Le conseguenze psicologiche della pandemia

Pubblicato il 5 marzo, 2021  / Ansia e Depressione
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È ormai da più di un anno che conviviamo con gli effetti che il COVID-19 ha portato nella vita di tutti noi. I diversi lockdown vissuti hanno influenzato la vita sociale odierna, non più basata sul contatto fisico, ma sul distanziamento. Si è, infatti, notato un sempre maggiore allontanamento e disinteresse dal voler instaurare nuove conoscenze o dal voler continuare la frequentazione di amicizie già consolidate.

Ciò dimostra che la conseguenza psicologica forse più pericolosa del COVID è stata proprio la perdita di desiderio nell'avere una "vita sociale", nel distaccamento dal desiderio di uscire.  Questa pandemia da COVID-19 ha influito negativamente sulla vita di tutti, non solo su chi ha avuto tale malattia, perché, nel caso di chi non si è ammalato, questo si è trovato a dover lottare a livello psicologico, mentre, nel caso di chi si è ammalato, la lotta ha toccato anche il livello fisico.

A tal proposito si è originata una vera e propria sindrome, detta "Long-COVID" o "Post-COVID", la quale vede protagonisti tutti coloro che hanno riscontrato questo virus, le cui conseguenze si protraggono nel tempo. Si nota, ad esempio, il senso di rifiuto a lasciare la propria casa, per paura di esporsi a possibili minacce, anche successivamente alla fine del periodo di isolamento forzato, la cosiddetta "sindrome della capanna".

La paura, l'insonnia, l'ansia, l'alterazione dell'umore, la depressione, il senso di solitudine e lo stress sono solo alcune delle conseguenze che il Covid-19 porta con sé.

Da alcune ricerche scientifiche emergono dati significativi ricollegabili a perdita di concentrazione a scuola, sul posto di lavoro, ma anche perdita di interessi. È una generale perdita di certezze spesso connessa all'uso di sostanze stupefacenti, nicotina,alcolici di cui, prima della pandemia, non si abusava. Tutto ciò può portare all'insorgenza di attacchi di panico, attacchi d'ansia o stress cronico.

Dal punto di vista diagnostico, questa pandemia ha favorito lo svilupparsi di disturbi d'ansia nella maggior parte della popolazione, anche senza essere correlato alla aver contratto o meno il virus. Il DSM-V racchiude tutti i disturbi che condividono ansia e paura eccessive nei disturbi d'ansia. Nello specifico, "la paura è la risposta emotiva a una minaccia imminente", mentre "l'ansia è l'anticipazione di una minaccia futura".Chi soffre di disturbi d'ansia tende a sopravvalutare il pericolo in situazioni di paura o evitamento. Portando con sé una carica fortemente destabilizzante, è necessario intervenire prima che la paura o l'ansia esperite siano eccessive o sproporzionate. Se non si dovesse intervenire in tempo, ovvero prima che queste sensazioni accrescano di intensità, il disturbo persisterebbe e peggiorerebbe con il tempo.     

Il fulcro di questo periodo è basato sull'isolamento, concetto destabilizzante se si tiene conto che è centrale e necessario per tutti il bisogno di contatto fisico e "vicinanza sociale". È risultato quindi difficile convivere con un allontanamento sociale forzato, il quale ha portato le persone a guardarsi con diffidenza e timore perché possibili portatori del virus. Abbiamo dovuto imparare a isolarci dai nostri affetti, non solo dagli estranei, e questo è risultato essere estremamente disfunzionale per i rapporti interpersonali e per la salute mentale.

È quindi essenziale chiedere aiuto e intraprendere un percorso psicologico per evitare che questa emergenza sanitaria lasci danni irreparabili.