Cinzia  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 27/06/2019

Cagliari

Come fare quando la depressione non è la causa ma la conseguenza di una situazione effettiva?

Mi spiego meglio: molto spesso le persone vedono la vita uno schifo a causa della depressione.
Lì ovviamente la soluzione è "semplice", curare la depressione e tornare a vedere la vita in maniera positiva.
Ma come si fa quando la vita fa EFFETTIVAMENTE schifo, e non è una visione causata da uno stato psicologico negativo? Quando lo stato negativo è semplicemente una logica conseguenza? Che si fa, in questi casi?
Per superare lo stato di disperazione non servirebbero più farmaci/terapie e simili, ma cambiare la situazione a monte.
Come si fa, quando questo non è possibile? C'è un modo per riuscire ad accettare il fatto che, semplicemente, la tua vita faccia schifo e ti debba andare bene così, in modo da poter vivere senza rimuginarci costantemente? E ancora, in quel caso, è giusto accettare? Farselo andare bene? Non è meglio trovare le palle di levarsi di mezzo?
Come si fa, quando in 30 anni di vita, non si è mai stati minimamente felici, quando non si ricorda un momento di serenità? Quando sin dai primi anni di vita si è sempre stati preda dell'angoscia a causa di problematiche effettive (quindi dovute a situazioni REALI del proprio contesto, non visioni distorte da problematiche psicologiche)? Come si risolve una situazione del genere se non ponendo fine a tutto?
Una terapia sarebbe effettivamente utile, o non farebbe altro che farmi "accettare" la situazione (cosa che, per quanto mi riguarda, sarebbe solo un accanimento ingiustificato)?
Il mio problema principale è che non credo di avere una depressione, ma che sia semplicemente triste e sfinita. Conseguentemente, il mio istinto di sopravvivenza mi impedisce di fare la cosa più lucida e logica da fare. E probabilmente è questo a farmi più incazzare di tutto.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 28/06/2019 - 09:27

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Laura,
leggendo il suo messaggio ho percepito un grande vissuto di rabbia per ciò che le è successo, che immagino sia molto sgradevole e fonte di malumore.
Detto ciò, mi preme precisare, innanzitutto, che anche in casi come il suo, in cui la vita pone ostacoli e difficoltà ardue, le risorse psicofisiche di ognuno di noi possono sempre essere attivate.
Ossia, il nostro cervello è strutturato in modo tale che possa costruire e interpretare ciò che accade fuori e dentro di noi, quindi grazie a questo potere, è stato dimostrato che, anche di fronte agli eventi più traumatici, molte persone si mostrano resilienti, ossia in grado di reagire in modo positivo alle difficoltà.
Pertanto, credo che, anche nel suo caso, si possa lavorare in questa direzione, ossia aiutarla ad attivare le energie pasicofiche di cui dispone, che al momento sembrano inibite, e da ciò iniziare a reagire in modo positivo e produttivo agli eventi di vita negativi.
Immagino che possa essere difficile entrare nell'ottica di questo discorso, forse perchè ha un'idea di psicoterapia associata all"accettare" passivamente ciò che ci è capitato nella vita.
Il lavoro di psicoterapia consiste, invece, nell'aiutare la persona a concentrarsi in modo proattivo e positivo su se stessa attribuendo il giusto peso agli eventi di vita accaduti, ossia non accettandoli passivamente, ma comprendendone il senso, la dinamica in un'ottica più globale e complessa.
Una consulenza psicologica individuale può sicuramente aiutarla a fare charezza su questi aspetti.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).