L'attacco di Panico: che cos'è e come superarlo

Pubblicato il 23 marzo, 2016  / Ansia e Depressione
L'attacco di Panico: che cos'è e come superarlo

“Ero a casa con i miei due bimbi piccoli, come al solito. Ho cominciato a sentire pian piano dei crampi alla pancia, poi ho cominciato a sudare. Ho subito pensato che qualcosa che avevo mangiato mi avesse fatto male. Poi il cuore ha cominciato a battere forte, così forte ed all’impazzata che mi sembrava potesse schizzare fuori dal petto. Nonostante respirassi profondamente mi mancava l’aria… ho pensato di soffocare, la testa mi girava, stavo per svenire. Dott.ssa ho pensato stessi morendo!! Di nuovo. Stava succedendo di nuovo. Ho preso il telefono con fatica e con le mani tremanti e sudate ho chiamato mio marito, implorandolo di aiutarmi e di fare qualcosa perché stavo di nuovo male. Siamo andati al pronto Soccorso più vicino, dove mi hanno detto che si trattava di un attacco di panico. L’ennesimo”

Racconti come questi giungono allo studio di noi Psicoterapeuti molto spesso.

L’attacco di panico è un’esperienza per il paziente di ansia acuta, in cui uno stato di paura fortissima fa sentire la persona in pericolo ed impotente nel reagire.

Aumentano così le risposte fisiologiche - le palpitazioni, la sudorazione, le vertigini – rafforzando la convinzione che qualcosa di terribile ed ingestibile è sul punto di succedere.

Per diagnosticare un attacco di panico non è comunque sufficiente provare una forte ansia, ma essa deve essere accompagnata da sintomi neurovegetativi evidenti, pensieri di pericolo e sensazioni forti con insorgenza improvvisa ed immediata.

La crisi di solito è breve – da pochi secondi a un’ora circa – ma per la persona che la sperimenta si tratta di un tempo indefinito, lunghissimo ed estenuante, in cui aumenta al crescere dei sintomi la sensazione di impotenza e la mancanza di controllo, fino al pensiero di minaccia per la propria integrità psicofisica.

Il primo attacco di panico è di solito quello più “spaventoso” per il paziente, così tanto da rimanere impresso nella sua mente e creare ogni volta una sorta di “ansia anticipatoria”: la paura che si ripeterà ineluttabilmente, con conseguenze estreme e catastrofiche.

Da quel momento cambia qualcosa nella vita della persona che si trova ad esperire l’attacco di panico, la quale alterna momenti di ipervigilanza estrema e continua apprensione a momenti di depressione e tristezza per la nuova e terribile situazione in cui si trova a convivere.

Possono avvenire in questa fase evitamenti di luoghi e situazioni in cui si teme possa risultare difficile fuggire o ricevere aiuto nel caso di crisi improvvisa di panico. Le condotte di evitamento possono diventare così pervasive che la persona può arrivare letteralmente a chiudersi in casa o uscire solo se accompagnata.

Ma perché insorgono gli attacchi di panico?

La persona che si trova ad esperire l’attacco di panico è come se fosse più sensibile in quel momento ai segnali fisiologici che il proprio corpo gli manda in risposta ad uno stato di paura. Nel momento in cui essa sente che sta iniziando l’attacco di panico, spesso si trova a respirare più velocemente e ciò da luogo ad una condizione che si chiama iperventilazione. In questo stato il cuore batte più forte, si crea a livello cerebrale e respiratorio uno squilibrio tra ossigeno ed anidride carbonica e questo aumenta le risposte neurovegetative del corpo (tachicardia, affanno, sudore freddo, brividi, giramenti di testa…) : la persona così si spaventa ancora di più, inducendo un circolo vizioso.

Invece, come si curano gli attacchi di panico?

La prima cosa da fare è spiegare al paziente cosa gli sta succedendo, assicurandosi che abbia ben compreso il normale decorso e la possibilità di utilizzare tecniche efficaci ed eventualmente i farmaci per controllare i sintomi divenuti per lui profondamente invalidanti.

 Questo permetterà di ridurre l’ansia anticipatoria, perché darà alla persona la sensazione di controllare maggiormente il suo corpo e l’emozione di paura estrema.

Saranno poi utilizzate in seduta alcune tecniche proprie della psicoterapia cognitivo comportamentale – quali esercizi di respirazione, tecniche immaginative o strumenti cognitivi - che permettano di gestire la paura e superare la crisi.

In una seconda fase, infine, è necessario approfondire gli aspetti che hanno portato a sviluppare l’attacco di panico, ripercorrendo alcuni momenti importanti della vita del paziente, scoprendo a quale fase della sua vita o evento significativo possa essere legata.

L’attacco di panico non è infatti altro che un sintomo, un segnale che il nostro corpo ci manda e che ci dice che qualcosa nella nostra vita ci sta soffocando o ci impedisce di raggiungere il nostro equilibrio.

Trovarne le cause aiuta sicuramente ad accompagnare la persona verso un più funzionale benessere ed armonia con se stessa.