L'arte dei mandala: i mandala come simboli universali

Pubblicato il 25 ottobre, 2017  / Crescita Personale
L'arte dei mandala: i mandala come simboli universali
L'arte dei mandala

Il mandala è probabilmente il disegno simbolico più universale di cui si trovano esempi in tempi diversi ed in molte culture.

Il più antico mandala conosciuto è la “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud, ben 2,5 milioni di anni fa.

Ogni tradizione raffigura le proprie divinità o il proprio credo: così, per gli induisti troviamo raffigurazioni di Visnù, per i buddisti la ruota della vita o il samsara, “l’oceano dell’esistenza”, non mancano gli esempi nella nostra tradizione con il Cristo raffigurato con i quattro evangelisti o i loro simboli ai quattro punti cardinali.

I Navaho sono un popolo che utilizza i mandala a scopo terapeutico.

Interessante è il rituale che lo sciamano esegue.

Il rituale di guarigione prevede che la pittura del mandala di sabbia venga creata tra l’alba e il tramonto in un solo giorno. Solitamente viene preparata sul pavimento di terra benedetto nell’hogan, la casa tradizionale dei navaho, che presenta otto lati, la cui entrata è sempre orientata a est, come le nostre chiese e i templi pagani europei.

Quando la pittura è terminata, il paziente entra nell’hogan e siede al centro del disegno; alcuni pezzi dell’opera vengono messi sul capo del paziente, specialmente nella zona interessata dal male, perché gli vengano donati forza ed energie terapeutiche, con l’aiuto di erbe, respirazione, preghiere e canti dello sciamano e della famiglia del malato, così la malattia è attirata nella sabbia colorata.

A discrezione dello sciamano, quando egli ritiene che sia trascorso il tempo necessario, l’intera pittura viene distrutta, raccolta e portata verso est e abbandonata nel deserto, dove non può più nuocere a nessuno.

I nativi americani legano i mandala all’arte della medicina, alla spiritualità, all’erboristeria ed alla magia, per il trattamento del corpo, della mente e dello spirito.

I Navaho utilizzano elementi naturali, perché è proprio con la natura che va ristabilito l’equilibrio che la malattia aveva tolto.

Jung scrive: “Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è veramente il Mandala… Il Sè, la personalità nella sua interezza… che è armoniosa se tutto va bene…”.

Citiamo Jung perché si è occupato di mandala e induismo. A quest’argomento ha dedicato diversi saggi, dopo averli studiati per oltre venti anni, raccogliendo nella sua pratica analitica, una serie di 400 sogni, che considera sogni di mandala.

Jung ha constatato come i mandala più “ordinati” siano quelli che i suoi pazienti realizzano più avanti nel percorso analitico. Mentre all’inizio dell’analisi è più frequente che il paziente realizzi ciò che Jung definisce: un “mandala turbato”, molto confuso, buio, poco definito, col passare del tempo, all’interno del percorso analitico, i mandala diventano più chiari, definiti, complessivamente luminosi e belli. Questo perché secondo Jung collegandoci ai modelli universali, spostiamo la nostra attenzione, dal caos, dal malessere, verso l’ordine, all’equilibrio.

Forse non tutti sanno che Jung da giovane aveva scoperto di essere la reincarnazione di Goethe. Aveva spesso delle premonizioni, anche sotto forma di sogno (che lui chiama prospettici); nel 1913 sognò la rovina dell’Europa. Durante una visita a Ravenna, Jung ed una sua amica nel battistero Neoniano, videro un mosaico, raffigurante Cristo che salva san Pietro dalle acque del lago di Tiberiade, che però in realtà non esisteva, se non nelle intenzioni originali dei costruttori.

Jung ebbe anche un’esperienza di pre-morte a seguito di un malore. Mentre era in coma riferì di aver visto la Terra dallo spazio. Quando si informò dell’altezza a cui sarebbe dovuto essere per avere quella vista così ampia, gli risposero che era necessario stare a circa 1500 chilometri dalla crosta terrestre.

Quando morì, la figlia racconta che dopo un quarto d’ora dal decesso un fulmine a ciel sereno squarciò in tutta la sua lunghezza il pioppo vicino la loro casa.

Perché dovremmo occuparci di questa tematica?

I ricercatori hanno osservato ben 8 benefici nel colorare i mandala. Infatti anche solo colorare i mandala ha un profondo effetto sul cervello e sulla nostra mente:

  • Attiva l’emisfero destro del cervello;
  • Favorisce la sincronizzazione cerebrale;
  • Migliora la creatività e la capacità di risolvere i problemi;
  • Alleggerisce la mente;
  • Porta in uno stato naturale di meditazione;
  • Favorisce l’intuizione e il sorgere di nuove idee e progetti.