Marco  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 14/02/2020

Napoli

Cambio terapeuta e approccio

Buonasera, vorrei un consiglio sulla mia situazione. Ho scelto di fare psicoterapia perché sono inceppato in una nevrosi abbastanza pesante. Avevo iniziato un percorso anni fa da uno psicoterapeuta per un motivo e poi lasciato perché ho intrapreso un percorso spirituale che purtroppo non è andato "a buon fine" perché sono stato poco seguito dagli addetti. Sono dunque ritornato dallo stesso psicoterapeuta di anni fa perché tratta anche di psicologia della religione e ha un approccio analitico esistenziale. Mi è stato riferito di scegliere o lui o un'altra guida spirituale. Ho scelto entrambi. Nel corso del tempo, ho capito che mi dicono le stesse cose. Ma la situazione è peggiorata perché ho sentito il bisogno di uscire un pò da ogni forma di terapia umanistica, spirituale ecc ed ho avvertito il bisogno di una terapia "più operativa, più tecnica". Il fatto è che l'obiettivo è sempre quello: benessere psicofisico. Lo so che è un conflitto tra es e super io. Intanto però i miei bisogni sono sempre lì: "ritornare al mondo", essere più sicuro di me, più coraggioso, e affrontare le mie paure, amando di più me stesso. Il rapporto con questo terapeuta è abbastanza buono, anche se ci sono stati problemi da parte mia nel ritornarci, poiché la logica e la ragione mi dicevano di restare dalla guida spirituale, dato le forti similitudini. Il tema tra psicologia e religione è complesso, non voglio ovviamente discuterne qui. Come ho detto in precedenza, sento l'esigenza di risolvere questi blocchi e paure (fobie, ansia sociale) e credo che una terapia cognitivo comportamentale sia più veloce per me. Proprio per questi motivi non sono più andato nè da quel terapeuta nè dalla guida spirituale (dunque da Dio) perché sentivo un'opposizione dentro di me. Ora mi ritrovo morto in tutti i sensi e non vorrei continuare il cammino spirituale. Il problema è che non so se convenga davvero cambiare di nuovo terapeuta, mi secca raccontare le mie vicende da capo, sebbene sento la necessità. ! Il fatto è che già sono consapevole dei miei disagi intrapsichici , sara' che non mi fido più di me. Che mi consigliate? Grazie mille, saluti.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Fabio Rapisarda Inserita il 14/02/2020 - 18:39

Palermo
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Salve, innanzitutto mi sembra corretto fare una piccola distinzione. La terapia cognitivo-comportamentale si concentra principalmente sulla risoluzione dei sintomi. A volte ciò è sufficiente, altre volte invece anche se non ricompaiono più gli stessi sintomi, possono ricomparirne altri se non si è lavorato a fondo sulle cause e quindi su alcune caratteristiche della sua personalità. Per tale motivo, anche se più lunga e faticosa, da questo punto di vista, una terapia psicodinamicamente orientata porta frutti migliori.
Durante un percorso psicoterapeutico, può succedere di trovarsi in una fase di stallo, di blocco, che in quel momento o in un dato periodo non si riesce a risolvere. Penso che sia importante che lei ritenga di avere una buona relazione con il suo terapeuta. Per tale motivo, consiglio di parlare apertamente con lui di questa situazione ed analizzare insieme se è il caso che lei cambi terapeuta, visto il perdurare della fase di blocco che lei ha descritto. Se ha già invece interrotto la terapia e non vuole più ritornarci, potrebbe essere utile provare a riniziarne un'altra con uno psicoterapeuta psicodinamicamente orientato esperto della sintomatologia che lei accusa. Nella situazione da lei descritta, potrebbe essere utile affrontare preliminarmente i sintomi (fobie ed ansia sociale) da un punto di vista cognitivo e passare poi successivamente ad un approccio psicodinamico.