Luca domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 15/01/2017

Ancona

Blocco psicologico

Da circa due anni mi trovo di grandi ed evidenti problemi di studio che si è tramutato in un vero e proprio blocco che, personalmente, ritengo psicologico, non trovando nessun'altra risposta... Esco da una scuola di ragioneria che lascia una impronta molto tecnica, non fornendo alcun metodo di studio ma soprattutto non allena le capacità mnemoniche ma molto il ragionamento, l'intuizione e l'apprendimento passo dopo passo. Non sono mai stato molto bravo a scuola, alle medie decisamente non studiavo. Il motivo era pressoché la mancanza totale di voglia e le continue distrazioni. Nonostante tutto sono riuscito ad andare avanti e a giungere all'istituto tecnico a cui mi sono iscritto dove, tolte alcune materie (come storia, matematica), le altre materie ce la facevo con una sufficienza o poco più ma eccellevo in altre quali diritto, economia politica ed economia aziendale: a detta della prima professoressa di economia aziendale dell'ultimo triennio, che mi ha accompagnato fino all'esame, avevo un vero e proprio talento e, per citare le sue parole, "avevo nel sangue la sua materia". Nonostante tutto ho scelto un percorso diverso, quello del diritto: mi sono iscritto a Giurisprudenza perché era anch'esso un ramo che avevo preso in considerazione e di cui ero convintissimo, affascinato dal diritto, dalle sue dinamiche, dal suo carattere coercitivo e incisivo. Ma da qui nascono i primi problemi che cerco di riassumente per quanto possibile.
Vivo in una città in cui non c'è la facoltà di Giurisprudenza: la più vicina, Teramo, dista circa un'ora e 10 di auto/treno. Ho visto questa università però come piccola, leggermente disorganizzata e ho voluto puntare su altro, su una grande università che avesse prestigio, che si mostrasse come organizzata, la cui offerta formativa fosse chiara e trasparente. Con il senno di poi dire di aver peccato di presunzione, ma io volevo investire su me stesso, con la complicità dei miei genitori. Chi non dovrebbe farlo? Credo sia un errore non tentare almeno. Dopo tanti consiglio, ricerche, opinioni scelto Bologna, la grande (in termini di prestigio) università di Bologna. Preciso che mi sono iscritto a Bologna a settembre e che già da luglio ho avuto modo di visitare per la prima volta Bologna, ho trovato la città per niente gradevole, sporca, trasandata, degradata, pericolosa, poco compatibile con i miei gusti e le mie esigenze. Mi sono sempre detto però dovevo viverci per studiare, nulla di più. Con il tempo mi sono convinto che ce la potessi fare
Il caso ha voluto che mi mossi tardi per la casa ed infatti, tolte alcune topaie, non trovai alloggio. Spinto dall'esperienza di due conoscenti, iniziai l'università da non frequentante (primo errore). Mi trovai quindi a dover studiare materie completamente nuove, di cui due estremamente complesse non avendo avuto alcuna esperienza negli studi superiori (filosofia e diritto romano, quest'ultimo con presenza di latino). Arrivo alla conclusione della prima sessione di esami con nessun esame dato, prevedibile forse.
A questo punto mi metto in moto per la ricerca di una casa, la trovo e mi trasferisco. La casa è perfetta, in centro, ad un costo contenuto, non potevo desiderare di meglio. Mi imbatto però in un coinquilino che è l'opposto di me, che mi rende la vita invivibile. Frequento le lezioni, tento di studiare tra le mille difficoltà che la prima esperienza fuori sede mi da ma c'è qualcosa che non va: tutto quello che leggo, non lo comprendo (come anche nel primo periodo a casa), le lezioni non mi fruttano perché torno a casa con il nulla, faccio fatica a memorizzare, dimenticandomi tutto quello che studiavo, faticavo a mantenere la concentrazione. Difficoltà che pian piano mi hanno demoralizzato e demotivato sempre di più fino ad arrivare ad un punto in cui avevo episodi di giorni in cui non tentavo di studiare per niente. Ed io non ero il tipo che amava divertirsi: non uscivo mai la sera, non bevevo, non andavo per locali, il massimo del divertimento era la TV, la pizza in solitudine, una serie TV, ecc.
