Riccardo  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 21/03/2019

Treviso

Crisi nello sport

Salve, ho 19 anni e da 5 pratico pugilato. Da sempre provo una grande passione per questo sport e, assieme ad un forte senso del dovere, sono riuscito a vincere numerosi premi.
Da molti mesi però sento il bisogno di smettere, di mollare e di farla finita. Però ho tenuto duro e ho continuato ad allenarmi senza parlare del mio malcontento con nessuno; ma ora che un' importante gara si avvicina, non è giusto che io faccia sprecare tempo e fatica al mio maestro se io in principio non sono motivato a vincere. Mi alleno tutti i giorni ed ogni giorno provo lo stesso conflitto interiore tra il non voler andare e il mio senso del dovere. Mollare sarebbe un disonore enorme, una delusione per il mio maestro e per tutte le persone che mi conoscono, oltre al fatto che senza sport, senza questo sport, non sarei più nulla, non avrei nulla da fare e nessun sogno. Ma il solo pensiero di dover andare in palestra mi spaventa: l' allenamento quotidiano mi provoca la stessa tensione di una gara. Questo non è un capriccio, è una situazione che va avanti da molto e non è una questione di "cambiare allenamento" o "riflettere per un po'", perché ci penso ogni giorno ed anche cambiando allenamento, la boxe rimarrebbe la stessa, la legge del ring rimarrebbe la stessa; quindi sono io il problema...non questo sport, non la palestra, non il maestro. Cosa posso fare? Mollare e vedere la delusione del maestro, delle persone che ho intorno e di chi mi chiederà :" come va col pugilato?" o continuare a tacere? Sento che non è più il mio posto, ma al contempo ho vissuto in palestra gli anni più importanti della mia crescita e rinnegarli in questo modo mi spaventa.
Grazie

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 22/03/2019 - 09:00

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buongiorno Riccardo,
da ciò che ha scritto e soprattutto da come lo ha esposto, mi sembra che lei sia dotato di una buona capacità d'analisi della situazione e anche di un'inclinazione all'introspezione, caratteristiche che le hanno consentito di comprendere come il suo malessere nasca proprio da una mutata percezione che ha lei rispetto alla boxe.
Quindi, il "conflitto interiore" che ha giustamente individuato lei viene alimentato dal suo timore di deludere tutti quelli che nutrono aspettative nei suoi confronti. Questo le impedisce di tirare fuori il nuovo Riccardo, ossia quello che ha compreso che la boxe non soddisfa più le esigenze di una volta e desidera esplorare altre strade di crescita personale.
Pertanto, per risolvere il "conflitto" è necessario chiedersi come mai lei non possa esprimere le sue reali esigenze, circostanza percepita come una "delusione" per gli altri. E chiedersi anche come mai secondo lei, ora la boxe non corrisponde più alle sue esigenze, cosa sta succendo nella sua vita? Come mai prendere decisioni che possono essere diverse da ciò che altri si spettano da lei, viene percepito come un "rinnegare" gli altri e non come un'autoaffermazione di sè e dei propri bisogni? Cosa teme possa accadere nella relazione con l'altro nel momento in cui dovesse tradire le aspettative?
Poichè sente che "non è più il suo posto" è importante continuare questo lavoro di autoesplorazione in modo da liberarsi dal peso attribuito alle aspettative cha hanno gli altri su di lei.
Una consulenza individuale può accompagnarla in questo percorso di crescita personale e autoaffermazione di sè.
Ad ogni modo, se desidera approfondire la questione, può scrivermi o contattarmi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Giorgia Caramma Inserita il 07/04/2019 - 22:32

Padova
|

Caro Riccardo,
mi sembra si trovi di fronte a un bivio: seguire ciò che sente o ciò che pensa sia giusto fare.
Leggendo le sue parole sembra che la decisione sia ormai presa dentro di lei: non vede alternative realistiche al chiudere con questo sport.
Quello che però sembra costituire un grosso ostacolo per lei è l'affermazione dei suoi bisogni rischiando di andare contro le aspettative altrui.
Forse nel suo caso il lavoro con uno psicologo potrebbe essere orientato a una maggiore autenticità e al riconoscimento dell'influenza del pensiero altrui su di sé.
Rimango disponibile per ulteriori dubbi o difficoltà.
Una buona serata,
Dott.ssa Giorgia Caramma (Padova - Ragusa - Online)