Relazione tra l’oratore e il pubblico: principi di Public Speaking

Pubblicato il 21 maggio, 2019  / Psicologia e dintorni
public speaking

Alla base della comunicazione vi sono numerosi aspetti che non si possono trascurare, se si ha l’obiettivo di fare in modo che il messaggio trasmesso venga recepito dal pubblico di riferimento. Si pensi che solo il 7% delle parole sono efficaci nell’ambito della trasmissione del messaggio, a differenza del piano para-verbale che costruisce il 38% della relazione tra oratore e pubblico.

Dunque, cosa vuol dire para-verbale? Questo piano comprende il tono, il timbro, il volume e l’inflessione della voce, in sostanza è il modo attraverso il quale sono pronunciate le parole. Tutto ciò che non è verbale influisce sul 55% della relazione.

L’impatto del linguaggio non verbale include i movimenti del corpo, il contatto stabilito con lo sguardo, il movimento delle mani, ecc… Ciò che importa quindi è che è importante sapere cosa dire, ma anche sapere come dirlo, con l’abbinamento di queste caratteristiche la prestazione sarà eccellente.

Quindi è fondamentale che il tuo messaggio sia rafforzato con un tono specifico e deciso, movimentato dalle pause alternate al ritmo delle parole, l’aspetto verbale deve essere accompagnato dalla gestualità, dallo sguardo e dalla postura.

Imparare a comunicare bene vuol dire esaltare il linguaggio para-verbale e non verbale, in questo modo il contenuto che vorrai proporre sarà recepito meglio, per questo parlare in pubblico è un’abilità importante per avere successo.

L’abilità di parlare in pubblico può incrementare il "valore" di una persona del 50%, ma devi avere un buon contenuto da comunicare, anche se solo il contenuto non basta. Si pensi a un tema trattato in maniera competente da un esperto, se non comunica bene le sue competenze inevitabilmente il messaggio non sarà recepito.

Probabilmente il tono piatto, lo sguardo orientato nel vuoto o altri elementi para-verbali e non verbali hanno influito sull’incapacità di scatenare il giusto interesse, dimostrando che un buon contenuto non è abbastanza.

Chiarito che il contenuto da solo non basta, anche un tono di voce suadente, un bel sorriso, non saranno gli elementi che con certezza permetteranno la ricezione del messaggio. Quindi, se il contenuto non basta è necessario strutturarlo, se gli aspetti para-verbali e non verbali non bastano, è necessaria la contestualizzazione.

Sulla base di un sondaggio statistico si può notare come l’attenzione della platea viene catturata per il 25% dalla voce, per il 64% dal fascino e dalla passione e solo in ultima fase, l’11% dei contenuti influenza la ricezione del messaggio. Anche in questo caso le modalità di comunicazione vincono.

Una comunicazione non efficace solitamente è causata dalla cattiva gestione emotiva di quel momento, che distoglie l’attenzione, che rende la voce strozzata e rende lo sguardo di chi ascolta ancora più pesante. Perciò è importante investire sulle proprie capacità oratorie.

Si decide di partecipare a un corso di public speaking (approfondisci su http://massimilianocavallo.com) per migliorare le proprie capacità acquisendo tecniche nuove. Non tutti hanno la necessità di parlare in pubblico ma scelgono il corso per migliorare la loro comunicazione nelle varie fasi della vita quotidiana, sia dal punto di vista personale sia da quello professionale.

L’ansia da palcoscenico è una reazione del corpo a una situazione nuova, che la nostra psiche interpreta come pericolosa ed è la principale causa che impedisce una buona performance. Nella realtà dei fatti le sensazioni di ansia, tremolio, sudore e rossore sono percepite prevalentemente dall’oratore, ma solo il 20% del pubblico si renderà realmente conto di questo stato di disagio.

Tendenzialmente, lo stato di stress, con i sintomi di tremore della voce o del corpo, sudore, tachicardia, sono percepiti da chi parla ma il pubblico li percepisce solo in lieve misura. Nonostante ciò molti di questi sintomi impediscono il proseguimento della performance in maniera efficace.