Bene, arrivo alla fine delle lezioni che riparto il giorno stesso, non ne potevo più perché la vita lì per me era sacrificata: torno giù per tutta l'estate partendo a luglio per dare il mio primo esame del primo semestre con un bel voto (27) nonostante qualche difficoltà a ricordarmi le cose studiare (ed era l'esame che avevo studiare di più). Arrivo a settembre che riparto con il dubbio se iniziare il secondo anno cercando di recuperare con il tempo gli esami del primo oppure rifrequentare direttamente il primo. Faccio due lezioni del secondo anno per poi decidere il contrario. Non faccio in tempo ad iniziare le lezioni del primo che tra attacchi di panico, di ansia e atroci sofferenze interne decido, parlandone con mia mamma, di tornare a casa. Metto l'annuncio, mi accordo con il nuovo subentrante e quella settimana la dedico allo scarico totale della tensione e soprattutto alla meditazione, cercando di capire cosa mi stava succedendo e cosa fosse bene per me. Riparto e torno a casa. Mio padre timoroso che abbandoni l'università in cui lui crede tantissimo, sono arrivato ad oggi, 9 gennaio, a non aver aperto nemmeno una volta il libro. Mi riprometto spesso di tentare di nuovo ma è più forte di me, non riesco. Ho paura, ho il timore. Sono confuso e non so che cosa fare. L'idea di reiscrivermi a settembre dopo aver cercato di risolvere i problemi anche grazie ad un professionista mi spaventa tremendamente perché sarei DUE anni indietro con tutti gli amici che vanno bene (di cui una, la mia migliore amica che mi ha supportato in tutte queste esperienze, eccelle). Il lavoro? Mi sento troncato, di aver fallito nelle mie intenzioni, di non valere niente. Ho periodi alternativi di positività ed estrema negatività. Ho avuto episodi di panico (difficoltà respiratorio, tremolio pani, battito accellerato) che si risolvevano spontaneamente nel momento in cui mi calmavo.
Ho iniziato un percorso con un nutrizionista per guarire dall'obesità. Condizione che è sorta dopo anni di pallanuoto agonistico e che adesso sta regredendo molto velocemente (il mio metabolismo ingrassa e dimagrisce velocemente). Secondo l'otorino, l'obesità ha contribuito al 90% ad una condizione patologica del naso che, portandomi a respirare male con episodi di apnee notturne, ha creato problemi a livello neurologico e in particolare nella concentrazione e nella memoria e conta di ripristinare le funzionalità al termine del percorso di dimagrimento. Giovedì inizierò anche un percorso psicoterapeutico con uno psicologo.
Il problema psicologico credo sia fondamentale quanto quello fisiologico/patologico e vorrei avere anche una vostra opinione a riguardo perché in questo modo non riesco più ad andare avanti. Mi manca la serenità che avevo quando andavo a scuola, periodo che rimpiango moltissimo, il periodo più bello della mia vita. Periodo in cui ero sereno, felice, tranquillo, contento di andare a scuola, speranzoso per il futuro e voglioso di investire in me stesso. Tutto questo è finito, tremendamente, con queste esperienze. Aiutatemi...
Vi ringrazio per la vostra gentile attenzione.
Saluti,
L.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Claudia Frandi Inserita il 16/01/2017 - 14:13

Salve,
Quante cose,quanta vita Luca in questa lettera. Quanti percoresi e quante energie. Mi sento di dirti che un supporto ed ancora di più una psicoterapia è un buon inizio per far iluce punto,capirti di più e capire cosa vuoi e come raggiungerlo. A questo punto sarà il tuo Psicoterapeuta (su questo ti correggo ma sono sicura che scrivendo psicologo tu volessi dire psicoterapeuta che può essere anche psicologo ma deve avere la abilitazione! ) .tieni duro inizia questo percorso e capisci se è il rapporto terapeutico giusto e vedrai piano piano avrai le tue rivincite. Chiedi a lui/lei ,anche se sono sicura lo farà, di spiegarti cosa ti devi aspettare dalla terapia.un saluto