Diventare vecchi fra vantaggi, svantaggi e paure

Pubblicato il 23 luglio, 2014  / Genitori e figli
Diventare vecchi fra vantaggi, svantaggi e paure

Quante immagini, quanti autori antichi e moderni hanno descritto la vecchiaia con toni che variano dallo zuccheroso all’agro, all’amaro: il nonnino canuto e bianco che, mano nella mano, accompagna il nipotino a scuola; il nonno o la nonna seduti imbronciati in un angolo della casa pronti a criticare l’operato degli altri familiari; ma anche nonni collaborativi, indipendenti , autonomi. La condizione sociale non sempre è un elemento discriminante tale da marcare una notevole differenza fra nonni ricchi o poveri, eruditi o incolti. Piuttosto lo è il vissuto di sentirsi utili, ed essere considerati tali dalla società di cui fanno parte. Spesso invece la società discrimina le persone anziane relegandole nel depressivo limbo dell’inattività. 

Si deve ammettere però che la responsabilità è soprattutto delle medesime persone anziane che si auto-emarginano, rifiutando di cimentarsi con le nuove tecnologie. L’ostilità contro le nuove tecnologie, l’uso del PC e delle email per esempio, sentita anche dalle persone di mezza età, non solo dai vecchi, rischia di creare una società di “analfabeti” e di accentuare la distanza fra le generazioni e l’incomprensione fra genitori e figli. Il motivo di questa ostilità risiede nella fatica di “pensare”, cioè di usare la mente. “Pensare è  faticoso, ma vitale“ cerchiamo di tenerlo bene in mente. Sarebbe anche utile ricordare che gli organi sessuali maschili e femminili, per quanto importantissimi, hanno nobili funzioni, ma non quella di pensare e che la funzione della testa non è solo quella di creare uno spazio fra le orecchie.

Diventare vecchi fra vantaggi, svantaggi e paureIl vantaggio più evidente dell’essere vecchi è avere maggior tempo a disposizione: anche a chi ancora lavora, non è richiesto lo stesso impegno a tempo pieno. Il tempo a disposizione, poco o tanto che sia, può essere utilizzato proprio per “aggiornarsi”, ”per tenersi  al passo con i tempi”, per non diventare quei vecchi noiosi e pesanti, che parlano solo di cacca, dolori e malattie. E non mi si dica che solo chi ha soldi può aggiornarsi. I vari circoli per anziani a che servono se non a creare le condizioni per  utilizzare al meglio il tempo libero? Oltre al ballo e al gioco delle carte un corso di aggiornamento tecnologico avrebbe una funzione stimolante e antidepressiva.


Un altro vantaggio della vecchiaia è una maggior lucidità di giudizio, la capacità di modulare il coinvolgimento emotivo adeguandone  l’intensità alle diverse situazioni. Per esempio, se da giovane ti arrabbiavi con un amico perché ti aveva offeso,  adesso che sei vecchio, sei capace, forse, di capirlo e non lo colpevolizzi. Dico “forse”, perché  la capacità di comprendere non è solo legata alla saggezza della vecchiaia, ma anche e soprattutto al  carattere della persona, che non cambia con l’avanzare degli anni, ma accentua le caratteristiche giovanili.

Se eri una brava persona da giovane, lo sei anche da anziano, se eri egoista e egocentrico lo sarai ancora di più da vecchio, perché vivi la vecchiaia come un insulto personale e ti isoli corrucciato e incarognito con gli altri che ti lasciano solo. 

Ecco la solitudine è la grande paura del vecchio. Effettivamente la vita frenetica di oggi, soprattutto nelle città, accentua il senso di solitudine della persona anziana.  Abbandono e solitudine però non sono tipici delle vecchiaia. Sono sentimenti che ci accompagnano tutta la vita: basta pensare ai primi distacchi dei figli quando incominciano ad andare all’asilo, poi a scuola, poi al lavoro, poi si sposano... Sindrome del cosiddetto “nido vuoto”; la morte del compagno/a. Come abbiamo reagito a queste situazioni?  Abbiamo riflettuto? Insomma ci siamo preparati a diventare vecchi?

No, nessuno o quasi si prepara all’ultima fase della vita, perché noi viviamo senza pensare: il  pensare sembra essere il nostro grande nemico. Se ci succede qualcosa di sgradevole l’amico ci dice “non ci pensare”! “divertiti” “ la vita continua” “distraiti”, mai qualcuno che ti dica “pensa a cosa ti sta succedendo“ “vivi il tuo dolore“ “rifletti”.

Sembra essere fondamentale scappare dal dolore, fuggire dalla solitudine, evitare di pensare.
E così diventiamo vecchi avendo imparato soltanto a cercare di scappare dalle situazioni spiacevoli, ma dalla vecchiaia non si può fuggire, la vecchiaia è lì con tutte le paure, che non abbiamo mai imparato ad affrontare, e tra queste la solitudine e l’abbandono.

Adesso dunque siamo costretti a pensare. Evviva! Ecco un altro vantaggio della vecchiaia, il tempo per pensare, “anche se questa vecchiaia senso non ne ha” per parafrasare la famosa canzone di Vasco Rossi.

Già che senso ha diventare vecchi? Sarebbe meglio morire nel fiore degli anni senza subire il decadimento fisico, a volte anche mentale? Scuole diverse di pensiero si contrappongono. Io sono curiosa e non mi voglio far mancare niente e quindi mi interessa vivere anche l’esperienza della vecchiaia, intanto la morte arriverà comunque e come dice Pavese “avrà i tuoi occhi”.

Oltre alla solitudine e all’abbandono l’immagine della Signora con la falce terrorizza i nostri sonni. Anche alla Morte infatti noi non pensiamo quasi mai, eppure è sempre al nostro fianco anche quando siamo giovanissimi, ma da vecchi è più difficile tenerla lontana, perché ogni giorno, ora che passa, ce la avvicina. E’ inutile fare scongiuri, toccare ferro, tenere in tasca un cornetto rosso, quella Signora con la FALCE è lì e noi non possiamo scappare. Facciamocene una ragione, pensiamoci e nello stesso tempo godiamoci le cose buone del presente che ci offre questa vita, anche se questa Vita e questa Morte “un senso non ce l’ha”.