professione, ritenendo che sia sufficiente parlare con le persone care. Ciò, oltre ad influenzarmi seppur in minima parte, mi fa temere di far sentire in colpa i miei genitori qualora preferissi aprirmi con uno sconosciuto per risolvere i miei problemi, piuttosto che con loro.
Ho pensato quindi di rivolgermi ad uno psichiatra, vista anche la presenza di sintomi fisici che sono io a credere siano di derivazione psicologica, ma è piuttosto forte l’influenza irrazionale del pregiudizio di “medico dei matti” e della eventuale conseguente etichettatura, sebbene sia pienamente consapevole che pazzia e malattia mentale siano due cose diverse. Lo stesso vale anche per il rivolgersi in un primo momento al medico di base.
Continuare a nascondere so che non è possibile, perché prima o poi il tutto verrebbe a galla, quantomeno dal punto di vista fisico, perché temo di non risolvere i problemi lasciando trascorrere il tempo, se no forse non sarei nemmeno più in questa situazione. Ma se anche i miei genitori si accorgessero di ciò e fossero e loro a spingermi da un professionista, non vorrei esser bloccata dalla stessa paura così da non riuscire a essere sincera con chi invece dovrebbe esser lì per aiutarmi.
Pertanto chiedo aiuto a voi, perché, seppur stia facendo molta fatica a scrivere ciò, online sento di aver la garanzia dell’anonimato e quindi non sono costretta a togliermi la maschera cucita addosso. Nei limiti di un consulto online, vi chiedo un suggerimento per lavorare su me stessa in modo da trovare quel coraggio che mi manca per rivolgermi a chi potrebbe aiutarmi. Perché affrontare la paura oggi pensando di stare meglio domani purtroppo fino ad ora non ha funzionato…

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 07/07/2020 - 09:08

Roma - Tiburtina
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Buongiorno Laura,
comprendo la sua difficoltà e disagio nello scrivere qui ciò che prova.
Da ciò che narra, mi pare di capire che la sua "paura di chiedere aiuto" sia più ampia e generalizzata, quindi non solo limitata alla figura dello psicologo e/o psichiatra. Essa sembra strutturarsi attorno al timore di allontanarsi dai suoi genitori, ossia affidarsi ad uno "sconosciuto" da cui essere accolta e compresa. Racchiude, quindi, la difficoltà a differenziarsi, cioè costruire un'identità di Laura autonoma rispetto ai suoi genitori.
Questo processo di differenziazione può implicare sensi di colpa e ansia generalizzata, così come ha riferito lei, poichè sancisce l'ingresso nella vita adulta, all'interno della quale ognuno di noi è chiamato a fare scelte in autonomia, percependosi come il solo repsonsabile delle decisioni che prende.
Pertanto, il consiglio che mi sento di darle è prendersi del tempo per trovare il coraggio di affrontare la nuova Laura che attende di ricevere da lei il permesso di essere adulta compiendo le scelte più giuste per lei e liberandola dall'ansia.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).