Il mondo dei videogiochi: la ricerca della nuova identità virtuale

Pubblicato il 14 dicembre, 2017  / Genitori e figli
Il mondo dei videogiochi: la ricerca della nuova identità virtuale

Sembra che al giorno d’oggi, molti genitori, siano preoccupati nell’osservare che i propri figli, fin dalla più tenera età, trascorrano diverse ore impegnati nei videogiochi.

Da quando la diffusione rapida e a macchia d’olio dei videogiochi ha iniziato ad interessare la maggior parte dei bambini, è sorto spontaneo per i genitori chiedersi quanto sia salutare ed educativo che i bambini passino così tanto tempo in questa attività. Prima di cercare di rispondere al quesito, è necessario, però, comprendere cosa siano i videogiochi e cosa rappresentino per la società.

I videogiochi nascono nel 1958 grazie a William Higinbotham, che quasi per caso inventa un rudimentale passatempo ispirato allo sport del tennis, allo scopo di intrattenere gli ospiti del laboratorio di ricerca nucleare statunitense per cui lavora. Da quel momento il videogioco diventa oggetto di continuo cambiamento, miglioramento, perfezionamento, poiché destinato a divenire la maggior attrazione dei bambini italiani. Nel 2017, dopo neanche sessant’anni dal primo abbozzo di gioco virtuale, i videogiochi permettono la fatturazione di circa un miliardo di euro annui solo in Italia. La chiave del loro successo sta nell’immediatezza con cui vediamo gli effetti delle azioni che scegliamo di compiere.

La loro diffusione è inarrestabile e si sta cominciando a paragonarli a dei veri e propri sport. Potremmo in futuro vederli annoverati fra gli sport olimpici, per esempio. Attualmente si è, infatti, creato un vero e proprio pubblico, il quale assiste alle partite di famosi gamer esattamente come molti vanno allo stadio o seguono un incontro sportivo.

Il gioco è di per sé un’attività carica di significati e racconta molto dei vissuti e delle emozioni dei ragazzi. Per i genitori, ma anche per i clinici, è importante affacciarsi sinceramente al loro mondo, per comprendere a cosa giocano gli adolescenti, per quanto tempo e con che modalità.

Un caso estremo è rappresentato dagli “hikikomori”, ovvero dei veri e propri adolescenti eremiti, che trascorrono lunghi periodi di tempo, alle volte anche anni, nella loro stanza, interagendo col mondo esterno attraverso uno schermo. Questi ragazzi faticano a farci accedere al loro mondo intrapsichico e spesso non hanno esperienze di vita reale.

Il loro mondo si svolge completamente nella dimensione virtuale: attraverso avatar, luoghi e giochi ci dicono chi sono, come si percepiscono e come vorrebbero essere. In questo frangente, il videogioco fa da protezione a questi adolescenti impauriti e preoccupati, tuttavia impedisce loro di affrontare situazioni di crescita e apprendimento. Il videogioco, infatti, permette loro di evitare lo scontro con una realtà potenzialmente frustrante o deludente. La loro identità rimane in un mondo fantastico, in cui il fallimento può essere cancellato resuscitando o ricominciando la partita da capo.

Tuttavia, il videogioco ha questa straordinaria potenzialità di rappresentare una pausa dallo stress quotidiano, per adulti, ragazzi e bambini. E’ evidente che il limite, fra il beneficio e il danno, si trova in come i ragazzi giocano. La chiave sta nel conoscere i videogiochi e come i ragazzi si interfacciano con essi.

Per la prima volta, ci troviamo in un periodo storico in cui i genitori sono stati gamer a loro volta e possono dunque “parlare la stessa lingua” dei loro figli. Una mamma, infatti, mi riporta: “in casa, mio marito è il primo consulente di videogiochi di mio figlio”. La chiave è dunque giocare fin da piccoli con i nostri figli, anche ai videogiochi. In questo modo potremo aiutarli, supportarli e consigliarli in un modo sano e corretto.