Come trattare un adolescente: nello studio e a casa bisogna collaborare al massimo

Adolescenza e dintorni

Pubblicato il 8 novembre, 2017  / Genitori e figli
Come trattare un adolescente: nello studio e a casa bisogna collaborare al massimo

Spesso un disturbo dell’apprendimento nasconde esclusivamente un disagio emotivo. È il caso che mi è capitato recentemente, un adolescente con molte difficoltà a scuola accompagnato dall’ansia e dall’insicurezza dei genitori.

Il ruolo dei docenti risulta marginale anche se in questo caso totalmente aderente alla realtà. Indicano la via della serenità, lasciarlo in pace e fargli fare il suo percorso normale.

La prima volta che vedo Marco capisco subito che non c’è un bisogno reale di dotarlo di strumenti per lo studio, al contrario il ragazzo ha solo bisogno di parlare, di confrontarsi con una figura adulta che non siano i genitori o altre figure che vive quotidianamente.

La questione è legata prevalentemente alla curiosità del ragazzo che, sì è vero, si distrae facilmente ma perché incuriosito dai mille stimoli che il contesto gli dona. Le personalità più brillanti, è sempre stato così da Einstein in poi, fuggono da prototipi di percorsi d’apprendimento canonico e si rifugiano in un iperuranio composto di intuizioni, curiosità, ipotesi ed esperimenti per conoscere la realtà.

In più ci troviamo nel periodo maggiormente ormonale di ogni individuo. Croce e delizia di ogni genitorie, è l’adolescenza che provoca bruschi fraintendimenti e attriti difficili da gestire.

Parto con le prime schede di formazione. Metodi di studio, memoria, mappe concettuali… poi mi fermo e dico “tu hai bisogno di parlare… di queste cose non te ne frega nulla, vero?!”.

Lì il cambio di volta. Non potevo essere l’ennesimo “professore” ma dovevo ricoprire un altro ruolo. Quello del confessore, quello dell’amico più grande, che piace a mamma e papà ma con il quale si può essere più diretti.

Così è stato, nel giro di mezz’ora ci siamo messi a parlare della vita, dell’occupazione a scuola, dei giri con gli amici, degli aerei, dei treni e di molto altro ancora.

Il ragazzo è sveglio ma si comporta come uno stupido. Mi chiedo perché, gli chiedo perché! Sorride, senza rispondere direttamente e capisco che la questione è su altri piani.

L’equilibrio della famiglia è la chiave di tutto. Una storia che si ripete, purtroppo, costringendo un figlio a chiedere amore nell’unico modo che conosce. Chiedendo aiuto.

Da quella situazione è difficile uscirne.

Farcela da solo vorrebbe dire non essere più amato.

Spesso capita, che per aiutare un figlio, un genitore debba fare i conti con se stesso.

Così accade, che per aiutare realmente un adolescente, si debba intervenire sul genitore, facendogli capire che il “troppo amore” è una soluzione ad una propria mancanza e non la risposta migliore ad una esigenza del figlio.

La strada sembra diventare in salita, in realtà presto inizierà una discesa piacevole, da percorrere a piedi o in bicicletta. Ci vuole fiducia, coraggio e ricordarsi di quant’era emozionante sentire la vita per la prima volta attraverso tutti i sensi.